Bonus nido 2026, rimborsi INPS più veloci da luglio: ecco cosa cambia e cosa devono fare i genitori

La guida completa su cos'è il bonus, come funziona, quali sono gli importi basati sull'ISEE e cosa cambia dopo le ultime disposizioni normative.

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A decorrere da luglio 2026, l’INPS disporrà di un database aggiornato delle strutture (e dei servizi per l’infanzia equivalenti) che consentono di richiedere il bonus nido. L’agevolazione continua a essere riconosciuta come rimborso per le spese di frequenza degli asili o il supporto domiciliare, ma la procedura è stata semplificata. L’ultimo intervento, a tal proposito, è stato quello del decreto Lavoro, che consentirà di velocizzare e semplificare notevolmente i controlli e il procedimento di pagamento. Cosa cambia, lo ha spiegato l’INPS con un messaggio pubblicato il 6 luglio 2026.

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Chi può richiedere il bonus nido nel 2026

Il bonus nido può essere richiesto dai genitori per il pagamento delle rette degli asili, sia pubblici che privati, frequentati dai propri figli (nati, adottati o affidati) di età compresa tra gli 0 e i 3 anni (fino al mese di agosto dell’anno in cui il minore compie il terzo anno d’età).

In alternativa, il bonus può essere richiesto come contributo per forme di assistenza domiciliare (es. baby sitter) a favore di minori di meno di 3 anni affetti da gravi patologie croniche che impediscono la frequenza del nido.

Il funzionamento prevede che le famiglie anticipino il pagamento delle rette mensili per poi richiedere il rimborso all’INPS tramite procedura telematica. È possibile presentare una domanda per ciascuna delle 11 mensilità (da gennaio a dicembre) oppure richiedere le somme in un’unica soluzione alla fine, ma tassativamente entro il 31 dicembre dell’anno in corso. Il rimborso viene accreditato mensilmente da INPS seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle domande.

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Importi e requisiti

L’importo massimo spettante può raggiungere i 3.000 euro annui (senza maggiorazione legata al reddito), ma la cifra esatta è determinata in base all’ISEE minorenni in corso di validità. Le fasce di contribuzione previste per il 2026 sono le seguenti:

Fascia ISEEContributo totale annuoImporto massimo mensile (fino a 11 mensilità)
Fino a 25.000 €3.000 €272,72 €
Da 25.001 a 40.000 €2.500 €227,27 €
Oltre 40.000 € (o in assenza di ISEE valido)1.500 €136,37 €

Maggiorazione fino a 3.600 euro

È prevista una maggiorazione per i nuclei familiari con ISEE fino a 40.000 euro in cui sia presente un minore di 3 anni e vi sia già almeno un altro figlio di età inferiore ai 10 anni. In questo caso specifico, il bonus sale a 3.600 euro annui (erogati in 10 rate da 327,27 euro e una da 327,30 euro).

In ogni caso, l’importo rimborsato dall’INPS non può mai superare la spesa effettivamente sostenuta per la retta mensile (comprensiva di quota mensile, pasti e tasse scolastiche). Se la famiglia presenta la domanda senza un ISEE valido, riceverà la quota minima di 1.500 euro e l’importo verrà poi adeguato a partire dalla data di presentazione dell’indicatore aggiornato.

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Novità 2026

Dal 2026, come chiarito dall’INPS, il bonus non si limita ai soli asili nido in senso stretto, ma include tutte le strutture rientranti nei servizi educativi per l’infanzia come sezioni primavera, spazi gioco e centri per bambini e genitori. L’unico requisito richiesto è che la struttura (pubblica o privata) sia in possesso di un regolare titolo abilitativo all’esercizio dell’attività.

Inoltre, le domande presentate a partire dal 1° gennaio 2026 non devono più essere ripetute da zero ogni anno. Una volta accettata, la richiesta resta valida fino al compimento dei 3 anni del bambino. Tuttavia, ogni anno il genitore deve effettuare la prenotazione delle mensilità, accedendo al portale INPS per indicare i mesi per i quali intende chiedere il rimborso e procedere poi al caricamento delle relative ricevute.

Cosa cambia da luglio

A completare il quadro di semplificazione interviene l’ultima novità normativa introdotta dal decreto Lavoro (art. 6, comma 5-bis) che impone agli enti locali, a decorrere dal 1° luglio 2026, di comunicare direttamente all’INPS il codice fiscale e gli elementi identificativi di tutte le strutture pubbliche e private che hanno l’autorizzazione o la licenza per operare sul proprio territorio. Per il primo invio, che serve a mappare l’esistente, i Comuni hanno tempo fino al 1° settembre 2026 per trasmettere tutti i dati accumulati fino a quel momento.

Grazie a questo scambio diretto di dati, l’Istituto previdenziale disporrà di una banca dati aggiornata sulle strutture autorizzate e non dovrà procedere ad ulteriori verifiche, riducendo i tempi del rimborso.

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Come presentare la domanda e documenti da allegare

La domanda può essere inoltrata in autonomia dai genitori tramite il portale web dell’INPS oppure richiedendo l’assistenza gratuita di un ente di patronato.

Alla richiesta vanno allegati i seguenti documenti:

  • codice fiscale del richiedente e del minore;
  • denominazione e la partita IVA dell’asilo nido;
  • IBAN del richiedente per l’accredito del bonus;
  • la documentazione che provi il pagamento di almeno una retta (ricevuta, fattura quietanzata, bollettino o attestazione del datore di lavoro/asilo). Per gli asili pubblici a pagamento posticipato, basta l’iscrizione o l’inserimento in graduatoria;
  • le ricevute dei mesi successivi (da caricare man mano, in quanto il sistema non permette l’inserimento per mensilità non specificate).
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