Partite IVA, meno della metà sopravvive dopo 5 anni: la guida ai bonus 2026 per salvare le imprese

Come aprire partita IVA nel 2026: la mappa dei nuovi contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso zero

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Avviare e mantenere attiva una partita IVA in Italia è una sfida complessa. Mettersi in proprio in Italia rimane una scelta ad alto tasso di rischio. I dati più recenti pubblicati dal ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e da InfoCamere delineano uno scenario a due facce: se da un lato il numero di nuove aperture si mantiene stabile (con ben 500.341 avviamenti nell’ultimo anno e un boom del regime forfettario che copre il 56,3% delle scelte nel primo trimestre del 2026), dall’altro il mercato impone una dura selezione naturale

Per sostenere le imprese e i liberi professionisti in questo percorso, sono però attive diverse opportunità a livello nazionale: dai sostegni per le attività già avviate ma in difficoltà economica, fino ai contributi a fondo perduto per l’autoimprenditorialità, lo start-up e l’acquisto di beni strumentali.

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Aiuti per le attività in difficoltà: confermato il bonus ISCRO 2026 per le partite IVA

Per i liberi professionisti iscritti alla gestione separata che si trovano ad affrontare un momento di crisi, l’INPS gestisce l’ISCRO (indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa). Si tratta di un ammortizzatore sociale divenuto strutturale a partire dal 1° gennaio 2024 e confermato nel 2026, che consiste in un contributo mensile variabile da un minimo di 255 euro fino a un massimo di 817 euro.

Questa indennità viene erogata per sei mensilità consecutive e può essere richiesta da chi ha subito nel 2025 un calo del reddito da lavoro autonomo pari ad almeno il 70% rispetto alla media dei redditi registrati nel biennio precedente, ovvero il 2023 e 2024. Il reddito da lavoro autonomo dichiarato nel 2025, inoltre, non deve superare la soglia aggiornata a 12.749,18 euro. Infine, è obbligatorio essere iscritti alla gestione separata da almeno tre anni, non percepire l’assegno di inclusione e non essere titolari di pensione diretta.

Le domande per il 2026 sono aperte dal 15 giugno e possono essere inviate fino al 31 ottobre 2026.

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Contributi per start-up e avvio nuove attività

Per chi desidera avviare una nuova impresa, le principali misure nazionali sono gestite da Invitalia, operante su delega del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tra le agevolazioni, che variano a seconda delle caratteristiche anagrafiche del richiedente e della localizzazione geografica dell’attività, quelle attive sono:

  • resto al sud 2.0, misura che si focalizza sulle nuove iniziative imprenditoriali e professionali nel Mezzogiorno. È destinata a persone tra i 18 e i 55 anni, con particolare attenzione agli under 35. Prevede un voucher a fondo perduto fino a 40.000 euro per l’avvio di microattività individuali, importo che può salire a 50.000 euro per transizione ecologica o tecnologie digitali. Per i progetti imprenditoriali più strutturati sono previsti contributi a fondo perduto fino al 75% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 200.000 euro. La misura è accessibile anche alle partite IVA professionali in forma individuale.
  • bonus per l’autoimpiego nel Centro-Nord, misura speculare a Resto al Sud, pensata per colmare il divario territoriale e sostenere l’avvio di attività nel centro e nord Italia. Ne possono beneficiare giovani under 35, donne di ogni età e soggetti in condizioni di svantaggio, come i disoccupati di lunga durata. Offre un voucher a fondo perduto fino a 30.000 euro per le microattività e contributi a fondo perduto fino al 65% per i progetti di maggiori dimensioni, con un massimale di 120.000 euro.
  • ON – Oltre nuove imprese a tasso zero, incentivo senza vincoli di natura geografica rivolto a micro e piccole imprese costituite in prevalenza da under 35 o donne. L’agevolazione finanzia progetti d’impresa fino a 3 milioni di euro. Copre fino al 90% delle spese tramite un mix composto da finanziamento a tasso zero, da restituire in 10 anni, e contributo a fondo perduto che arriva fino al 20% o 35% in base alla linea di intervento. Richiede solitamente la costituzione in forma societaria o di ditta individuale, ma la domanda può essere inoltrata anche da persone fisiche che si impegnano a costituire la società entro le tempistiche previste per l’ammissione.
  • Smart&Start Italia, incentivo riservato in via esclusiva alle startup innovative che risultano iscritte nell’apposita sezione speciale del Registro delle imprese. Finanzia piani d’impresa di importo compreso tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro. Viene offerto un finanziamento a tasso zero a copertura fino all’80% delle spese ammissibili, percentuale che sale al 90% in caso di compagine interamente femminile o composta da giovani sotto i 36 anni. Le startup con sede operativa nel Centro-Sud beneficiano anche di un contributo a fondo perduto in aggiunta, pari al 30% del mutuo.

Come ottenere i bonus prima di aprire la partita IVA

Molti bandi legati all’autoimpiego, come Resto al Sud 2.0 o Autoimpiego Centro-Nord, consentono di presentare la domanda prima della formale apertura della partita IVA. Prima di procedere all’attribuzione del codice ATECO, quindi, è opportuno verificare i requisiti dei bandi per non rischiare l’esclusione dalle linee dedicate ai soggetti ancora da costituire.

È inoltre utile consultare periodicamente i portali delle singole Regioni e delle Camere di Commercio, che attivano regolarmente bandi territoriali a sportello in grado di erogare contributi a fondo perduto fino al 50% per lo start-up d’impresa.

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Agevolazioni per acquisto beni strumentali: come funziona la Nuova Sabatini

Le PMI e le partite IVA già costituite che hanno bisogno di investire in impianti, macchinari, attrezzature e tecnologie digitali possono invece fare affidamento sulla Nuova Sabatini 2026. L’incentivo concede un contributo statale che ha lo scopo di abbattere parzialmente gli interessi maturati sui finanziamenti bancari o sui leasing associati. Per quanto riguarda gli investimenti in tecnologie digitali e sistemi definiti “4.0”, il tasso di riferimento dell’agevolazione è pari al 3,575%.

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Il mercato in Italia: chi apre e chi sopravvive?

Per comprendere le sfide dell’autoimprenditorialità è utile guardare al contesto tracciato dai dati pubblicati dal MEF e da InfoCamere. Nel corso dell’anno precedente, in Italia sono state aperte 500.341 nuove partite IVA, registrando una crescita dello 0,4%. I dati preliminari relativi al primo trimestre dell’anno corrente mostrano tuttavia una lieve flessione strutturale del 2,2% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, con 184.895 nuove aperture.

Boom del regime forfettario

Il regime forfettario è il pilastro per chi avvia una libera professione o una ditta individuale. Nell’ultimo anno solare, 242.529 soggetti hanno aderito alla flat tax, pari al 48,5% del totale degli avviamenti. Nel primo trimestre di quest’anno, la percentuale di chi sceglie questo regime agevolato è arrivata al 56,3%.

Dal punto di vista della forma giuridica, prevale la persona fisica (68,5%), mentre le società di capitali seguono al 25,1%. A livello di genere c’è una predominanza maschile (60,3%). Per quanto riguarda l’anagrafica, i giovani fino a 35 anni aprono il 50,2% delle nuove attività, seguiti dalla fascia 36-50 anni che si assesta al 29,7%.

I settori più dinamici risultano le attività professionali (16,6%), il commercio (16%) e le costruzioni (9,6%). Le crescite maggiori si osservano nella sanità e assistenza sociale (+16%) e nei servizi alla persona (+11,1%).

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Quante sono le partite IVA che chiudono in Italia

I dati anagrafici rivelano però un forte tasso di chiusura precoce. La percentuale di aziende che rimane attiva dal primo al quinto anno si riduce costantemente:

  • dopo 1 anno, il tasso di sopravvivenza dell’82,2% (chiude il 17,8% delle attività);
  • dopo 2 anni, il tasso di sopravvivenza del 73,0% (chiude il 27,0%);
  • dopo 3 anni, il tasso di sopravvivenza del 64,0% (chiude il 36,0%);
  • dopo 4 anni, il tasso di sopravvivenza del 55,4% (chiude il 44,6%);
  • dopo 5 anni, il tasso di sopravvivenza del 48,2% (chiude il 51,8%).

Lo scoglio maggiormente critico risiede tra il terzo e il quinto anno. InfoCamere segnala persino che il 2,7% delle aziende smette di operare entro lo stesso anno solare di nascita.

I settori più fragili e quelli più resilienti

Il commercio all’ingrosso e al dettaglio vanta in assoluto la quota più alta di chiusure repentine. Di contro, le attività dei servizi ICT avanzati, le attività professionali e il comparto delle costruzioni, spinto dalle commesse per l’efficientamento – hanno indici di resilienza sopra la media nei primi 24 mesi.

Il Nord Italia ha tassi di sopravvivenza superiori alla media grazie a una domanda più solida e un tessuto economico più denso. Il Sud e le Isole registrano invece una notevole dinamicità iniziale, aiutata dagli incentivi all’autoimpiego, a cui però fa da contrappeso un altissimo tasso di mortalità precoce delle imprese.

La fragilità del sistema si spiega anche perché il 92,4% delle nuove realtà è catalogabile come micro-attività. Queste realtà hanno spesso una bassa capitalizzazione di partenza e subiscono duramente sia i ritardi nei pagamenti sia le fluttuazioni del mercato, fattori che assieme alla mancanza di pianificazione finanziaria costituiscono le prime cause di chiusura.

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