Gli infortuni collegati a scivolamento e caduta sui luoghi di lavoro rappresentano oggi il maggior numero di incidenti per le aziende, in tutti i settori lavorativi. L’impatto economico di questo fenomeno è tale da diventare una voce di spesa capace di influenzare, negativamente, i bilanci. Soprattutto in alcuni settori, dove certi incidenti sono più diffusi.
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Sicurezza sul lavoro, gli infortuni più frequenti e i costi per le aziende
In Italia, le cadute causate dallo sversamento di liquidi accidentale e dallo scivolamento sui pavimenti (tecnicamente definite cadute in piano) rappresentano una delle prime voci di infortunio. Secondo i dati dello studio tecnico INAIL (“Valutare il rischio di caduta in piano”), questo tipo di incidenti provoca una media di ben 38 giorni di assenza dal lavoro per il dipendente, una durata che viene superata quasi esclusivamente dalle cadute dall’alto.
Oltre all’impatto sulla produttività e alla complessa riorganizzazione dei turni interni, l’azienda deve affrontare un danno finanziario notevole. Ogni singolo infortunio costa mediamente tra i 4.500 e i 5.000 euro. Questa cifra si divide tra costi diretti, legati alla carenza retributiva, e costi indiretti, che includono la gestione amministrativa, la pulizia e il ripristino dell’area interessata.
A livello nazionale, il fenomeno genera per l’intero sistema produttivo un costo complessivo stimato in circa 370 milioni di euro l’anno.
L’importanza della prevenzione e della gestione del rischio
Oggi le regole sulla sicurezza nei luoghi di lavoro sono diventate molto rigide e i controlli sono sempre più frequenti. Per le aziende, questo significa che non è più possibile improvvisare, ma serve un piano preciso per prevenire gli incidenti, capace di unire i presidi fisici d’emergenza alle più recenti evoluzioni delle piattaforme digitali.
Grazie all’uso di software specifici, le imprese possono mappare l’esatta posizione di tutti gli strumenti di sicurezza presenti nei vari reparti, come ad esempio i kit per raccogliere eventuali liquidi pericolosi. Molti di questi sistemi inviano promemoria automatici quando si avvicina la data di una scadenza, quando è il momento di fare un controllo o quando è necessario rifornire i materiali consumati.
In questa transizione tecnologica, i professionisti che si occupano della sicurezza aziendale – come la figura del RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione) e del manager HSE (ambiente e sicurezza) – assumono un ruolo ancor più centrale nella supervisione dei processi, alle quali è possibile affidarsi per controllare che tutto funzioni correttamente e tutelare, allo stesso tempo, azienda e lavoratori.
Gli errori da evitare
Secondo Laura Caforio, leak & spill expert di Serpac (società specializzata nella progettazione, sviluppo e vendita di imballaggi ed etichette per il trasporto di merci pericolose), spesso assistiamo a “un’illusione della sicurezza”. Infatti “le aziende comprano i kit, ma poi li lasciano vuoti, con assorbitori scaduti o inadatti alle sostanze aggressive – ha spiegato – e, ancora peggio, alcune soluzioni adottate per arginare il problema diventano la causa stessa del pericolo”.
Tuttavia, per capire se un’azienda è realmente pronta ad agire in caso di sversamento, è necessario prestare attenzione a quelli che sono dei veri e propri segnali d’allarme. Per esempio, la prima cosa che bisogna verificare è che il contenitore d’emergenza sia fisicamente presente in reparto, non vuoto o saccheggiato (magari perché i tamponi o i salsicciotti assorbenti sono stati usati e mai reintegrati). Se, inoltre, accanto al kit anti-sversamento non sono presenti i dispositivi di protezione individuale (DPI) idonei – come guanti, occhiali e tute – è un problema, perché si tratta di strumenti necessari per permettere al lavoratore di intervenire in sicurezza.
Anche l’uso dei materiali per sversamenti chimici è importante, perché quelli universali che possono essere inadatti, oppure talmente vecchi da aver perso completamente la loro capacità assorbente, senza aver verificato l’effettiva idoneità per il liquido specifico.
Infine, i presidi vanno posizionati non troppo lontani dalle zone critiche di travaso o stoccaggio e il personale operativo deve essere adeguatamente formato, poiché sono da evitare le situazioni dove chi è presente non sa esattamente cosa fare nei primissimi secondi dello sversamento né conosce le modalità per smaltire correttamente il rifiuto pericoloso generato.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it