Attacco all’Iran scuote i mercati: borse in picchiata, euro debole e prezzi carburanti al rialzo

Aumenta l'instabilità finanziaria globale, innescata dall'escalation militare in Medio Oriente

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Guerra Iran prezzi carburante

L’instabilità in Medio Oriente torna a scuotere i mercati di tutto il mondo. Con le borse europee in caduta libera, l’attenzione è rivolta al rischio di chiusura dello stretto di Hormuz. Tale scenario ha già spinto i prezzi del petrolio al rialzo, spingendo anche i costi di benzina, diesel e gas. Per l’Italia, invece, l’aumento dello spread e del rendimento dei BTP aggrava il quadro economico, minacciando la tenuta di imprese e famiglie a causa del rincaro dei trasporti e dell’energia.

Perché la guerra in Iran fa aumentare il prezzo del carburante

Il punto critico della crisi attuale è lo Stretto di Hormuz. Come sottolineato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, questa arteria è vitale per l’economia internazionale: vi transita il 20% del petrolio mondiale (circa 17-20 milioni di barili al giorno) e rappresenta oltre il 30% del commercio globale di GNL (gas naturale liquefatto).

Già il solo timore di una riduzione parziale dei transiti ha spinto immediatamente al rialzo le quotazioni energetiche, facendo salire il petrolio (brent) del +4,98%, ovvero a 80 dollari dollari al barile, mentre anche il petrolio WTI (west texas intermediate) ha registrato una crescita, attestandosi intorno ai 73,71 dollari per barile

Di quanto sono aumentati i prezzi di benzina, diesel e gas

Nella mattinata del 3 marzo 2026, i mercati energetici mostrano rialzi significativi soprattutto per quanto riguarda il gas naturale scambiato ad Amsterdam, che ha registrato un balzo del 23,1%, portandosi a 54,8 euro al MWh. Il prezzo medio della benzina si attesta invece a 1,674 euro al litro, mentre quello del diesel sale a 1,728 euro al litro. Per il metano, invece, i prezzi medi regionali oscillano intorno ai 1,403 euro al kg.

Questo, secondo Federconsumatori, si tradurrà in un esborso maggiore per le famiglie, fino a 186,64 euro in più tra costi diretti e indiretti.

Salgono anche quotazioni oro e argento

In questo scenario di incertezza, l’oro, dopo il crollo a febbraio, continua scendere e registra un calo del 2%, raggiungendo i 5.279 dollari l’oncia. Mentre l’argento, dopo la fase di ripresa, mostra una forte leggera flessione dell’11%, arrivando a 84,34 dollari l’oncia.

Il crollo delle borse europee e dei future USA

L’avvio delle contrattazioni del 3 marzo 2026 ha delineato un quadro di estrema fragilità anche per la finanza mondiale. L’apertura dei mercati europei infatti è stata investita da un’ondata di vendite massicce, alimentata dal timore che un nuovo shock energetico possa compromettere definitivamente la crescita economica globale. Gli investitori, in preda all’incertezza per l’escalation in Medio Oriente, si sono spostati verso asset meno rischiosi, lasciando i listini del Vecchio Continente in profondo rosso.

La borsa di Milano si è distinta negativamente come la peggiore d’Europa: l’indice FTSE MIB ha ceduto il 3,6%, risentendo più degli altri della tensione sui titoli di Stato e del comparto industriale. Non è andata meglio nel resto del continente: Madrid ha lasciato sul terreno il 3,7%, seguita da Francoforte con un calo del 3,2%. Anche Parigi e Londra hanno mostrato segni di forte sofferenza, perdendo rispettivamente il 2,6% e il 2,5%.

Tracollo dei mercati asiatici

I mercati asiatici sono stati i primi a subire l’onda d’urto del conflitto, chiudendo la seduta del 3 marzo 2026 con perdite estremamente pesanti. La reazione dei listini orientali alla notizia dell’attacco è stata immediata, riflettendo il timore di un blocco delle rotte commerciali vitali per l’area. In particolare, si è assistito a un vero e proprio tracollo in Corea del Sud, dove l’indice Kospi ha terminato le contrattazioni con un crollo del 7,24%.

Non è andata meglio sul mercato giapponese: la borsa di Tokyo ha visto il Nikkei 225 cedere il 3,06%, sotto il peso delle preoccupazioni per i costi energetici. Complessivamente, l’indice MSCI Asia Pacifico, che monitora l’andamento delle principali piazze della regione, ha messo a segno la sua peggiore performance degli ultimi due giorni con una contrazione del 2,8%.

Euro debole e BTP in rialzo

Come di riflesso al nervosismo degli investitori verso le economie più esposte alle tensioni geopolitiche, l’euro ha mostrato segni di cedimento ed è infatti scivolato a quota 183,40 dollari. Si è registrata anche una crescente pressione sul debito pubblico dell’area euro. In Italia, lo spread tra BTP e BUND ha ripreso a salire, attestandosi a 69 punti base rispetto ai 62 della vigilia. Questo incremento del differenziale è stato accompagnato a un aumento dei tassi d’interesse richiesti dal mercato: il rendimento del BTP decennale italiano è infatti salito al 3,47%, in rialzo di 12 punti base.

Criptovalute in “risk-off”

Non è andata meglio al settore delle monete digitali, sensibile alle tensioni geopolitiche, che ha subito forti ribassi. Il bitcoin, scambiato a 67.000 dollari, ha registrato un -3,5%, mentre l’altcoin ha riportato perdite diffuse: Binance (-2%), Dogecoin e Cardano (-4%) e Solana (-3,6%).

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