Consulente del lavoro: di cosa si occupa, requisiti, Partita Iva

Le aziende sempre più spesso si affidano alla figura del consulente del lavoro per gestire e amministrare il personale da un punto di vista legale e burocratico. Leggi la guida per sapere di cosa si occupano i consulenti del lavoro, come diventarlo e quando è necessario aprire la Partita Iva.

di Ilenia Albanese

Revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.

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Consulente del lavoro guida
  • Il consulente del lavoro è il professionista che si occupa di offrire la sua consulenza ad aziende e lavoratori nell’ambito del diritto e del lavoro, occupandosi di questioni legali e burocratiche.
  • In genere opera come libero professionista aprendo la Partita Iva con il codice Ateco 69.20.30: “Attività dei consulenti del lavoro”.
  • Oltre ad aprire la Partita Iva, il consulente del lavoro è obbligato a iscriversi all’ENPACL, Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Consulenti del Lavoro.

Per l’amministrazione del personale, molte aziende si affidano alla figura del consulente del lavoro. Questo professionista, infatti, è specializzato nell’ambito giuslavorativo e compie per conto del datore di lavoro tutti gli adempimenti previsti per la gestione del personale, sia da un punto di vista legale che burocratico.

Si occupa, ad esempio, dell’inquadramento del personale, di gestire le relazioni con enti come INPS e INAIL, oltre a gestire le paghe e gli eventuali contenziosi.

In genere, questa figura professionale lavora da esterno, e quindi apre la Partita Iva individuando il corretto codice Ateco. È, inoltre, obbligato ad iscriversi all’ENPACL, l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per i Consulenti del Lavoro.

Consulente del lavoro: di cosa si occupa

Il consulente del lavoro è un libero professionista che si occupa di consulenza in ambito giuslavorativo e che possiede, quindi, competenze nell’amministrazione del personale subordinato e parasubordinato.

Questa figura professionale si occupa di risolvere le problematiche di inquadramento del personale, gestisce le relazioni, le comunicazioni e le pratiche burocratiche con:

  • i Centri per l’Impiego;
  • la Direzione del Lavoro;
  • l’INAIL;
  • l’INPS;
  • le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Inoltre, in casi di contenzioso il suo compito è anche quella di assistere il giudice, le aziende o i privati. Le principali mansioni del consulente del lavoro si possono riassumere nei seguenti punti:

  • si occupa dell’inquadramento dei dipendenti di un’azienda;
  • assolve gli adempimenti previdenziali e assicurativi;
  • gestisce le paghe e i contributi dei dipendenti dell’azienda;
  • offre consulenze nei contenziosi;
  • offre consulenze in materia di lavoro;
  • offre consulenze tecniche di ufficio o di parte;
  • effettua segnalazioni di denuncia di attività di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo.

I consulenti del lavoro possono avere, quindi, la responsabilità di gestire e amministrare il personale all’interno delle grandi aziende e delle piccole e medie imprese, o PMI,  nel rispetto delle leggi vigenti in materia.

In genere lavorano per conto di aziende private, ma non è escluso che possano operare anche per conto di aziende pubbliche per assolvere agli obblighi di legge in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale.

Consulente del lavoro cosa fa
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Come si diventa consulente del lavoro

Per diventare consulente del lavoro è obbligatorio seguire un iter formativo specifico. Infatti, è importante chiarire che non è possibile diventare consulente del lavoro senza aver conseguito la laurea.

Di conseguenza, è indispensabile seguire percorso accademico, ma non sono previsti particolari limiti sul tipo di laurea. È possibile scegliere tra lauree triennali o completare il percorso di studi con una laurea magistrale.

Invece, per quanto riguarda l’abilitazione alla professione bisogna far riferimento alla legge n.12 del 1979 (“Norme per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro”), dal DPR 148/2011 e dai Regolamenti approvati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Possono essere abilitati alla professione i laureati in scienze giuridiche, economiche e sociali che hanno frequentato una delle seguenti facoltà:

  • Amministrazione aziendale (L-18);
  • Business & Management (L-18);
  • Consulenza del lavoro e gestione delle risorse umane (L-16);
  • Economia (L-33);
  • Economia aziendale (L-18);
  • Management dell’informazione e della comunicazione aziendale (L-18);
  • Scienze dell’amministrazione digitale (L-16).

Durante gli studi è anche necessario svolgere un tirocinio di sei mesi nell’ultimo anno di Università. Un altro requisito è quello di aver svolto un praticantato di 18 mesi presso lo studio di un consulente, per almeno 20 ore settimanali.

A questo segue il superamento l’esame per iscriversi all’Albo dei consulenti del lavoro e ottenere il titolo di “consulente del lavoro”. Di conseguenza, possiamo riassumere i passaggi indispensabili da seguire nei seguenti punti:

  • conseguimento della laurea, con tirocinio;
  • praticantato di 18 mesi;
  • superamento dell’Esame di Stato e iscrizione all’Albo.
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Consulente del lavoro: la Partita Iva

I consulenti del lavoro in genere esercitano la libera professione all’interno del proprio studio professionale o in uno studio di professionisti associati.

Solamente in rari casi il consulente lavora come dipendente, ma soprattutto in medie e grandi imprese. Di conseguenza, solamente in questi ultimi casi non è necessaria l’iscrizione all’Albo per l’esercizio della professione e l’apertura della Partita Iva.

Al contrario, per esercitare la libera professione è obbligatorio:

  • aprire la Partita Iva;
  • iscriversi al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro;
  • iscriversi all’ENPACL – Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Consulenti del Lavoro.

Per l’apertura della Partita Iva occorre semplicemente individuare il codice Ateco relativo all’attività svolta, stabilire quale regime contabile adottare e inviare un modulo all’Agenzia delle Entrate che comunichi l’apertura della Partita Iva.

Tale modulo, ossia il modello AA9/12 per persone fisiche, può essere consegnato all’Agenzia delle Entrate scegliendo una tra le seguenti modalità:

  • online sul sito dell’Agenzia;
  • presso le sedi fisiche;
  • con raccomandata A/R.

Codice Ateco

Il codice Ateco è un codice numerico che lo Stato riferisce in modo univoco a una aspecifica attività commerciale. Questo codice varia in base al tipo di consulenza offerta dal professionista.

Nel caso del consulente del lavoro il codice Ateco da indicare in sede di apertura della Partita Iva è:

  • codice Ateco 69.20.30: “Attività dei consulenti del lavoro”.

A ogni codice Ateco corrisponde un coefficiente di redditività, fondamentale per chi adotta il regime forfettario. La maggior parte dei consulenti, esclusi i consulenti informatici, ha un coefficiente di redditività pari al 78%.

Ciò significa viene riconosciuto un ammontare pari al 22% dei ricavi come “spese forfettarie”, sulle quali non andranno calcolate le imposte e i contributi da versare.

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Regime contabile

Il regime contabile riguarda l’insieme delle regole da osservare e delle imposte da pagare nella gestione della Partita Iva. In Italia i principali regimi sono principalmente due: il regime ordinario e il regime forfettario.

Il regime forfettario è un regime fiscale che offre importanti vantaggi ai professionisti che hanno ricavi fino a 85.000 euro annui.

Questo tipo di regime contabile prevede il pagamento della cosiddetta flat tax, o “imposta sostitutiva”, chiamata così perché va a sostituire tutte le imposte che nel regime ordinario si è obbligati a pagare, che sono IRPEF, IRAP e le varie addizionali.

L’imposta sostitutiva ha un’aliquota pari al 15%. Tuttavia, aprendo una nuova Partita Iva come consulente, tale aliquota è pari al 5% per i primi 5 anni.

Uno degli svantaggi del regime forfettario da considerare è quello di portare in deduzione e in detrazione solamente le spese forfettarie previste dal codice Ateco. Invece, adottando il regime ordinario, è possibile detrarre e dedurre tutte le spese che normalmente possono essere effettuate in relazione all’attività lavorativa.

Regime previdenziale

Come abbiamo visto, per poter svolgere la professione di consulente del lavoro, il professionista è obbligato a iscriversi all’ENPACL, Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Consulenti del Lavoro.

L’Ente, privatizzato in forma di Associazione dal 02/08/1995, ha come scopo principale lo svolgimento di tutte quelle attività finalizzate alla gestione ed erogazione della previdenza e assistenza a favore degli iscritti.

Questo ente previdenziale e assistenziale si occupa, quindi, di tutti i compiti di previdenza, solidarietà e mutua assistenza nei confronti dei professionisti iscritti.                                                                 

L’iscrizione è obbligatoria per tutti gli iscritti agli Albi tenuti dai Consigli Provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. Tale obbligo, invece, non vale per i professionisti iscritti obbligatoriamente ad un altro Ente di previdenza per liberi professionisti.

Infatti, se pur iscritti all’Albo dei Consulenti del Lavoro, sono esonerati dall’obbligo del versamento del contributo soggettivo all’ENPACL. Tale esonero non vale, però, per il contributo integrativo.

Entrando nel merito dei contributi, l’ente prevede tre tipologie di contributi da versare annualmente:

  • contributo soggettivo: pari al 12% del reddito professionale prodotto in forma individuale o associata nell’anno precedente. Per i neoiscritti all’Ente con età inferiore ai 35 anni, per l’anno di iscrizione e per i 4 anni successivi l’aliquota è ridotta al 6%;
  • contributivo integrativo: gli iscritti agli Albi provinciali dei Consulenti del Lavoro devono applicare una maggiorazione del 4% sui compensi relativi all’esercizio dell’attività professionale del Consulente del Lavoro;
  • contributo aggiuntivo: gli iscritti all’Ente, ad eccezione dei pensionati di vecchiaia, possono versare facoltativamente un ulteriore contributo volontario che deve essere pari almeno a 500 euro o multipli. Si aggiungono anche 46,51 euro per il contributo di maternità.
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Quanto guadagna un consulente del lavoro

Il guadagno di un consulente del lavoro è strettamente collegato alle aziende con cui lavora, sia nel caso di professionista autonomo che dipendente. In media in Italia un consulente del lavoro guadagna 37.000 euro lordi annui, con una paga che si aggira intorno ai 19,23 euro l’ora.

Molto dipende anche dall’esperienza del professionista, che può anche arrivare a guadagnare cifre importanti durante la sua carriera.

Va anche tenuto presente che un lavoratore autonomo può costituire uno studio dedicato all’attività, per cui ai guadagni lordi vanno poi tolte le spese per la gestione dell’attività e il mantenimento dello studio.

Consulente del lavoro – Domande frequenti

Che cosa fa il consulente del lavoro?

Il consulente del lavoro è il professionista che gestisce e amministra il personale delle aziende, occupandosi delle comunicazioni con istituti come l’INPS, l’INAIL e i Centri per l’Impiego, oltre che degli eventuali contenziosi. Scopri nell’articolo come diventare consulente del lavoro.

Quale laurea serve per fare il consulente del lavoro?

Per diventare consulente del lavoro è obbligatorio conseguire la laurea triennale o magistrale, essere laureati in scienze giuridiche, economiche e sociali. È anche obbligatorio effettuare il tirocinio di 6 mesi, il praticantato di 18 mesi e superare l’Esame di Stato per iscriversi all’Ordine.

È obbligatoria la Partita Iva per i consulenti del lavoro?

Generalmente i consulenti del lavoro esercitano la libera professione in modo esterno all’azienda. In questo caso è obbligatorio aprire la Partita Iva, iscriversi al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e all’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Consulenti del Lavoro.

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Ilenia Albanese

Esperta di finanza personale e lavoro digitale

Copywriter specializzata nel settore della finanza personale, con esperienza pluriennale nella creazione di contenuti per aiutare i consumatori e i risparmiatori a gestire le proprie finanze.
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Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 25 Aprile 2024
Commercialista dal 🧗🏾‍♀️secondo millennio, innovatore professionale nel terzo millennio🏃🏾‍♂️. Il futuro della professione del commercialista nel mio ultimo libro "dalla società alla rete tra professionisti".

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