Dall’ampliamento della ZES unica per il Mezzogiorno un interrogativo anima il dibattito economico nel Sud Italia: le ZES (Zone Economiche Speciali) sono state un reale volano di crescita o l’ennesima occasione mancata? I primi dati scientifici sulle esperienze precedenti (2016-2022) offrono un bilancio in chiaroscuro, fondamentale per chi oggi deve pianificare investimenti in queste aree.
Secondo una valutazione complessiva realizzata dal gruppo di ricerca Grins del Laboratorio di economia applicata (Lea) dell’università di Bari Aldo Moro, le ZES hanno centrato l’obiettivo principale — sostenere gli investimenti — ma con una distribuzione dei risultati estremamente frammentata.
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Investimenti: il vero successo delle ZES
Per una partita IVA o una PMI manifatturiera, il cuore delle ZES è sempre stato il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali, affiancato dalla riduzione del 50% dell’IRES e dalle semplificazioni burocratiche. I numeri del report Grins parlano chiaro:
- le imprese localizzate nelle aree ZES hanno aumentato le immobilizzazioni di circa 244 mila euro in più rispetto a realtà simili situate fuori da queste zone;
- dopo due anni dall’introduzione della misura, il differenziale di investimento supera i 360 mila euro.
Questo dimostra che, laddove lo strumento è stato utilizzato, ha effettivamente potenziato la capacità produttiva delle imprese locali.
Occupazione e redditività , una crescita a rilento
Se sul fronte degli asset materiali i dati sono lusinghieri, lo stesso non si può dire per il mercato del lavoro. Per i professionisti che monitorano l’indotto occupazionale, lo studio evidenzia che gli effetti sull’occupazione sono stati deboli e ritardati.
Nel complesso, non è emerso un impatto immediato. Solo dopo il secondo anno si è registrato un lieve incremento del numero di addetti (circa il 3%), peraltro concentrato solo in alcune zone. Anche la redditività ha mostrato segni di miglioramento timidi: un aumento medio del reddito netto di circa 42 mila euro, visibile soprattutto nel medio periodo.
La mappa dell’efficacia della ZES: dove ha funzionato?
L’aspetto più critico per una PMI che opera nel Sud è l’eterogeneità territoriale. Lo studio sottolinea che non basta trovarsi nel Mezzogiorno per beneficiare della Zes; il contesto locale è determinante.
| Esito positivo | Esito nullo o negativo |
| Zes Ionica, Zes Adriatica | Calabria |
| Abruzzo | Campania |
| Sicilia Orientale e Occidentale | Sardegna |
Nei casi meno efficaci, come Campania e Sardegna, hanno pesato ritardi nell’avvio, carenze infrastrutturali e una capacità amministrativa non sempre all’altezza della sfida semplificativa.
Dalle ZES locali alla ZES unica: cosa cambia per le imprese?
Il passaggio alla Zes unica non cancella le lezioni del passato, anzi le rende attuali. La ricerca Grins suggerisce che esistono effetti di trascinamento (spillover) positivi: i benefici non si fermano al perimetro della ZES, ma coinvolgono spesso l’intero territorio comunale in termini di investimenti e occupazione.
Per i professionisti e le PMI, la sfida della ZES unica sarà proprio questa: riuscire a trasferire le buone pratiche delle zone che hanno funzionato (come l’Adriatica o la Sicilia) ai territori che sono rimasti indietro. L’efficacia di una politica industriale, conclude lo studio, non si misura solo in base al bonus fiscale erogato, ma dalla capacità di integrare tale incentivo in un tessuto produttivo pronto a recepirlo.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it