Malattia con partita IVA, “Molti professionisti non sanno a cosa hanno diritto”: cosa spetta e come si chiede

I lavoratori autonomi con partita IVA non hanno le stesse tutele dei dipendenti: il diritto a un'indennità economica per malattia dipende esclusivamente dalla cassa di previdenza.

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Molte partite IVA, soprattutto all’inizio della propria attività, credono di non aver diritto ad alcuna tutela statale nei periodi di malattia. L’idea che i lavoratori autonomi siano completamente privi di sostegni rispetto ai dipendenti è molto diffusa, ma non corrisponde del tutto alla realtà. Le tutele esistono, ma cambiano in base alla gestione previdenziale a cui si è iscritti: alcune riconoscono un’indennità economica, altre prevedono soltanto strumenti assistenziali, mentre in alcuni casi non esiste alcuna copertura per la malattia ordinaria.

Accanto alle tutele pubbliche è possibile inoltre sottoscrivere polizze assicurative private per proteggersi dalle conseguenze economiche di malattia, ricovero o infortunio, soprattutto quando l’interruzione dell’attività comporta una perdita significativa di reddito. Che cosa spetta, quindi, ai lavoratori autonomi nei periodi di malattia?

Esiste l’indennità di malattia per le partite IVA?

Le tutele previste per i lavoratori autonomi in caso di malattia variano in relazione alla categoria di appartenenza e alla cassa previdenziale di riferimento. I casi principali sono:

  1. liberi professionisti iscritti alla Gestione separata INPS;
  2. artigiani e commercianti iscritti alla Gestione INPS artigiani e commercianti;
  3. professionisti con una cassa previdenziale specifica (come avvocati, medici, commercialisti, ecc).

“La percezione che le partite IVA non abbiano alcuna tutela è comprensibile, ma non corrisponde alla realtà normativa. Il vero problema è che non esiste ‘la malattia della partita IVA’: esistono tre sistemi diversi, con regole che non comunicano tra loro”, spiega a Partitaiva.it Nicola Porelli, consulente fiscale e formatore.

Nicola Porelli

Le differenze sono sostanziali. Per alcuni lavoratori è prevista un’indennità economica, mentre per altri la copertura dipende esclusivamente dal regolamento della propria cassa previdenziale o da eventuali polizze integrative.

La tutela pubblica esiste, solo che non è uguale per tutti e, soprattutto, raramente basta a coprire davvero il reddito che viene a mancare quando non si può lavorare – conferma Daniele Fioretti, area manager di Unidea Broker & Assicurazioni –. Molti autonomi lo scoprono soltanto nel momento in cui si trovano costretti a interrompere la propria attività per una malattia o un infortunio”.

Daniele Fioretti

Malattia per gli iscritti alla Gestione separata INPS

I liberi professionisti iscritti alla Gestione separata INPS che, per un certo periodo di tempo, sono incapaci di svolgere la propria attività a causa di degenza ospedaliera o malattia possono richiedere due tipologie di sostegni:

  • l’indennitàdi malattia domiciliare;
  • l’indennità per degenza ospedaliera.

È importante non confondere le due prestazioni. “Molti pensano che il ricovero sia semplicemente una variante della malattia ordinaria, ma non è così. Si tratta di due prestazioni autonome, con requisiti, importi e termini di presentazione della domanda differenti”, chiarisce Porelli.

Indennità per malattia domiciliare

L’indennità di malattia viene riconosciuta ai professionisti iscritti alla Gestione separata che, a causa di una malattia certificata, sono temporaneamente impossibilitati a svolgere la propria attività. L’importo varia in base ai contributi versati nei dodici mesi precedenti e, per gli eventi verificatisi nel 2026, oscilla indicativamente tra 26,80 e 53,61 euro al giorno.

L’indennità spetta per un numero di giornate pari a un sesto della durata complessiva del rapporto assicurativo, con un minimo di 20 e un massimo di 61 giorni nell’anno solare. Gli eventi di durata inferiore a quattro giorni, invece, non sono indennizzabili. Se però la malattia dura almeno quattro giorni, il beneficio viene riconosciuto fin dal primo giorno di assenza.

Secondo Fioretti, si tratta comunque di una tutela limitata: “L’INPS riconosce un’indennità per la malattia domiciliare, ma nella maggior parte dei casi rappresenta solo un sostegno minimo rispetto al reddito che un professionista perde restando fermo”.

Indennità di ricovero ospedaliero

Una delle tutele meno conosciute riguarda la degenza ospedaliera. A differenza della malattia domiciliare, il ricovero dà diritto a una prestazione autonoma che copre tutte le giornate di degenza, compresi gli eventuali periodi di day hospital, fino a un massimo di 180 giorni nell’anno solare. L’importo è significativamente più elevato e, nel 2026, varia da 53,61 a 107,22 euro al giorno, cioè il doppio rispetto all’indennità ordinaria.

“Chi viene ricoverato spesso presenta soltanto la domanda di malattia ordinaria, quando invece dovrebbe richiedere anche la prestazione per la degenza ospedaliera, che ha un importo maggiore, non prevede franchigia e dispone di un plafond autonomo di 180 giorni”, precisa Porelli.

Un’altra particolarità riguarda i pazienti affetti da patologie oncologiche o gravi malattie cronico-degenerative: quando la malattia comporta specifici trattamenti terapeutici certificati, anche i periodi trascorsi a casa possono essere equiparati alla degenza ospedaliera, consentendo di ottenere l’indennità più elevata prevista dalla normativa.

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Malattia per artigiani e commercianti

Diversa è la situazione per i lavoratori che risultano iscritti alla Gestione INPS artigiani e xommercianti. In questo caso, infatti, non è prevista alcuna indennità di malattia ordinaria: in caso di impossibilità a svolgere la propria attività, il lavoratore non percepisce alcun sostegno.

Come spiega Daniele Fioretti, i contributi versati dagli artigiani e dai commercianti servono principalmente a finanziare le prestazioni pensionistiche, mentre per gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali interviene l’INAIL. La malattia comune, invece, resta priva di copertura.

Secondo Nicola Porelli, si tratta della categoria più esposta: “È il segmento più scoperto in assoluto. Molti ignorano anche che la sospensione contributiva prevista dal Jobs Act del lavoro autonomo non si applica agli imprenditori, quindi artigiani e commercianti continuano a versare i contributi anche quando sono costretti a fermarsi per malattia”.

Come tutelare la propria attività

Per questo motivo, gli esperti consigliano di affiancare alle tutele pubbliche strumenti di protezione privata. Tra le soluzioni più utili rientrano le polizze che prevedono una diaria giornaliera in caso di inabilità temporanea o ricovero, le coperture per le patologie gravi e le forme di assistenza sanitaria integrativa offerte dalle associazioni di categoria.

Fioretti sottolinea come queste coperture non servano soltanto a sostituire il reddito perso, ma anche a garantire la continuità dell’attività: “Per una partita IVA rappresentano una delle scelte più concrete per lavorare con maggiore serenità e affrontare eventuali imprevisti senza compromettere l’equilibrio economico dell’attività”.

Porelli aggiunge un consiglio che va oltre l’aspetto assicurativo: per chi gestisce un’impresa è fondamentale pianificare la continuità operativa, individuando in anticipo chi possa subentrare nella gestione dell’attività in caso di assenza del titolare. “L’indennità può compensare una parte del reddito perso, ma non restituisce i clienti che si rischia di perdere durante un lungo periodo di inattività”.

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Le tutele per liberi professionisti iscritti alle casse previdenziali private

Per avvocati, medici, ingegneri, architetti, commercialisti e tutti i professionisti iscritti a un ordine non esiste una disciplina uniforme. Ogni cassa previdenziale stabilisce autonomamente requisiti, importi, durata delle prestazioni e modalità di accesso ai contributi.

“La differenza principale rispetto all’INPS è che le casse ragionano in base al reddito professionale dichiarato e non con criteri forfettari – spiega Porelli –. Questo significa che le indennità possono essere anche più elevate, ma sono generalmente accompagnate da requisiti più stringenti, come anzianità di iscrizione, regolarità contributiva e periodi minimi di inabilità”. Di seguito alcune delle principali tutele previste dalle casse professionali.

Cassa previdenzialeBeneficiariCosa spetta
Cassa forenseAvvocati iscritti, non pensionatiDiaria giornaliera calcolata sulla base dei redditi degli ultimi 3 anni, con un massimo di 365 giorni di indennizzo.
InarcassaIngegneri e architettiIndennità che dipende dal reddito medio degli ultimi due anni e copre il 60% della quota giornaliera fino al 60° giorno di inabilità, e l’80% dal 61° giorno in avanti. 
ENPAMMedici e odontoiatriIndennità parametrata al reddito professionale e alla durata dell’inabilità, secondo il regolamento dell’ente.
CNPADCDottori commercialistiContributo per l’interruzione dell’attività a causa di eventi straordinari. L’importo varia da 1.370 a 2.945 euro mensili, rivalutati annualmente.

*Le regole cambiano da ente a ente: è sempre opportuno consultare il regolamento della propria cassa

Alcune casse riconoscono vere e proprie indennità economiche, altre prevedono contributi assistenziali subordinati alla disponibilità dei fondi, mentre molte affiancano alle prestazioni previdenziali polizze sanitarie collettive che coprono il ricovero ospedaliero con una diaria dedicata.

“Chi è iscritto a una cassa dovrebbe verificare periodicamente non solo il regolamento previdenziale, ma anche le coperture sanitarie integrative comprese nell’iscrizione – osserva Porelli –. Molti professionisti non sanno di avere già diritto a prestazioni che potrebbero rivelarsi molto utili in caso di ricovero”.

Sospensione degli adempimenti fiscali in caso di malattia

Tra le misure meno note introdotte dal Jobs Act del lavoro autonomo c’è anche la possibilità di sospendere alcuni adempimenti fiscali in caso di malattia o grave infortunio. La tutela riguarda i liberi professionisti iscritti ad albi o casse previdenziali che, a causa di ricovero ospedaliero o di gravi impedimenti certificati, non sono in grado di rispettare le scadenze fiscali dei clienti per i quali avevano ricevuto un incarico prima dell’evento.

La sospensione non opera automaticamente: è necessario comunicarla all’Agenzia delle Entrate attraverso la procedura prevista dalla normativa, allegando la documentazione sanitaria e l’elenco degli incarichi professionali interessati. Terminato il periodo di impedimento, il professionista dispone di un termine per regolarizzare gli adempimenti sospesi senza incorrere nelle sanzioni previste.

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Gli errori che possono far perdere l’indennità

A differenza di quanto accade per i lavoratori dipendenti, le tutele previste per le partite IVA non si attivano automaticamente. Ottenere l’indennità richiede il rispetto di requisiti, scadenze e procedure che cambiano in base alla gestione previdenziale di appartenenza.

“Il dipendente si ammala e la macchina si muove da sola; l’autonomo si ammala e deve muoverla lui, proprio nel momento in cui è meno in grado di farlo”, osserva ancora l’esperto. Secondo il consulente fiscale, gli errori più frequenti sono quasi sempre gli stessi e, nella maggior parte dei casi, possono essere evitati.

Pensare che basti il certificato medico

Molti professionisti ritengono che il certificato telematico trasmesso dal medico sia sufficiente per ottenere l’indennità. In realtà non è così. Per gli iscritti alla Gestione separata è necessario presentare un’apposita domanda all’INPS, mentre i professionisti iscritti alle casse private devono seguire le procedure previste dal proprio ente previdenziale.

Aspettare troppo prima di presentare la domanda

Uno degli errori più costosi è rimandare la richiesta fino alla guarigione. Molte casse previdenziali prevedono infatti termini di decadenza molto brevi: in alcuni casi la domanda deve essere presentata entro 10, 60 o 90 giorni dall’evento. Trascorso questo termine, il diritto alla prestazione può andare perso.

Confondere la malattia con il ricovero

Come già visto, per gli iscritti alla Gestione separata la malattia domiciliare e la degenza ospedaliera sono due prestazioni autonome. Presentare soltanto la domanda di malattia ordinaria dopo un ricovero significa rinunciare alla prestazione economicamente più favorevole, che prevede importi più elevati, nessuna franchigia e un plafond separato rispetto ai 61 giorni della malattia ordinaria.

Continuare a lavorare durante il periodo di malattia

L’indennità presuppone l’effettiva sospensione dell’attività lavorativa. Continuare a svolgere prestazioni professionali o emettere fatture durante il periodo indennizzato può comportare la revoca del beneficio e la restituzione delle somme percepite.

Trascurare la regolarità contributiva

Per molte casse previdenziali la regolarità nei versamenti e nelle comunicazioni reddituali rappresenta un requisito essenziale. Anche in presenza di una malattia regolarmente certificata, eventuali irregolarità contributive possono impedire il riconoscimento dell’indennità.

Come richiedere l’indennità di malattia per partite IVA

L’accesso all’indennità non è automatico. Secondo la circolare INPS n. 47 del 21 aprile 2026, i liberi professionisti iscritti alla Gestione separata devono rispettare i seguenti requisiti:

  • essere in possesso di partita IVA attiva al momento della richiesta e risultare regolarmente iscritti alla cassa previdenziale;
  • aver versato almeno un mese di contributi nei 12 mesi precedenti la richiesta;
  • aver dichiarato, nell’anno solare precedente, un reddito soggetto a contribuzione non superiore al 70% del massimale contributivo annuo. Per gli eventi del 2026 il limite corrisponde a 84.424,90 euro.

La domanda deve essere presentata telematicamente all’INPS allegando la certificazione sanitaria ed eventuali ulteriori documenti necessari per accertare le condizioni di salute del lavoratore.

Anche le scadenze meritano particolare attenzione: la domanda per l’indennità di malattia ordinaria può essere presentata entro un anno dalla conclusione dell’evento, mentre per la degenza ospedaliera il termine è molto più breve e scade dopo 180 giorni dalle dimissioni.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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