Le migliori aziende dove lavorare in Italia nel 2026: la classifica Best workplaces

La geografia dell'eccellenza: dai colossi alle micro-imprese

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migliori imprese dove lavorare nel mezzogiorno

È stata pubblicata la classifica delle migliori aziende dove lavorare in Italia (Best workplaces Italia 2026), curata da Great place to work, un’organizzazione globale di consulenza, ricerca e formazione che da oltre 40 anni rappresenta lo standard di riferimento per l’analisi e la certificazione della cultura organizzativa e del benessere aziendale. Con l’edizione di quest’anno sono state premiate 75 aziende (rispetto alle 60 del 2025) suddivise in cinque categorie dimensionali. Non solo multinazionali, ma anche realtà più piccole.

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Quali sono le migliori aziende dove lavorare in Italia

Nella categoria delle aziende con oltre 1.000 dipendenti, sul podio troviamo Hilton, AbbVie e Teleperformance. Scendendo nella fascia 500-999 dipendenti, il settore tech continua invece a dettare il passo: Cisco mantiene la leadership, seguita da Bending Spoons e ConTe.it.

Nel segmento delle medie imprese (150-499), il primato va a MetLife, mentre al secondo e terzo posto ci sono rispettivamente Bristol-Myers Squibb e Jet HR. Poi, tra quelle più piccole (50-149 dipendenti), emergono Biogen, Galileo Life e Reverse SpA. Infine, nella categoria 10-49 dipendenti, hanno conquistato il podio: Auditel, Trek Bicycle, ACSoftware.

Di seguito la classifica delle 15 migliori aziende per cui lavorare nel 2026, divise per categoria.

Come vengono scelte le aziende

La valutazione di Great place to work non è affidata a una giuria, ma si basa su dati misurabili ottenuti tramite due strumenti ovvero: un questionario anonimo inviato a tutti i lavoratori (il trust index) e l’analisi del management (la culture audit) compilato dalla direzione HR. Nel primo caso, ai dipendenti viene chiesto di valutare credibilità, rispetto, equità, orgoglio e coesione percepiti all’interno dell’ambiente di lavoro. Nel secondo caso, si tratta invece di un documento in cui vanno riportate le politiche di gestione delle persone, i benefit, i programmi di formazione e le strategie di inclusione.

A questo punto, le aziende con i punteggi più alti competono per entrare nelle classifiche annuali.

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Il nesso tra benessere e redditività

Un dato interessante che emerge dall’indagine riguarda il nesso causale tra benessere e profittabilità. Le organizzazioni in classifica hanno infatti registrato una crescita media del fatturato del 20%, che si distacca nettamente dalla media nazionale.

In un mercato del lavoro come quello attuale, dove è sempre più difficile attirare e mantenere talenti, la qualità dell’ambiente organizzativo smette di essere un tema da bilancio sociale per diventare un indicatore di performance finanziaria. Infatti, un alto indice di fiducia riduce il turnover e l’assenteismo. La fidelizzazione del talento evita alle imprese i pesanti costi di sostituzione (headhunting, onboarding e formazione) che, per le figure più richieste e difficili da trovare, possono oscillare tra il 50% e il 150% della RAL del dipendente uscente.

Infatti, il Great place to work Institute è nato dalle ricerche dei giornalisti Robert Levering e Milton Moskowitz, i quali, studiando le aziende di maggior successo negli USA, scoprirono che il segreto non risiedeva nei benefit materiali (come palestre o pasti gratis), ma nella qualità delle relazioni interpersonali quotidiane tra capi e collaboratori.

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