Età pensionabile in aumento in tutta Italia: la classifica delle regioni dove si va in pensione prima

INPS fotografa un’Italia a due velocità: la regolarità contributiva accelera l’uscita solo in alcune regioni del Nord, mentre la stretta sulle pensioni anticipate penalizza soprattutto le lavoratrici.

Adv

pensione aprile 2026 pagamento
partitaiva.it fonti google

Aggiungi Partitaiva.it

alle tue fonti preferite su Google

Secondo quanto emerso dal rendiconto sociale CIV-INPS, presentato di recente, l’età pensionabile media in Italia è aumentata e ha raggiunto i 65,4 anni per le donne e i 64,1 anni per gli uomini. Tuttavia, a livello nazionale, persiste un divario geografico evidente. In alcune regioni, infatti, andare in pensione e lasciare il lavoro prima è più semplice rispetto ad altre.

Dove si va in pensione prima in Italia

Come emerso dai dati, i lavoratori residenti nelle regioni settentrionali riescono a ritirarsi dal mondo del lavoro prima rispetto ai colleghi del Centro e del Sud. Questo divario territoriale non è casuale, ma è strettamente legato al tessuto economico e contrattuale locale. Nelle regioni del Nord è tradizionalmente più semplice trovare un’occupazione stabile, ottenere contratti regolari ed essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali.

La minore incidenza del lavoro nero al Nord permette ai lavoratori di accumulare una storia contributiva solida e continuativa, facilitando l’accesso alle pensioni anticipate prima di raggiungere l’età per quella di vecchiaia. Al contrario, nel Centro-Sud le discontinuità lavorative costringono a prolungare la permanenza in attività.

La classifica dell’età pensionabile regione per regione

L’analisi territoriale mostra estremi significativi sia per la componente maschile che per quella femminile. Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione in cui si va in pensione prima in assoluto (circa 64 anni per le donne e 62 anni e tre mesi per gli uomini). All’opposto, l’età più alta per le donne si registra in Umbria (67 anni) e per gli uomini in Calabria (66 anni e due mesi).

Di seguito la mappatura completa (che include sia le pensioni di vecchiaia che quelle anticipate), ordinata dall’età più alta a quella più bassa per le donne:

PosizioneRegioneEtà pensionabile
1Umbria67 anni
2Calabria66 anni e 7 mesi
3Campania66 anni e 6 mesi
4Molise66 anni e 5 mesi
5Sicilia66 anni e 10 mesi
6Basilicata66 anni e 4 mesi
7Sardegna66 anni e 3 mesi
8Lazio66 anni e 2 mesi
9Puglia66 anni e 1 mese
10Abruzzo65 anni e 8 mesi
11Liguria65 anni e 6 mesi
12Toscana65 anni e 5 mesi
13Friuli-Venezia Giulia65 anni
14Marche65 anni
15Emilia-Romagna64 anni e 7 mesi
16Lombardia64 anni e 7 mesi
17Piemonte64 anni e 7 mesi
18Valle d’Aosta64 anni e 5 mesi
19Veneto64 anni e 4 mesi
20Trentino-Alto Adige64 anni

Ecco invece qual è la situazione per quanto riguarda gli uomini:

PosizioneRegioneEtà pensionabile
1Calabria66 anni e 2 mesi
2Campania66 anni e 1 mese
3Sicilia65 anni e 7 mesi
4Basilicata65 anni e 6 mesi
5Sardegna65 anni e 3 mesi
6Lazio65 anni e 2 mesi
7Puglia65 anni e 2 mesi
8Umbria65 anni
9Molise64 anni e 9 mesi
10Abruzzo64 anni e 5 mesi
11Liguria64 anni e 4 mesi
12Toscana63 anni e 7 mesi
13Marche63 anni e 6 mesi
14Piemonte63 anni e 4 mesi
15Emilia-Romagna63 anni e 3 mesi
16Friuli-Venezia Giulia63 anni e 2 mesi
17Lombardia63 anni e 1 mese
18Veneto62 anni e 9 mesi
19Valle d’Aosta62 anni e 8 mesi
20Trentino-Alto Adige62 anni e 3 mesi

L’età per la pensione aumenta in tutta Italia

Il confronto tra il 2022 e il 2025 mostra un incremento generalizzato dell’età di uscita dal lavoro in tutta Italia. Non esiste infatti alcuna regione in cui il dato sia diminuito.

L’innalzamento dell’età pensionabile ha però colpito le lavoratrici in modo molto più marcato rispetto ai colleghi uomini. A livello nazionale, infatti, le donne si ritirano dal lavoro in media un anno più tardi, anche se l’incremento non è uniforme lungo la penisola. Il balzo in avanti più vistoso si registra in Friuli-Venezia Giulia, dove l’età media di uscita è cresciuta di ben un anno e tre mesi, mentre la Sicilia si colloca all’estremo opposto con l’aumento più contenuto, pari a soli cinque mesi.

Stretta sulle uscite anticipate: donne più penalizzate

La causa principale di questa crescita va ricercata nelle politiche previdenziali del governo di Giorgia Meloni, che ha progressivamente ridotto le maglie e i requisiti per l’accesso al pensionamento anticipato. Questa stretta ha colpito in modo particolare le lavoratrici, complice l’abolizione di Opzione Donna.

Per la componente maschile, invece, lo spostamento in avanti è stato decisamente più lieve, fermandosi a una media nazionale di quattro mesi. In questo scenario, l’incremento maggiore ha riguardato quattro grandi regioni del Nord – Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto – che hanno registrato tutte una crescita di cinque mesi. Al contrario, la situazione è rimasta del tutto invariata in Molise, l’unica area in cui i dati non hanno subito alcuna variazione.

Autore
Foto dell'autore

Redazione

Il team editoriale di Partitaiva.it

Siamo un team di giornalisti, consulenti, commercialisti e altri professionisti che ogni giorni si occupano di temi legati al lavoro, fisco, economia, previdenza e finanza.

Lascia un commento

Continua a leggere

Iscriviti alla Newsletter

Il meglio delle notizie di Partitaiva.it, per ricevere sempre le novità e i consigli su fisco, tasse, lavoro, economia, fintech e molto altro.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.