Lavoratori ed imprese scelgono lo smart working: gli ultimi dati

Lo smart working risulta essere particolarmente apprezzato dai lavoratori e dalle imprese. Scopriamo i numeri di un successo inaspettato.

di Pierpaolo Molinengo

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Smart working imprese
  • Sette imprese su dieci nel nord est Italia hanno sfruttato le potenzialità dello smart working.
  • Il 26% dei dipendenti vorrebbe poter tornare a lavorare da casa.
  • Le aziende più piccole hanno investito risorse per permettere il lavoro agile.

A sfruttare a pieno le potenzialità dello smart working sono state principalmente le aziende del nord est, dove è stato utilizzato da sette imprese su dieci. Seguono a ruota quelle del centro, dove si è arrivati al 57%, e quelle del nord ovest, area nella quale si è arrivati ad un buon 53%.

Il Mezzogiorno è rimasto leggermente indietro, raggiungendo una quota del 30%. A mettere in evidenza questi dati è stato il report dal titolo “Attualità e prospettive dello smart working. Verso un nuovo modello di organizzazione del lavoro?“.

Ai tratta di un’indagine preparata dall’Inapp, che si è basata su qualcosa come 15.000 interviste e ha analizzato i dati di almeno 5.000 unità locali delle imprese del settore privato, con esclusione di quello agricolo.

Lo smart working piace a lavoratori ed imprese

Complessivamente il lavoro agile piace sia alle imprese che ai lavoratori. Stando ai dati presentati dall’indagine, due lavoratori su tre (il 66%) ritiene che questa modalità di lavoro incrementi la produttività.

Ma non solo: permette di risparmiare il costo degli spazi fisici, almeno per le piccole imprese. Il 72% dei datori di lavoro, inoltre, ritiene che lo smart working contribuisca ad aumentare il benessere organizzativo e serva a migliorare l’equilibrio tra vita e lavoro dei dipendenti.

Dando un’occhiata, invece, a cosa ne pensano i dipendenti, tra questi sono in molti quelli che ritengono che ci sia un vero e proprio miglioramento della qualità della vita lavorativa. L’80% degli intervistati ritiene che il lavoro agile contribuisca a perfezionare l’organizzazione e a gestire meglio i rapporti familiari.

Il 72% dei lavoratori ritiene che attraverso lo smart working venga premiata l’autonomia rispetto ai ritmi ed agli orari di lavoro tradizionali. Ma soprattutto, non dovendosi spostare per andare al lavoro, per il 90% degli intervistati si risparmia tempo negli spostamenti.

Luoghi di lavoro e smart working

Lo smart working ha dematerializzato il luogo di lavoro. Prima dello scoppio della pandemia, almeno l’87% dei dipendenti svolgeva le proprie attività nell’azienda o in un ufficio. Sostanzialmente si recava presso una sede fissa.

L’8,2% degli occupati non aveva, invece, una struttura fissa ed era impegnato in uno spazio pubblico, su strada o su un veicolo. Il 2,3% dei lavoratori non aveva necessità di un luogo ben definito nel quale svolgere la propria attività. Il lavoro ibrido coinvolgeva l’1,5% dei dipendenti, che lavoravano in parte a casa ed in parte presso una sede lavorativa. L’1,3% degli intervistati, invece, lavorava unicamente da casa.

Il grande cambio di mentalità è avvenuto nel corso del 2021. È calato del 9,3% il numero di quanti lavoravano presso un luogo fisico dedicato (impresa, ufficio o fabbrica) ed è aumentato del 3,5% il numero dei lavoratori ibridi e del 3,8% di quanti erano in smart working.

Lavoratori da remoto
tot business

Smart working: il parere dei lavoratori

Nel corso del 2021 sono stati almeno 2 milioni e mezzo i lavoratori che hanno svolto almeno un giorno di lavoro in remoto. Fra questi lavoratori il 10,6% ha svolto la propria attività in telelavoro, mentre l’89,4% ha lavorato in smart working.

Le attività, che sono state eseguite, sono state definite da un calendario prefissato almeno per il 42% dei lavoratori. Una piccola parte di questi professionisti, il 16,5%, ha avuto la possibilità di scegliere liberamente quando lavorare e quando rientrare in sede.

Complessivamente i giudizi espressi dai lavoratori sullo smart working sono stati particolarmente positivi. A questo punto è importante chiedersi se dopo questa prima esperienza, i diretti interessati siano interessati a continuare.

Qualche dato sulle prospettive di lavoro agile

Andando un po’ a confrontare le risposte che hanno dato gli intervistati, si scopre che almeno il 37,5% delle persone non ha intenzione di tornare a lavorare a distanza.

Il 47,3% dei lavoratori in smart working invece vorrebbe continuare a lavorare da remoto: se non tutta la settimana, almeno uno o due giorni. Il 16,7% vorrebbe continuare a farlo a tempo pieno, mentre il 12,5% vorrebbe limitare l’esperienza ad un solo giorno la settimana. Vorrebbe smettere di lavorare da remoto il 23,4% degli intervistati.

Lo smart working interessa solo ad un quarto dei dipendenti: il 26,6% vorrebbe lavorare da casa uno o più giorni. Mentre l’8,6% non vuole lavorare lontano dall’azienda per più di un giorno a settimana.

A vincere sembrerebbe essere la modalità ibrida e flessibile. Ricordiamo infine che il telelavoro, rispetto allo smart working, si caratterizza per una minore flessibilità delle scelte organizzative e dei contenuti del lavoro.

Smart working: le micro imprese investono nella tecnologia

Sono le medie e le grandi imprese che hanno registrato il numero più alto di adesioni al lavoro agile. Anche le micro imprese non sono rimaste indietro ed hanno sfruttato le potenzialità di questo sistema di lavoro.

Grandi e medie imprese investono maggiormente nel lavoro agile e nella tecnologia per svolgerlo, mentre per le piccole imprese ancora si registrano poche situazioni in cui si sceglie questa modalità.

Da sciogliere, comunque, è ancora il nodo dei rapporti umani. Senza dubbio lo smart working non facilità i rapporti tra i colleghi e con i responsabili e contribuisce ad aumentare l’isolamento. Riportiamo le parole di Sebastiano Fadda, presidente Inapp:

Questo bilancio sul biennio trascorso ci induce a tenere conto anche delle polarizzazioni emerse tra pubblico e privato, delle tipologie di imprese, ma anche dei marcati squilibri territoriali con, ad esempio, una quasi totale carenza nel sud e nelle isole dello smart working quale indicatore di performance nella contrattazione aziendale relativa al premio di risultato delle imprese, che interessa solo il 3% delle imprese del Mezzogiorno rispetto a quasi il 50% delle imprese del nord-ovest e il 29% del nord-est. Eppure, il Mezzogiorno potrebbe beneficiare notevolmente della diffusione dello smart working, sia in termini di prestazioni lavorative svolte al sud per imprese del Nord (il cosiddetto “southworking”), sia in termini di ripopolazione delle aree interne.

Smart working – Domande frequenti

Quali sono le aree in Italia dove lo smart working è stato utilizzato di più?

Il lavoro agile è sato utilizzato largamente nel nord est, dal 70% delle imprese. Segue il centro Italia, dove si è arrivati al 57%. Al terzo posto c’è il nord ovest, dove si è arrivati ad un buon 53%.

Ai dipendenti italiani piace lavorare in remoto?

I numeri sono in chiaroscuro. Il 37,5% dei dipendenti non ha intenzione di tornare a lavorare a distanza. Lo smart working interessa al 26,6% delle persone. Ecco tutti i dati.

Quali sono le dimensioni delle aziende che hanno optato per lo smart working?

Il lavoro agile è stato utilizzato trasversalmente da molte imprese, indipendentemente dalla loro grandezza. Nel dettaglio è stato utilizzato dal 78% delle grandi imprese, dal 63% delle medie imprese e dal 31% di quelle piccole.

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Ho una laurea in materie letterarie. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrivo di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

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