Il quadro economico italiano del 2026 si muove su un binario ristretto. Tra le nuove tensioni in Medio Oriente e il peso dell’eredità dei bonus edilizi, il Documento di finanza pubblica (DFP) traccia una rotta di prudente consolidamento. Per i professionisti e le piccole e medie imprese (PMI), comprendere questi numeri è una necessità per pianificare investimenti e gestione del personale. Ecco il quadro completo presentato in audizione alla Camera dei deputati oggi.
Indice
Lo scenario macro: la crescita e le tensioni geopolitiche
Il 2025 si è chiuso con un aumento del Pil in volume dello 0,5%. Tuttavia, l’inizio del conflitto in Medio Oriente lo scorso 28 febbraio ha esponenzialmente aumentato l’incertezza internazionale. La variazione acquisita del Pil per l’anno in corso è pari allo 0,3%. I prezzi del petrolio hanno superato i 100 dollari al barile, con picchi di 115; il gas naturale ha registrato un balzo del 59,3% a marzo rispetto a febbraio. Circa i dati sull’inflazione, dopo il minimo di gennaio (+1%), l’indice NIC è risalito all’1,7% a marzo, spinto proprio dai rincari energetici.
I settori dell’economia italiana in crescita
L’analisi congiunturale evidenzia un’Italia a due velocità , con forti differenze tra i diversi comparti produttivi. Quello delle costruzioni resta il comparto più dinamico, con un aumento del valore aggiunto del 1,4% a fine 2025 e un ulteriore incremento della produzione dello 0,5% a febbraio 2026. È l’unico settore dove migliorano le attese sull’occupazione. Il settore farmaceutico, poi, ha trainato l’export con un balzo del +28,5% nel 2025 e continua a crescere anche nel primo bimestre del 2026 (+4,6%). I mezzi di trasporto (esclusi gli autoveicoli) registrano un’ottima performance all’estero con una crescita del 22,2%. La metallurgia vede una crescita delle vendite oltreconfine del 16,5% nel 2025 , con un forte incremento dei prodotti in metallo a inizio 2026 (+24,2%).
Al contrario, raffinazione e chimica sono i comparti che soffrono maggiormente l’instabilità globale, con crolli dell’export rispettivamente del -29,1% e del -6,7% nei primi due mesi del 2026. La manifattura per i beni di consumo ha subito una flessione dell’1,2% nel trimestre dicembre-febbraio. I servizi, pur mostrando un fatturato in lieve crescita in valore (+0,9% a gennaio), segnano un rallentamento in volume (-0,1%) e una crescita del valore aggiunto molto contenuta (+0,1%) rispetto ad altri comparti.
Documento di finanza pubblica: l’ombra del Superbonus e la pressione fiscale
Per le imprese che operano nel settore costruzioni e per i consulenti fiscali, i dati sull’indebitamento netto dello scorso 22 aprile confermano quanto il passato pesi sul presente. Il rapporto deficit/Pil 2025 si è attestato al 3,1%, in riduzione rispetto al 3,4% del 2024.
A pesare è soprattutto il Superbonus. La spesa per il 2025 legata ai crediti d’imposta è stata di poco inferiore a 8,4 miliardi di euro. L’Istat segnala inoltre un aumento dei controlli dell’Agenzia delle Entrate, con sospensioni di crediti per irregolarità . La pressione fiscale, poi, sale ancora: nel 2025 è al 43,1% (dal 42,4% dell’anno precedente).
Imprese, dall’export alle materie prime: i fattori di vulnerabilitÃ
L’industria italiana mostra segnali contrastanti. Se da un lato l’export ha dimostrato resilienza nel 2025 (+3,3% in valore) , il 2026 si è aperto con una contrazione degli scambi nel primo bimestre (-2,2% l’export). L’ISTAT evidenzia dei fattori di vulnerabilità delle PMI italiane:
- il 57,1% dell’import strategico nazionale dipende da Paesi con instabilità politica medio-alta;
- siamo particolarmente esposti sull’energia (gas dall’Algeria al 27%) e sulla metallurgia;
- nella manifattura e robotica, la Cina rimane leader con il 23% delle quote d’import.
A marzo 2026, si registra un peggioramento della fiducia nel commercio al dettaglio , mentre nel settore delle costruzioni gli indicatori risultano in miglioramento. Le attese sull’occupazione tengono solo nelle costruzioni, peggiorando invece nei servizi.
Mercato del lavoro e retribuzioni: il salario reale
Un dato fondamentale per la gestione delle risorse umane nelle PMI riguarda il potere d’acquisto. I fattori che lo influenzano non sono ancora positivi. I rinnovi contrattuali sono in calo: a inizio 2026, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è scesa al 31,7% (nel settore privato solo il 12,7%).
Nel 2025 le retribuzioni contrattuali (+3,1%) sono cresciute più dell’inflazione (+1,7%). Nonostante il recupero, tuttavia, tra il 2021 e il 2025 i salari reali si sono ridotti complessivamente del 7,8%. L’ultimo bollettino ISTAT dimostra, poi, che il costo della vita reale per le famiglie e i professionisti resta elevato.
Carrello della spesa, i rincari di prodotti e servizi
L’inflazione relativa al cosiddetto “carrello della spesa” (beni alimentari, per la cura della casa e della persona) ha registrato una crescita del 2,2% a marzo 2026. A pesare maggiormente sulle tasche dei consumatori sono stati i beni alimentari non lavorati, che hanno segnato un aumento del 4,7%. Sul fronte dei servizi, la dinamica dei prezzi è risultata particolarmente vivace con punte del +3,6% a febbraio e del +2,8% a marzo. Anche i beni energetici, nonostante una riduzione su base tendenziale, hanno mostrato un’improvvisa impennata congiunturale nel solo mese di marzo, crescendo del 5,2% in un solo mese a causa delle tensioni internazionali.















Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it