L’ipotesi di estendere la seconda aliquota IRPEF ai redditi fino a 60 mila euro รจ entrata nel dibattito sulla prossima legge di Bilancio dopo alcune dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani e viene indicata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo come obiettivo di legislatura.
Attualmente non esiste un testo approvato dal Consiglio dei ministri, nรฉ una relazione tecnica che certifichi costo, platea e coperture. ร un orientamento politico, la cui traduzione in legge dipenderร dallo spazio disponibile nei conti pubblici. L’intervento interesserร le partite IVA?
Come funzionano oggi le aliquote
Per effetto dell’ultima legge di Bilancio, dal 1ยฐ gennaio 2026 la seconda aliquota รจ scesa dal 35 al 33%. La struttura attuale dell’IRPEF nazionale adesso รจ a tre scaglioni:
- 23% sui redditi fino a 28 mila euro;
- 33% sulla parte compresa fra 28.001 e 50 mila euro, pari a 6.440 euro piรน il 33 per cento dell’eccedenza;
- 43% sulla parte che supera i 50 mila euro, pari a 13.700 euro piรน il 43% dell’eccedenza.
L’ipotesi allo studio sposta da 50 mila a 60 mila euro la soglia oltre la quale scatta il 43%.
Il tetto di mille euro
Le simulazioni circolate indicano un risparmio compreso fra 100 e 900 euro annui per i redditi fra 51 mila e 60 mila euro, fino a circa mille euro oltre quella soglia. Il valore massimo non dipende da ipotesi di calcolo: discende dalla struttura della misura. La differenza fra le due aliquote รจ di dieci punti percentuali e si applica a una fascia di diecimila euro. Dieci punti su diecimila euro fanno mille euro e questo รจ il tetto. In assenza di correttivi, chi dichiara 150 mila euro ottiene lo stesso beneficio di chi ne dichiara 60 mila: mille euro.
Chi resta sotto i 50 mila euro di reddito imponibile non ottiene nulla, perchรฉ la sua posizione non cambia.
Chi resta fuori
L’IRPEF si applica al reddito complessivo. Chi aderisce al regime forfettario versa un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali e dell’IRAP, con aliquota del 15% o del 5% nei primi anni quando ne ricorrono i requisiti. Per quella platea un intervento sugli scaglioni IRPEF รจ irrilevante.
E la platea รจ ampia. Secondo l’Osservatorio sulle partite IVA del dipartimento delle Finanze, nel primo trimestre 2026 sono state aperte 184.895 nuove posizioni, in calo del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Di queste, 104.136 hanno aderito al regime forfettario: il 56,3% del totale, in crescita del 2,6% su base annua. Sull’intero 2025, a fronte di 500.341 aperture, le adesioni al forfettario erano state 242.529, pari al 48,5%.
Si tratta solo delle quote sulle nuove aperture, non delle percentuali delle partite IVA attive. Tuttavia, i dati dicono che piรน di una nuova attivitร su due nasce giร fuori dal perimetro dell’IRPEF, non che altrettanto valga per l’intera platea esistente.
La composizione settoriale rende il dato ancora piรน pertinente per chi esercita una professione: nello stesso trimestre il settore delle attivitร professionali ha registrato il maggior numero di avviamenti di partita IVA. Sull’intero 2025, secondo un’elaborazione di Unimpresa sui dati ministeriali, le attivitร professionali, scientifiche e tecniche hanno rappresentato la prima voce con 83.051 aperture, pari al 16,6%.
Chi ci guadagna fra i professionisti
Beneficia della misura solo chi opera in regime ordinario e dichiara un reddito imponibile superiore a 50 mila euro. Inoltre, se per un lavoratore dipendente il reddito imponibile รจ vicino alla retribuzione lorda, per un professionista รจ il risultato di una sottrazione: compensi incassati meno costi dello studio, meno contributi previdenziali versati alla cassa o alla gestione separata, deducibili dal reddito.
Un imponibile di 55 mila euro corrisponde quindi a un volume di compensi sensibilmente piรน alto. La platea del lavoro autonomo effettivamente interessata dalla misura รจ piรน ristretta di quanto la soglia lasci supporre, e si concentra sui professionisti giร strutturati.
Sostegno al ceto medio? Il paradosso
Il risultato paradossale รจ che un professionista in regime forfettario con 85 mila euro di compensi non sarร toccato dalla riforma. L’articolo 1 della legge n.190/2014 stabilisce che il reddito imponibile si determini applicando ai compensi percepiti il coefficiente di redditivitร indicato nell’allegato 4, differenziato per codice ATECO, e che su quel reddito si applichi un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP, pari al 15%. I contributi previdenziali versati si deducono dal reddito cosรฌ determinato.
Per le attivitร professionali il coefficiente รจ del 78%: 85 mila euro di compensi diventano quindi 66.300 euro di reddito lordo forfettizzato, da cui si sottraggono i contributi. Un imponibile che nel regime ordinario ricadrebbe in pieno nella fascia interessata dalla riforma e che invece resta fuori dall’Irpef per intero.
Un professionista in regime ordinario con 55 mila euro di reddito imponibile, che per arrivare a quella cifra ha fatturato molto di piรน e sostenuto costi e contributi, ottiene qualche centinaio di euro. Non รจ un’anomalia della proposta: รจ la conseguenza di un sistema in cui il lavoro autonomo รจ distribuito su due binari fiscali separati. Ma spiega perchรฉ una misura presentata come sostegno al ceto medio incroci il lavoro indipendente solo di sbieco.
Le novitร fiscali della legge di Bilancio 2026
La legge di Bilancio 2026 รจ intervenuta con due disposizioni distinte: ha portato dal 35 al 33% l’aliquota del secondo scaglione; ha ridotto di 440 euro, per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200 mila euro, l’ammontare delle detrazioni spettanti per gli oneri detraibili al 19%, escluse le spese sanitarie, oltre alle erogazioni liberali ai partiti politici e ai premi assicurativi contro gli eventi calamitosi.
Il meccanismo, perรฒ, non รจ automatico, perchรฉ opera solo se il contribuente ha detrazioni di quel tipo su cui far valere il taglio. Chi supera i 200 mila euro ma non ha oneri detraibili sufficienti conserva il beneficio.
Se un correttivo analogo accompagnasse anche l’estensione a 60 mila euro, l’effetto sui professionisti ad alto reddito andrebbe valutato caso per caso. Secondo le ricostruzioni circolate, l’ipotesi รจ in campo perchรฉ la misura si estenderebbe non solo al milione di contribuenti compresi fra 50 mila e 60 mila euro, ma anche ai 3,3 milioni con redditi superiori.
Cosa cambierร per le partite IVA
Se l’obiettivo รจ quello di alleggerire il prelievo sul lavoro indipendente, la soluzione non รจ l’IRPEF ma la soglia del regime forfettario. Su quel fronte, perรฒ, esiste un vincolo strutturale che il dibattito italiano tende a trascurare.
Il regime forfettario รจ collegato al regime nazionale di franchigia IVA. La direttiva (UE) 2020/285, che si applica dal 1ยฐ gennaio 2025, consente agli Stati membri di esentare dall’IVA i soggetti stabiliti nel proprio territorio il cui volume d’affari annuo non superi una soglia nazionale, determinata fino a un massimo di 85 mila euro.
Gli 85 mila euro non sono quindi una scelta discrezionale del legislatore italiano, ma il tetto massimo consentito dalla disciplina europea. Le ipotesi di innalzamento a 100 mila euro, riemerse piรน volte nel dibattito politico, si scontrano con questo limite: l’unica via sarebbe una revisione della direttiva, oppure lo sganciamento del regime forfettario dalla franchigia IVA, con conseguenze di sistema tutte da valutare.
Il numero dei 100 mila euro che compare nella disciplina europea ha peraltro un significato diverso: รจ il volume d’affari annuo nell’Unione oltre il quale non si puรฒ accedere al regime transfrontaliero di franchigia. Non รจ una soglia nazionale alternativa.
















Ivana Zimbone
Direttrice responsabile