Quest’anno, per la prima volta, i Comuni hanno la possibilità di attivare due diverse tipologie di rottamazione per la riscossione di IMU, TARI e multe stradali. L’amministrazione locale può però deliberare per l’attivazione della sanatoria solo se gestisce autonomamente il recupero (anche avvalendosi di società private). Ad oggi, solo il 50% delle città italiane ha deciso di procedere versa questa direzione, molte delle quali si trovano nel Mezzogiorno.
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Rottamazione IMU, TARI e multe stradali affidata ai Comuni: la geografia della sanatoria
La propensione ad applicare i provvedimenti agevolativi appare più marcata al Sud, dove la mole delle entrate non riscosse è storicamente più elevata. A Bari l’amministrazione intende includere nella sanatoria anche i carichi più recenti fino al 2024. Il Comune di Torino, invece, permette già di estinguere in 36 mesi, con azzeramento di more e sanzioni, i debiti affidati al concessionario locale Soris fino al 2020, ma per aderire il contribuente deve obbligatoriamente regolarizzare anche i debiti successivi a prezzo pieno, in soluzione unica o in 36 rate.
Nel frattempo, altre grandi città come Roma e Napoli hanno deciso di procedere con l’apertura. Scelte analoghe si stanno facendo a Forlì e Pesaro. Mentre Palermo ha già avviato le pratiche di adesione e anche Catania si appresta a farlo.
Milano, Bologna e Firenze non hanno manifestato l’intenzione di avviare alcuna rottamazione. E lo stesso approccio si registra anche a Brescia, Ravenna, Livorno, Perugia.
Quando il Comune può scegliere
La possibilità di aderire a una definizione agevolata non dipende esclusivamente da una scelta politica dell’ente locale, ma è legata al soggetto incaricato del recupero del credito. Se il debito è stato affidato all’Agenzia delle Entrate, infatti, il Comune non può decidere per la sanatoria e si applicano le regole stabilite centralmente dallo Stato. Al contrario, se il recupero spetta alle autorità locali (direttamente o tramite concessionari privati iscritti all’albo) le rottamazioni di IMU, TARI e multe stradali dipendono da una specifica delibera approvata dal Consiglio comunale.
Questa opzione nasce dall’ultima legge di bilancio, che si inserisce nel più ampio percorso di attuazione dell’articolo 14 della delega fiscale (legge n. 111/2023), mirato a conferire maggiore flessibilità e autonomia agli enti locali nella gestione e nello smaltimento dei crediti pregressi di difficile esigibilità. La norma, in particolare, permette alle amministrazioni locali di definire agevolazioni strutturali (a regime), senza dover rispettare un termine nazionale perentorio di adesione.
Come funzionano le due rottamazioni
In caso di rottamazione autonoma, i Comuni hanno piena libertà di decidere quali tributi sanare, l’entità dello sconto su sanzioni e interessi (riduzione o azzeramento), le annualità incluse e il piano di rateazione.
Per le cartelle affidate all’Agenzia delle entrate, al contrario, si seguono le regole della rottamazione quinquies, introdotte dalla legge di conversione del decreto fiscale approvata di recente. La sanatoria, in questo caso, si definisce “preconfezionata“, non può in alcun modo riguardare i debiti gestiti in proprio dai Comuni. Inoltre, vale solo per le posizioni nate da omessi versamenti spontanei e non sana in alcun modo le pendenze scaturite da atti di accertamento esecutivi degli uffici comunali.
Rischio sovrapposizione: come evitare di pagare due volte
La vera difficoltà per le imprese e per i professionisti che ne curano la contabilità risiede nella gestione operativa dei carichi tributari. In moltissimi Comuni italiani, infatti, l’affidamento all’agente nazionale della riscossione convive con l’utilizzo di concessionari privati o con la gestione diretta in base alla tipologia di tributo.
Spesso si riscontra una sovrapposizione sulla medesima tipologia di entrata (ad esempio la TARI o l’IMU) per annualità differenti. Una parte del debito storico dell’azienda potrebbe trovarsi in mano all’Agenzia delle Entrate, mentre i ruoli più recenti potrebbero essere in mano a un soggetto privato o all’ufficio tributi locale.
Per questo motivo, non ci si può più affidare al solo cassetto fiscale e, per evitare di pagare due volte, il primo passo è sdoppiare la verifica, quindi:
- scaricare l’estratto di ruolo aggiornato sul portale di Agenzia delle Entrate per verificare quali cartelle (anni 2000-2023) sono in mano allo Stato;
- richiedere l’estratto conto della posizione debitoria anche all’ufficio tributi del Comune o al concessionario privato (es. Soris a Torino, Andreani, Municipia, ecc.).
In questo modo sarà possibile creare una tabella unica aziendale in cui ogni singola pendenza (IMU, TARI, ecc.) sia associata al suo legittimo possessore attuale.
Perché è importante accertare la natura del debito
Bisogna inoltre ricordare che non tutte le pendenze vengono trattate allo stesso modo. E la distinzione tra un semplice errore nel pagamento e una contestazione più complessa può fare la differenza tra il poter beneficiare di uno sconto o dover pagare la cifra intera.
Infatti, le procedure standard gestite a livello nazionale (Agenzia delle Entrate-Riscossione) tendono a essere più rigide: solitamente accettano solo i casi di omesso versamento, ovvero quando il cittadino ha dichiarato correttamente quanto dovuto ma non ha poi effettuato il pagamento. Al contrario, le sanzioni derivanti da accertamenti d’ufficio (ad esempio per una denuncia infedele o incompleta) restano spesso escluse dai provvedimenti centralizzati. Le amministrazioni che scelgono di attivare una rottamazione autonoma hanno pertanto la possibilità di adottare maglie più larghe, includendo nel beneficio anche gli atti di accertamento che altrimenti resterebbero esclusi.
Per fare un esempio, se il debito TARI nasce da un versamento non effettuato nonostante la dichiarazione fosse corretta, la posizione potrebbe essere regolarizzata sia attraverso l’Agenzia delle Entrate, sia tramite l’eventuale sanatoria comunale. Se il debito scaturisce da un controllo dell’ufficio tributi che ha rilevato una superficie dell’immobile superiore a quella dichiarata, la via nazionale è generalmente preclusa. In questo caso, l’unica possibilità di sanatoria risiede in una specifica delibera del Consiglio comunale che scelga di includere anche queste fattispecie nella propria rottamazione locale.
Tempistiche e scadenze: la finestra temporale per Comuni e imprese
I Comuni hanno tempo fino al 30 giugno 2026 per decidere come gestire le sanatorie. Molti stanno valutando delibere per armonizzare il recupero locale con quello nazionale, introducendo piani autonomi che ricalcano scadenze e modalità fissate dall’Agenzia delle Entrate.
Prima di inviare qualsiasi domanda di accesso alla rottamazione quinquies – in scadenza il 31 ottobre 2026 – è consigliato quindi attendere (se non lo hanno già fatto) che i Consigli comunali abbiano pubblicato le delibere definitive, valutando l’opzione di pagamento migliore.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it