Certificazione unica, novità e scadenze 2026

Cosa cambia e istruzioni per la compilazione

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L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito il modello definitivo per l’invio della certificazione unica (CU) 2026. Il documento deve essere utilizzato dai sostituti di imposta per comunicare al Fisco i redditi erogati nell’anno precedente a lavoratori dipendenti, collaboratori e autonomi (che a loro volta hanno diritto a riceverlo). Il tutto deve avvenire nel rispetto di precise scadenze, che nel 2026 variano in base alla tipologia di reddito certificato.

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Cos’è la certificazione unica

La Certificazione Unica (CU) è il documento con cui i sostituti d’imposta (datori di lavoro o enti pensionistici) attestano i redditi corrisposti a lavoratori dipendenti, collaboratori, pensionati e liberi professionisti nel corso di un anno solare. Introdotta nel 2015 in sostituzione del vecchio modello CUD, la CU rappresenta la base fondamentale per la determinazione del carico fiscale del contribuente e per la corretta elaborazione della dichiarazione dei redditi.

Il documento fa sempre riferimento all’anno precedente. Quindi, la CU 2026 contiene tutte le informazioni sui redditi erogati nel 2025.

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Quali informazioni contiene

All’interno della certificazione confluiscono i redditi di lavoro dipendente e assimilati (stipendi, indennità e pensioni) i redditi di lavoro autonomo e i compensi per prestazioni professionali, provvigioni e redditi diversi, ma anche i trattamenti assistenziali erogati dall’INAIL o da altri enti previdenziali e i corrispettivi derivanti da affitti di durata inferiore ai 30 giorni (cosiddetti affitti brevi) per i quali è stata operata la ritenuta.

Oltre alle informazioni sul reddito, infatti, questo documento contiene anche dati che riguardano il datore di lavoro e il lavoratore, l’entità delle imposte pagate, dati sulle agevolazioni per figli a carico, sul TFR maturato, ma anche redditi percepiti da affitti.

Perché è importante per il contribuente

La CU non è solo un riepilogo contabile, ma un documento di garanzia. Grazie a essa, il cittadino può verificare se le tasse trattenute in busta paga o sul compenso sono state effettivamente dichiarate allo Stato. Inoltre, la mancata ricezione della CU entro i termini previsti impedisce al lavoratore di presentare correttamente il modello 730 o il modello redditi, esponendolo al rischio di accertamenti.

La certificazione deve inoltre essere presentata dal sostituto di imposta prima dell’invio del modello 770.  Questo adempimento permetterà al sistema di effettuare i controlli di coerenza automatizzati. I software infatti, grazie a un incrocio immediato dei dati, verificheranno che le ritenute dichiarate nel 770 corrispondano a quelle certificate nelle CU. In caso di discordanza, possono essere inviati avvisi bonari o richieste di chiarimenti all’impresa.

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Calendario scadenze 2026

Il calendario delle scadenze per l’invio dei flussi all’Agenzia delle Entrate fissa al 16 marzo 2026 il termine per la trasmissione delle CU relative a redditi di lavoro dipendente, assimilati e redditi di lavoro autonomo occasionale. Il 30 aprile 2026 è invece la scadenza per la trasmissione delle certificazioni riguardanti esclusivamente il lavoro autonomo professionale abituale e le provvigioni (soggetti titolari di partita IVA). Infine, il 2 novembre 2026 è l’ultimo giorno per l’invio delle certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili tramite precompilata. La scadenza ordinaria del 31 ottobre, cadendo di sabato, slitta al primo giorno lavorativo successivo.

Consegna al lavoratore

Mentre i termini per l’invio telematico si differenziano, resta unico il termine per la consegna del modello al percipiente (lavoratore o collaboratore). Nel dettaglio, entro il 16 marzo 2026 il sostituto d’imposta è tenuto a fornire il documento in formato cartaceo o elettronico, assicurandosi che il destinatario possa disporre dei dati necessari per la propria assistenza fiscale.

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Sanzioni in caso di ritardo o mancato invio

Per ogni singola certificazione omessa, tardiva o errata la normativa prevede l’applicazione di una sanzione base (di 100 euro). Questa non viene applicata una sola volta per l’intero invio, ma si moltiplica per ogni singolo percipiente. Se, ad esempio, un’azienda dimentica di inviare le certificazioni per dieci dipendenti, l’importo base di 100 euro verrà applicato dieci volte, portando il totale a 1.000 euro. Esiste tuttavia un tetto massimo di protezione fissato a 50.000 euro per anno solare, oltre il quale la sanzione non può salire.

Tuttavia, se un invio viene scartato dal sistema o se ci si accorge di un errore materiale subito dopo la scadenza, si hanno a disposizione 5 giorni per trasmettere il modello corretto senza dover pagare alcuna sanzione. Se il ritardo supera i cinque giorni ma la regolarizzazione avviene entro due mesi dalla scadenza, la sanzione per ogni singola certificazione viene ridotta a un terzo, passando da 100 euro a 33,33 euro. In questo caso, anche il massimale annuo si abbassa significativamente, scendendo a 20.000 euro.

C’è da dire poi che sono riconosciute ulteriori riduzioni alle sanzioni già ridotte se si ricorre all’istituto del ravvedimento operoso. Nel dettaglio, se si interviene entro i 60 giorni, la sanzione può scendere fino a circa 3,70 euro per certificazione. Se invece si supera la soglia dei due mesi ma si provvede comunque all’invio prima che il fisco notifichi l’errore, l’importo si attesta tipicamente intorno agli 11,11 euro (1/9 di 100 euro).

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Novità 2026

Il modello CU è stato aggiornato dall’Agenzia delle Entrate per integrare le novità operative – per sostituti di imposta e lavoratori – nel 2026. In particolare, dopo il periodo di transizione seguito alla riforma del comparto, il modello 2026 elimina definitivamente i vecchi riferimenti (come la codifica “N3”) legati alla normativa precedente. Il sistema si assesta sull’utilizzo del codice “20”, dedicato a quelle somme che non concorrono alla formazione della base imponibile fino alla soglia di 15.000 euro, garantendo così una maggiore chiarezza nella gestione dei compensi per i collaboratori sportivi.

Inoltre, per la prima volta, la certificazione unica prevede uno spazio specifico per l’indicazione del codice identificativo nazionale (CIN). Questo inserimento permette all’amministrazione finanziaria di monitorare con precisione i flussi derivanti dagli affitti brevi, collegando direttamente il reddito dichiarato alla singola struttura ricettiva. Questo permetterà di monitorare le entrate derivanti da queste attività che, come stabilito dalla manovra 2026, si considerano imprenditoriali a partire dal terzo immobile in poi.

Infine, nel 2026 i sostituti d’imposta restano esonerati dall’obbligo di emettere la certificazione per i compensi erogati ai forfettari, con l’unica eccezione rappresentata da alcune categorie particolari, come i professionisti dell’area sanitaria.

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