Secondo quanto emerso dal rendiconto sociale CIV-INPS, presentato di recente, l’età pensionabile media in Italia è aumentata e ha raggiunto i 65,4 anni per le donne e i 64,1 anni per gli uomini. Tuttavia, a livello nazionale, persiste un divario geografico evidente. In alcune regioni, infatti, andare in pensione e lasciare il lavoro prima è più semplice rispetto ad altre.
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Dove si va in pensione prima in Italia
Come emerso dai dati, i lavoratori residenti nelle regioni settentrionali riescono a ritirarsi dal mondo del lavoro prima rispetto ai colleghi del Centro e del Sud. Questo divario territoriale non è casuale, ma è strettamente legato al tessuto economico e contrattuale locale. Nelle regioni del Nord è tradizionalmente più semplice trovare un’occupazione stabile, ottenere contratti regolari ed essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali.
La minore incidenza del lavoro nero al Nord permette ai lavoratori di accumulare una storia contributiva solida e continuativa, facilitando l’accesso alle pensioni anticipate prima di raggiungere l’età per quella di vecchiaia. Al contrario, nel Centro-Sud le discontinuità lavorative costringono a prolungare la permanenza in attività.
La classifica dell’età pensionabile regione per regione
L’analisi territoriale mostra estremi significativi sia per la componente maschile che per quella femminile. Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione in cui si va in pensione prima in assoluto (circa 64 anni per le donne e 62 anni e tre mesi per gli uomini). All’opposto, l’età più alta per le donne si registra in Umbria (67 anni) e per gli uomini in Calabria (66 anni e due mesi).
Di seguito la mappatura completa (che include sia le pensioni di vecchiaia che quelle anticipate), ordinata dall’età più alta a quella più bassa per le donne:
| Posizione | Regione | Età pensionabile |
| 1 | Umbria | 67 anni |
| 2 | Calabria | 66 anni e 7 mesi |
| 3 | Campania | 66 anni e 6 mesi |
| 4 | Molise | 66 anni e 5 mesi |
| 5 | Sicilia | 66 anni e 10 mesi |
| 6 | Basilicata | 66 anni e 4 mesi |
| 7 | Sardegna | 66 anni e 3 mesi |
| 8 | Lazio | 66 anni e 2 mesi |
| 9 | Puglia | 66 anni e 1 mese |
| 10 | Abruzzo | 65 anni e 8 mesi |
| 11 | Liguria | 65 anni e 6 mesi |
| 12 | Toscana | 65 anni e 5 mesi |
| 13 | Friuli-Venezia Giulia | 65 anni |
| 14 | Marche | 65 anni |
| 15 | Emilia-Romagna | 64 anni e 7 mesi |
| 16 | Lombardia | 64 anni e 7 mesi |
| 17 | Piemonte | 64 anni e 7 mesi |
| 18 | Valle d’Aosta | 64 anni e 5 mesi |
| 19 | Veneto | 64 anni e 4 mesi |
| 20 | Trentino-Alto Adige | 64 anni |
Ecco invece qual è la situazione per quanto riguarda gli uomini:
| Posizione | Regione | Età pensionabile |
| 1 | Calabria | 66 anni e 2 mesi |
| 2 | Campania | 66 anni e 1 mese |
| 3 | Sicilia | 65 anni e 7 mesi |
| 4 | Basilicata | 65 anni e 6 mesi |
| 5 | Sardegna | 65 anni e 3 mesi |
| 6 | Lazio | 65 anni e 2 mesi |
| 7 | Puglia | 65 anni e 2 mesi |
| 8 | Umbria | 65 anni |
| 9 | Molise | 64 anni e 9 mesi |
| 10 | Abruzzo | 64 anni e 5 mesi |
| 11 | Liguria | 64 anni e 4 mesi |
| 12 | Toscana | 63 anni e 7 mesi |
| 13 | Marche | 63 anni e 6 mesi |
| 14 | Piemonte | 63 anni e 4 mesi |
| 15 | Emilia-Romagna | 63 anni e 3 mesi |
| 16 | Friuli-Venezia Giulia | 63 anni e 2 mesi |
| 17 | Lombardia | 63 anni e 1 mese |
| 18 | Veneto | 62 anni e 9 mesi |
| 19 | Valle d’Aosta | 62 anni e 8 mesi |
| 20 | Trentino-Alto Adige | 62 anni e 3 mesi |
L’età per la pensione aumenta in tutta Italia
Il confronto tra il 2022 e il 2025 mostra un incremento generalizzato dell’età di uscita dal lavoro in tutta Italia. Non esiste infatti alcuna regione in cui il dato sia diminuito.
L’innalzamento dell’età pensionabile ha però colpito le lavoratrici in modo molto più marcato rispetto ai colleghi uomini. A livello nazionale, infatti, le donne si ritirano dal lavoro in media un anno più tardi, anche se l’incremento non è uniforme lungo la penisola. Il balzo in avanti più vistoso si registra in Friuli-Venezia Giulia, dove l’età media di uscita è cresciuta di ben un anno e tre mesi, mentre la Sicilia si colloca all’estremo opposto con l’aumento più contenuto, pari a soli cinque mesi.
Stretta sulle uscite anticipate: donne più penalizzate
La causa principale di questa crescita va ricercata nelle politiche previdenziali del governo di Giorgia Meloni, che ha progressivamente ridotto le maglie e i requisiti per l’accesso al pensionamento anticipato. Questa stretta ha colpito in modo particolare le lavoratrici, complice l’abolizione di Opzione Donna.
Per la componente maschile, invece, lo spostamento in avanti è stato decisamente più lieve, fermandosi a una media nazionale di quattro mesi. In questo scenario, l’incremento maggiore ha riguardato quattro grandi regioni del Nord – Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto – che hanno registrato tutte una crescita di cinque mesi. Al contrario, la situazione è rimasta del tutto invariata in Molise, l’unica area in cui i dati non hanno subito alcuna variazione.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it