Bando Donne e impresa Lazio 2026, fino a 100 mila euro per le imprese femminili: requisiti e domande

Per accedere alla misura non basta che a guidare l'impresa sia una donna. Ecco tutte le regole e come partecipare.

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L’imprenditoria femminile cresce, ma cresce in modo disomogeneo. Se da un lato diminuisce la presenza delle donne nei settori tradizionali, dall’altro aumenta nei comparti più innovativi e ad alto contenuto di conoscenza. È su questo terreno che la Regione Lazio ha scelto di investire con il bando Donne e impresa, che torna con cadenza annuale e si rivolge alle PMI femminili operanti nel territorio regionale.

La misura è finanziata con le risorse del programma FESR 2021–2027, il Fondo europeo di sviluppo regionale, nell’ambito dell’obiettivo strategico 1 “Europa più competitiva e intelligente”. La gestione è affidata a Lazio Innova, la società in-house della Regione per lo sviluppo economico e l’innovazione. Non si tratta quindi di un’iniziativa ma di una misura strutturale, inserita nella programmazione europea pluriennale, che torna ogni anno con risorse certe e procedure consolidate.

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Bando Donne e impresa Lazio 2026: chi può accedere

Per accedere al bando Donne e impresa Lazio 2026 non basta che a guidare un’impresa ci sia una donna. La misura prevede criteri precisi, che cambiano in funzione della forma giuridica.

Ditta individuale e lavoratrice autonoma

Chi è titolare di partita IVA in forma individuale, chi ha una ditta individuale con titolare donna rappresenta automaticamente un’impresa femminile. Stesso discorso vale per la lavoratrice autonoma, intesa come professionista con partita IVA propria. Non servono percentuali, quote o organi di amministrazione perché il requisito è interamente soddisfatto per il solo fatto che la titolare sia una donna.

Società di persone e studi associati

Per le società di persone (snc, sas) e gli studi associati, il requisito è che il numero di donne socie o associate rappresenti almeno il 60% dei componenti della compagine sociale. Si conta la percentuale numerica delle persone fisiche socie, non necessariamente la quota detenuta. Una snc con tre socie e due soci, quindi, supera la soglia. Una snc con due socie e tre soci, no.

Società cooperative

Le cooperative seguono la stessa regola delle società di persone e le socie donne devono rappresentare almeno il 60% dei componenti della compagine sociale. È una forma giuridica particolarmente diffusa nei settori del welfare, dell’istruzione, dei servizi alla persona e la soglia del 60% è nella maggior parte dei casi facilmente raggiungibile.

Società di capitali (srl, spa)

Qui i requisiti sono doppi e devono essere soddisfatti entrambi contemporaneamente:

  1. le quote di partecipazione devono essere possedute in misura non inferiore ai due terzi (cioè almeno il 66,7%) da donne e da imprese femminili;
  2. gli organi di amministrazione devono essere costituiti per almeno i due terzi da donne.

In questi casi serve una doppia maggioranza qualificata, sia sul capitale che sulla governance. Per esempio, una srl con due socie donne e un socio uomo, dove le donne detengono il 70% delle quote, soddisfa il primo requisito. Ma se il cda è composto da due uomini e una donna, il secondo requisito non è rispettato e l’impresa non è considerata femminile.

Occorre verificare questo doppio binario prima di presentare le domande, perché le piattaforme pubbliche di richiesta, solitamente, acquisiscono automaticamente i dati dal Registro delle imprese in tempo reale.

Il requisito di impresa femminile deve essere posseduto al momento della presentazione della domanda e mantenuto per almeno tre anni dall’erogazione del contributo. Modifiche alla compagine societaria o agli organi di amministrazione che facciano scendere le percentuali sotto soglia possono comportare la revoca totale o parziale dell’agevolazione.

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Quanto vale il contributo e cosa si può finanziare

L’agevolazione per le imprese femminili della Regione Lazio consiste in un contributo a fondo perduto, con un massimo di 100.000 euro per singola PMI femminile. Rispetto alle edizioni precedenti, la percentuale di copertura nell’edizione 2026 è tra il 50% e il 70% del totale delle spese ammissibili. Significa che l’impresa deve coprire con risorse proprie una quota compresa tra il 30% e il 50% del progetto.

I progetti devono prevedere un investimento minimo di 25.000 euro. Le spese ammissibili coprono tre aree principali, tutte orientate a favorire la crescita e la modernizzazione dell’impresa:

  • macchinari, impianti e attrezzature;
  • software e piattaforme digitali;
  • processi di innovazione aziendale.

L’erogazione avviene a saldo, cioè dopo che l’impresa ha sostenuto e rendicontato le spese previste dal progetto. Non è previsto un anticipo, quindi bisogna avere la liquidità necessaria per avviare gli investimenti, o pianificare un finanziamento bancario ponte in attesa del rimborso.

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Come partecipare al bando Donne e impresa Lazio 2026: le domande

L’edizione 2026 è in corso di apertura. Le domande possono essere presentate dalle ore 12 del 22 aprile 2026 fino alle ore 17 del 10 giugno 2026, esclusivamente online tramite la piattaforma GeCoWEB Plus di Lazio Innova. La dotazione complessiva è di 3 milioni di euro.

Come funziona la graduatoria

Il bando Donne e impresa Lazio non funziona a sportello. L’accesso all’istruttoria segue l’ordine decrescente di un punteggio che le PMI femminili si attribuiscono autonomamente al momento della domanda, sulla base di criteri oggettivi verificabili.

I criteri per questo bando sono minore anzianità dell’azienda, fatturato 2024, maggiore cofinanziamento, impresa giovanile, sostenibilità ambientale. In sede di istruttoria Lazio Innova verifica la correttezza dei punteggi attribuiti e l’ammissibilità del progetto. I progetti idonei vengono finanziati scorrendo la graduatoria fino all’esaurimento dei 3 milioni di euro disponibili. L’erogazione avviene a saldo, al termine della rendicontazione delle spese.

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I bandi nazionali attivi di Invitalia per il comparto

Accanto alle misure regionali, esiste un ecosistema di strumenti nazionali gestiti da Invitalia per conto del ministero delle Imprese e del Made in Italy.

La misura ON – Oltre nuove imprese a tasso zero offre un mix di contributo a fondo perduto e finanziamento a tasso zero (rimborsabile in 10 anni, senza garanzie fino a un certo importo di finanziamento) per progetti fino a 3 milioni di euro, coprendo fino al 90% delle spese. Qui il target comprende donne di qualsiasi età purché la compagine sociale sia composta per oltre la metà da donne in termini numerici e di quote. Lo sportello è attivo su tutto il territorio nazionale.

Chi ha meno di 35 anni e vuole avviare un’attività ha a disposizione due misure introdotte dal decreto Coesione, operative dal 15 ottobre 2025 e gestite da Invitalia con una dotazione complessiva di 800 milioni di euro.

La prima, Autoimpiego Centro-Nord, copre Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Umbria e Marche con un contributo a fondo perduto fino al 65% per investimenti sotto i 120.000 euro, oppure un voucher da 30.000 euro (non rimborsabile). La seconda, Resto al Sud 2.0, copre le regioni meridionali e insulari con percentuali più alte: fino al 75% di contributo a fondo perduto, o un voucher da 40.000 euro.

Entrambe le misure sono rivolte a giovani tra i 18 e i 35 anni non compiuti che si trovino in condizione di disoccupazione, inoccupazione o inattività, oppure siano lavoratori con reddito sotto la soglia di incapienza fiscale. La procedura è interamente digitale tramite il portale Invitalia (SPID, CIE o CNS), con valutazione entro 90 giorni dalla domanda.

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Giovanni Emmi

Dottore Commercialista

Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

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