Per la prima volta in Italia le aziende vengono premiate anche per il modo in cui utilizzano i social media: è nata infatti la certificazione Top in Social Media Management, realizzata da Eikon Strategic Consulting Italia.
Questa certificazione misura in modo oggettivo le performance social delle aziende, confrontandole con i competitor del proprio settore. Al di là del riconoscimento, il dato interessante per chi gestisce un’attività riguarda la relazione tra presenza social e risultati di business. I numeri presentati a Roma confermano che non basta esserci sui social, ma è fondamentale capire come ci si presenta e come utilizzare questi strumenti per aumentare il profitto, la visibilità e la fiducia dei clienti.
Indice
Top in Social Media Management: come funziona la certificazione
La nuova certificazione sviluppata da Eikon Strategic Consulting Italia Società Benefit, academic company specializzata in ricerca applicata, introduce un indice che permette di confrontare aziende strutturalmente diverse tra loro, misurando la loro capacità di utilizzare i social network e l’impatto di questo utilizzo sui risultati d’esercizio.
Per effettuare questa valutazione vendono considerati numerosi fattori come la frequenza di pubblicazione, la crescita dei follower, l’engagement, l’equilibrio tra contenuti organici e sponsorizzati, l’apertura della community e il sentiment delle conversazioni.
Per ottenere la certificazione, un brand deve superare due filtri d’ingresso:
- avere una presenza social reale e continuativa;
- essere disposto al dialogo, cioè non bloccare o disattivare i commenti sotto i propri post.
Tutto questo per dimostrare quanto i social pesano sui risultati aziendali: creare un contenuto online può determinare il successo di un prodotto oppure ledere la reputazione aziendale.
Top in Social Media Management: le aziende premiate
Tra i brand premiati a Roma per aver ottenuto la certificazione su più piattaforme ci sono:
- Edison, certificata su Facebook, Instagram e LinkedIn per aver puntato su un progetto di storytelling interno che mette al centro le persone dell’azienda per rendere accessibile la complessità del settore energetico;
- Eni, certificata su Instagram e LinkedIn, utilizza i social principalmente come canale informativo, investendo molto sull’advocacy dei propri dipendenti per generare dialogo autentico;
- Gruppo Hera, certificato su Instagram, ha costruito la propria presenza social sull’ascolto continuo legato ai temi di utilità quotidiana (acqua, energia, ambiente);
- Gruppo Iren, certificato su Facebook, Instagram e LinkedIn, lavora soprattutto in organico e ha registrato una crescita del 70% su Instagram nel solo 2025;
- IBSA Italia, certificata su Facebook e LinkedIn, integra attività organiche e paid per costruire una narrazione continuativa nel settore farmaceutico;
- Tim, certificata su Facebook, Instagram e LinkedIn, ha sviluppato un laboratorio interno che unisce social listening e analisi dei dati per comprendere i comportamenti reali del pubblico;
- Zurich Italia, certificata su Facebook e Instagram, e Zurich Bank su LinkedIn, puntano su un piano media mirato che valorizza l’attività editoriale senza scivolare nel promozionale.
Il report multisettoriale dell’osservatorio, basato sul monitoraggio di 151 brand su Facebook in sette comparti (assicurativo, automotive, cosmetico, energetico, farmaceutico, GDO e telco), offre alcuni dati utili per capire dove sta andando la comunicazione social delle aziende italiane.
Il settore energetico guida la classifica del “tasso di eccellenza”, con 7 aziende su 10 che raggiungono gli standard di certificazione. A seguire ci sono il settore farmaceutico e assicurativo, entrambi al 67%.
I settori di cosmetica e GDO pubblicano in media 4,5 post a settimana, telco e automotive 3,5 post, energia e assicurazioni 2,5, mentre il farmaceutico si ferma a 1,7. Si tratta di strategie editoriali diverse legate all’intensità competitiva di ciascun mercato.
Anche sul fronte della crescita delle community emergono segnali interessanti: il settore energetico registra l’incremento più alto (+5% nell’ultimo anno), seguito dal settore assicurativo (+3%). Le telco restano invece stabili, segno di community già consolidate che hanno superato la fase di acquisizione.
Un altro dato che vale la pena considerare riguarda l’equilibrio tra contenuti organici e sponsorizzati: l’automotive investe di più in sponsorizzazioni (53% dei post), mentre il farmaceutico resta quasi del tutto organico (18%). Per gli esperti di Eikon, il modello che funziona meglio nel medio periodo è quello in cui gli investimenti pubblicitari amplificano una linea editoriale solida senza sostituirla.
Cosa può imparare una PMI da questi numeri
Le grandi aziende premiate operano con budget e team che una piccola impresa o un libero professionista non hanno. Ma le logiche di fondo che l’osservatorio mette in evidenza valgono a prescindere dalle dimensioni.
La frequenza di pubblicazione conta meno della costanza nel tempo: vale di più un post a settimana scritto per valorizzare il brand e fidelizzare i clienti, piuttosto che un post al giorno non curato nella qualità e nella forma.
Il rapporto tra contenuti organici e sponsorizzati va calibrato senza sacrificare la credibilità del canale e soprattutto bloccare i commenti o non rispondere alla community è una scelta che pesa sulla reputazione aziendale.
Chi ha una partita IVA e gestisce in autonomia i propri canali social va deve considerare questa attività come un asset aziendale verificabile e scalabile piuttosto che un’attività accessoria da affidare all’improvvisazione.












Laura Pellegrini
Giornalista e content editor