Dazi sui pacchi extra UE, da luglio la doppia tassa: quanto pagherà in più chi vende e chi acquista online

Quanto costerà davvero importare merci sotto i 150 euro? L'allarme di Confcommercio e Confetra: "la tassa sposta i traffici all'estero".

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A partire dal 1° luglio 2026, i pacchi acquistati da Paesi fuori dall’Unione europea (come Cina o Stati Uniti) saranno soggetti al pagamento dei nuovi dazi doganali. Quindi, la tassa sui pacchi extra UE si applicherà anche a ogni merce in ingresso nel territorio italiano, indipendentemente dal valore del contenuto, poiché entra a far parte della base su cui si calcola l’IVA doganale. Questo, ovviamente, comporterà un incremento generale del costo della spedizione, sia per chi vende che per chi acquista online.

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Come funziona la tassa sui pacchi

La nuova normativa prevede una gestione distinta a seconda che il destinatario sia un consumatore privato o un’azienda. Nel dettaglio, per le vendite online destinate a privati con un valore non superiore a 150 euro (escluse spese di spedizione e assicurazione), si applicherà una modalità semplificata: un dazio fisso di 3 euro per ogni singolo articolo contenuto nella dichiarazione di importazione, tranne nei casi in cui sia applicabile un’origine preferenziale.

Per i flussi commerciali tra imprese, invece, non si applica la tariffa fissa. Il dazio continuerà a essere calcolato in modo analitico, applicando l’aliquota specifica prevista dalla voce doganale della merce, mantenendo valide le consuete riduzioni o esenzioni per origine preferenziale.

Voce di costoCanale privati (B2C – dazio fisso)Canale aziende (B2B – dazio analitico)
Valore merce + trasporto120,00 €120,00 €
Calcolo dazio3 articoli × 3,00 € = 9,00 €Calcolo analitico sulle singole voci = 10,23 €
Calcolo IVA (22%)22% su 129,00 € (merce + dazio) = 28,38 €22% su 130,23 € (merce + dazio) = 28,65 €
Totale oneri doganali37,38 €38,88 €
Spese amministrative corriere19,52 €19,52 €
Totale complessivo56,90 €58,40 €

Questo sistema transitorio rimarrà attivo fino al 1° luglio 2028.

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Cosa cambia dal 1° luglio 2026 con i dazi sui pacchi extra UE

Fino al 30 giugno 2026, le spedizioni provenienti da Paesi extra-UE con un valore inferiore a 150 euro saranno esenti dai dazi doganali e su queste si calcolerà soltanto il pagamento dell’IVA. A partire dal 1° luglio 2026 questa esenzione scompare definitivamente e i dazi pagati entreranno a far parte della base imponibile per il calcolo dell’IVA, generando un piccolo aumento a catena sul costo complessivo della spedizione.

La misura nasce per regolamentare un mercato in forte crescita: secondo i dati doganali europei, il volume dei piccoli pacchi diretti in UE è raddoppiato ogni anno dal 2022, raggiungendo 4,6 miliardi di colli nel 2024, con il 91% delle spedizioni provenienti dalla Cina. Per questo motivo, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha pianificato un aumento dei controlli sulle dichiarazioni, comprese quelle di modico valore.

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Perché in Italia si rischia il doppio prelievo

In Italia, oltre al dazio europeo, la legge di bilancio 2026 ha previsto una mini tassa nazionale da 2 euro per le piccole spedizioni, il cui avvio è stato posticipato al 1° luglio dal decreto fiscale di maggio (Dl 38/2026). Per questo motivo, secondo le associazioni di categoria, se la tassa italiana dovesse essere confermata senza alcun rinvio, sui piccoli pacchi graverebbe un costo fisso di 5 euro (3 euro europei e 2 euro italiani).

Inoltre, poiché entro il 1° novembre è prevista l’introduzione di una nuova tassa di gestione UE sulle vendite a distanza, Confetra (confederazione generale italiana dei Trasporti e della Logistica) ha evidenziato che la tassa interna potrebbe causare la perdita del 50% del traffico merci nazionale. I grandi corrieri potrebbero spostare i voli verso altri hub europei privi di tasse locali, trasportando poi la merce in Italia via terra e azzerando così il gettito fiscale interno.

Al contrario, dalle stime di Confetra, senza la tassa nazionale lo Stato recupererebbe i volumi di traffico ottenendo comunque 38 milioni di euro dai soli dazi europei, rispetto ai 70 milioni complessivi dello scenario con doppia tassa, tutelando però l’attività degli scali aeroportuali italiani.

Anche Riccardo Garosci, presidente di Aice-Confcommercio (associazione italiana Commercio estero), ha sottolineato l’importanza di congelare il provvedimento interno, dichiarando che il dazio europeo di 3 euro è una misura utile per tutelare le aziende italiane dalla concorrenza sleale, soprattutto nei settori dell’abbigliamento e della casa, ma che l’aggiunta del contributo nazionale di 2 euro rischierebbe di deviare il traffico logistico, annullando i benefici fiscali.

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