Si apre oggi formalmente al complesso presidenziale di Bestepe il vertice della NATO presieduto dal segretario generale Mark Rutte. Sebbene l’attenzione mediatica sia spesso catturata dalle tensioni geopolitiche e dagli aspri scambi social – come il recente botta e risposta tra il presidente USA Donald Trump e la premier Giorgia Meloni – per i professionisti e le imprese italiane gli esiti di questo summit avranno un impatto economico diretto e tangibile.
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Spesa militare in aumento e rischio di tagli a incentivi e welfare
Uno dei temi caldi per le imprese e i contribuenti è il cosiddetto burden shifting, ovvero il progressivo trasferimento dei costi di difesa dagli Stati Uniti ai Paesi alleati europei. All’interno della NATO, infatti, si fa strada la richiesta di incrementare gli investimenti nel settore militare fino a raggiungere l’obiettivo del 5% del PIL entro il 2035.
Al vertice di Ankara, la posizione dell’Italia vede una spesa attuale stimata al 2,8% del PIL, all’interno della quale una quota pari a circa 15 miliardi di euro (corrispondente allo 0,71% del PIL) è legata alle attività di sicurezza interna. L’ipotesi di quasi raddoppiare questa percentuale nel corso dei prossimi dieci anni apre una complessa discussione sulla sostenibilità di questo percorso.
Per il tessuto economico e in particolare per le piccole e medie imprese, questa tendenza verso un aumento della spesa militare potrebbe comportare una notevole pressione sui bilanci pubblici. Il rischio principale è che la necessità di finanziare il comparto della difesa possa ridurre la disponibilità di risorse pubbliche destinate a incentivi fiscali, misure di welfare o investimenti in ambito civile.
Le opportunità di business per la filiera industriale e tecnologica
Non si parla però solo di tagli o spese. Il vertice si è aperto con il forum dell’Industria della Difesa, dove Mark Rutte ha annunciato la sigla di contratti commerciali per decine di miliardi di dollari. La stessa NATO ha ridefinito il concetto di sicurezza, includendo stabilmente settori ad altissimo valore aggiunto tecnologico.
Le risorse stanziate si concentreranno su ambiti in cui la filiera delle imprese italiane di eccellenza (subfornitura, tech, aerospazio) può giocare un ruolo di primo piano, quali:
- cybersicurezza e protezione delle reti strategicamente rilevanti;
- resilienza delle infrastrutture critiche e mobilità militare;
- nuove tecnologie, droni e sistemi anti-drone;
- sviluppo di materiali critici per la difesa e rafforzamento delle catene di approvvigionamento.
La spinta verso una maggiore produzione industriale europea aprirà nuovi spazi di mercato per i distretti tecnologici del nostro Paese.
Aiuti all’Ucraina: la linea di Roma
Un altro elemento che tocca da vicino la gestione della crisi energetica è la natura del contributo italiano alla dichiarazione finale del vertice (che prevede un sostegno militare a Kiev da 70 miliardi complessivi per il 2026 e il 2027).
Le fonti ufficiali italiane hanno confermato che l’apporto di Roma non si tradurrà nell’invio di nuovi pacchetti di armi, bensì si concentrerà in via prioritaria sull’assistenza in campo energetico. “Far funzionare ospedali e scuole è importante quanto garantire la difesa“, spiegano i delegati italiani. Una scelta che punta a mitigare le fragilità strutturali sistemiche evitando ulteriori escalation nell’approvvigionamento interno di materiali strategici.
Il Fianco Sud e la tutela delle rotte energetiche commerciali
Infine, una vittoria diplomatica che l’Italia è riuscita a portarsi a casa, alla vigilia del summit, riguarda l’inserimento nelle conclusioni del vertice di un riferimento esplicito al Fianco Sud. I rappresentanti italiani sono riusciti a convincere gli altri Paesi firmatari a inserire una specifica dichiarazione scritta nei documenti finali del summit.
Con questo riconoscimento, tutti gli Stati membri ammettono che la sicurezza, la stabilità e il controllo del Mediterraneo e dell’Africa sono importanti tanto quanto quelli di altre aree (come l’Europa dell’Est). Di conseguenza, l’Alleanza dovrà dedicare a questa zona risorse, attenzione e piani di difesa specifici, a diretto vantaggio dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, come l’Italia.
Garantire la stabilità del Mediterraneo significa proteggere in modo diretto le grandi vie marittime dove viaggiano le merci e, soprattutto, le infrastrutture energetiche (come i gasdotti) fondamentali per il funzionamento delle industrie e delle attività nazionali.
Inoltre, l’Italia ha ottenuto una guida di altissimo livello all’interno della NATO, con il passaggio del comando del joint force command (JFC) di Napoli a un alto ufficiale italiano. Il JFC di Napoli è una delle basi operative più importanti della NATO. Dalla sua nascita, il ruolo di comandante è sempre stato affidato a un ammiraglio della marina degli Stati Uniti, ma con questo cambio di rotta l’Italia avrà la responsabilità di monitorare l’area meridionale e di contrastare le minacce non convenzionali o ibride.
Questa centralità si integra con le linee guida del Piano Mattei per l’Africa, avviato nel 2024. L’obiettivo è consolidare il ruolo dell’Italia come partner chiave per la stabilizzazione politica ed economica dell’area nordafricana, con un’attenzione particolare alla situazione in Libia e al contrasto dei traffici illegali.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it