L’Agenzia delle Entrate segnala una nuova truffa, allerta sui rimborsi fiscali: come riconoscere l’email che svuota il conto

Nel mirino ci sono in particolare professionisti e PMI che gestiscono quotidianamente flussi finanziari e dati sensibili.

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L’Agenzia delle Entrate ha segnalato una nuova campagna di phishing. Imprese e liberi professionisti stanno ricevendo false email che sfruttano il nome e il logo dell’amministrazione finanziaria per trarre in inganno gli utenti, e che promettono presunti rimborsi legati alla dichiarazione dei redditi e al modello 730/2026. L’ente si è dichiarato totalmente estraneo a queste comunicazioni e ha diffuso una nota spiegando come distinguere le comunicazioni autentiche da quelle contraffatte.

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Come funziona la truffa dei falsi rimborsi fiscali

La truffa inizia con la ricezione di un’email la cui veste grafica imita alla perfezione i messaggi istituzionali dell’Agenzia delle Entrate. Lo stile grafico è identico a quello delle comunicazioni ufficiali, mentre l’oggetto richiama immediatamente l’attenzione su un beneficio economico, come ad esempio: “notifica di rimborso fiscale” o “accredito rimborso modello 730/2026”.

Nel testo viene solitamente specificato un importo (spesso di poche centinaia di euro per risultare verosimile) e viene inserito un pulsante o un link colorato con diciture come “accedi ai servizi” o “verifica il rimborso”. Una volta cliccato il link, però, il processo si sposta su un sito esterno, dove viene inizialmente mostrato un modulo in cui inserire nome, cognome, indirizzo e codice fiscale. Poiché si tratta di dati che l’Agenzia delle Entrate possiede già, questa richiesta serve ai criminali per profilare la vittima e rendere il passaggio successivo più credibile.

Una volta confermato il profilo, appare una schermata tecnica che richiede il metodo di accredito. È qui che viene chiesto di inserire il numero della carta (incluso il codice CVV) o le credenziali dell’home banking. A questo punto, l’utente ha di fatto fornito ai truffatori i dati sensibili per accedere ai propri risparmi. Quindi, invece di ricevere un bonifico, vedrà svuotarsi il conto corrente.

I danni possono essere immediati, con prelievi non autorizzati, o differiti, attraverso l’utilizzo dei dati personali per attivare contratti o finanziamenti a nome della vittima.

Come riconoscere la falsa email dell’Agenzia delle Entrate

Fermarsi a riflettere e porsi le domande giuste è il primo scudo di difesa per un’azienda. Per smascherare il tentativo di phishing, è necessario prestare attenzione prima di tutto all’indirizzo di posta elettronica, che richiama formalmente l’Agenzia delle Entrate, ma che a un controllo accurato non appartiene in alcun modo ai domini istituzionali dell’ente.

Inoltre, bisogna ricordare che l’Agenzia delle Entrate non richiede mai i numeri delle carte di credito o di debito, né richiede le coordinate bancarie tramite email o utilizza link esterni per avviare procedure di rimborso o per richiedere dati personali. L’unica modalità sicura per verificare l’effettiva presenza di crediti fiscali o rimborsi consiste nell’accedere autonomamente all’area riservata del portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.

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Cosa fare se si riceve l’email

Nel caso in cui si riceva un’email sospetta relativa a presunti rimborsi fiscali, è importante non cliccare su alcun collegamento ipertestuale presente all’interno del testo, poiché tali indirizzi conducono a pagine web clonate e progettate per ingannare i destinatari. Inoltre, non deve essere compilato alcun modulo online né vanno scaricati allegati, se presenti.

Il messaggio fraudolento va immediatamente cestinato e rimosso dalla casella di posta elettronica, così da azzerare il rischio di aperture o consultazioni accidentali successive. Qualora un collaboratore aziendale o il professionista stesso sia caduto nel tranello inserendo i propri dati, è fondamentale agire con la massima tempestività per evitare gravi conseguenze, quindi denunciare tempestivamente l’accaduto agli organi di sicurezza competenti e contattare la propria banca per disporre il blocco immediato delle carte e l’inibizione dell’accesso al conto.

Avendo ceduto codice fiscale, numero di telefono e anagrafica, i criminali dispongono del materiale utile per tentare la clonazione dell’identità digitale. Sarà essenziale monitorare con estrema attenzione qualsiasi attività anomala sui propri profili certificati e prestare massima attenzione alle successive comunicazioni sospette che potrebbero sfruttare i dati già sottratti per perfezionare la truffa.

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