Cgia, 3 milioni di lavoratori in meno nei prossimi 10 anni

L'invecchiamento della popolazione, le sfide geopolitiche e l'avvento del digitale sono tra le cause della perdita di lavoratori nei prossimi dieci anni: ecco i dati della Cgia di Mestre.

di Laura Pellegrini

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  • A causa dell’invecchiamento della popolazione in età lavorativa, entro i prossimi 10 anni perderemo circa 3 milioni di lavoratori secondo la Cgia di Mestre.
  • Tra un decennio ci saranno sempre meno giovani e tanti “boomer” che lasceranno il lavoro, causando lo spopolamento di alcuni territori.
  • A pagare il conto maggiore saranno le piccole e medie imprese, costrette a ridimensionare gli organici perché impossibilitate ad assumere.

    La popolazione italiana è destinata ad invecchiare, mentre le nascite continuano a diminuire drasticamente: la fotografia scattata dalla Cgia di Mestre evidenzia come, da qui ai prossimi 10 anni, rischiamo di perdere almeno 3 milioni di lavoratori a causa dell’invecchiamento demografico.

    Mentre i cosiddetti “boomer” si avvicinano alla pensione, ci sono sempre meno giovani che possono prendere il loro posto nelle piccole e medie imprese: il ricambio generazionale non riuscirà a sostenere il cambiamento e nemmeno l’arrivo degli stranieri in Italia potrà risolvere la situazione.

    Di questo passo, si rischia di registrare una frenata del Pil in favore di un aumento delle spese relative alla previdenza sociale, alla sanità e all’assistenza delle persone più anziane.

    3 milioni di lavoratori in meno in 10 anni: i dati

    Se all’inizio del 2024 si potevano contare 37,5 milioni di persone in età lavorativa, ovvero cittadini di età compresa tra 15 e 64 anni, nei prossimi dieci anni questi numeri sono destinati a diminuire: secondo l’elaborazione della Cgia di Mestre1 sui dati ISTAT, entro il 2034 perderemo 3 milioni di unità (-8,1%) della popolazione in età lavorativa.

    Il calo della popolazione attiva è stato registrato in tutte le Regioni italiane (con la Basilicata che dovrà pagare il prezzo più alto di questo invecchiamento demografico) e tra le 107 province che sono state analizzate, soltanto quella di Prato registrerà una variazione assoluta positiva con + 1.269 unità, pari al +0,75%. 

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    Il motivo principale di questa perdita di lavoratori è legato all’invecchiamento della popolazione italiana, ma non solo: i cittadini nati nel periodo del boom economico (i cosiddetti “boomer”) sono ormai prossimi alla pensione e ciò significa che lasceranno presto il loro posto di lavoro.

    Sempre meno giovani riusciranno a sostituire la loro forza-lavoro e a favorire il ricambio generazionale, mentre per le imprese sarà sempre più difficile assumere nuovi lavoratori.

    L’invecchiamento demografico e gli altri cambiamenti in atto

    Se all’invecchiamento della popolazione aggiungiamo anche l’instabilità geopolitica, la transizione energetica e digitale e l’avvento dell’intelligenza artificiale, possiamo comprendere le difficoltà che le piccole e medie imprese stanno affrontando già in questo periodo e che nei prossimi dieci anni potrebbero acuirsi ancora di più.

    L’assunzione di giovani all’interno di aziende artigiane, commerciali o industriali è sempre più difficoltosa proprio per la drastica riduzione delle nascite: ci sono pochi giovani che possono andare a sostituire i lavoratori più “anziani” che sono prossimi alla pensione.

    Se non ci sarà un’inversione di tendenza, secondo le previsioni della Cgia, potremmo andare incontro anche a una riduzione del Pil.

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    Le piccole e medie imprese pagheranno il prezzo più alto

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    In tutta questa situazione, a pagare il prezzo più alto saranno soprattutto le piccole e medie imprese che troveranno ancora più difficoltà nella ricerca del personale e, in alcuni casi, saranno costrette a dei cambiamenti organizzativi per far quadrare i conti.

    Le grandi aziende, invece, potrebbero registrare minori difficoltà nel reperimento del personale, grazie alle maggiori possibilità di offrire stipendi più elevati della media, orari ridotti, benefit e pacchetti di welfare aziendale.

    I pochi giovani che si affacceranno al mercato del lavoro, potrebbero optare per l’ingresso in una grande azienda piuttosto che una piccola realtà imprenditoriale che non è in grado di offrire gli stessi benefits aziendali.

    In una società in cui l’età media della popolazione è più avanzata potrebbero cambiare anche le abitudini e le spese, con la possibilità di assistere a un ridimensionamento del giro d’affari del mercato immobiliare, dei trasporti, della moda e del settore ricettivo. Le Banche, di contro, potrebbero giovare dalla tendenza al risparmio della popolazione più “anziana”.

    1. SOS occupazione, Ufficio Studi CGIA, 13 aprile 2024, cgiamestre.com ↩︎
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    Laura Pellegrini

    Giornalista e content editor

    Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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