Tax credit per il cinema, il governo taglia i fondi e introduce un tetto massimo: ecco le nuove aliquote e gli importi

Il sistema dice addio al modello a sportello (aperto) per passare a uno a budget chiuso

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Un nuovo decreto ministeriale riscrive le regole del tax credit per il cinema, il credito d’imposta che permette alle case di produzione di recuperare una parte delle spese sostenute per i film. Infatti, se in passato l’agevolazione fiscale si attestava stabilmente sul 40%, oggi il governo ha deciso di tracciare una linea netta, tagliando le risorse complessive e prevedendo criteri d’accesso più severi per una maggiore tenuta dei conti pubblici.

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A chi spetta il tax credit cinema

Il credito d’imposta non è solo per chi gira il film, ma copre tutta la filiera. Infatti possono richiederlo le imprese italiane che producono film, serie TV, documentari o animazione, ma anche chi si occupa di distribuzione, ovvero di portare il film nelle sale o sulle piattaforme (spese di marketing e programmazione). Il tax credit spetta anche ai proprietari di cinema che ristrutturano le sale o investono in nuove tecnologie e alle aziende in generale – anche non del settore – che investono nel cinema. Le stesse regole di accesso valgono anche per le produzioni estere, cioè per le società italiane che forniscono servizi a film stranieri girati in Italia (es. i grandi blockbuster americani a Roma o Venezia).

Requisiti

Condizione necessaria per ottenere l’agevolazioni è che l’opera sia riconosciuta come prodotto culturale italiano. In particolare, è il ministero della Cultura (MIC) che caluta se il progetto ha un valore culturale o artistico (esiste un test a punteggio basato su cast, troupe e location). Inoltre, per evitare frodi, ogni euro speso deve essere tracciato e certificato da revisori contabili. Il mancato adempimento di questo obbligo comparta la perdita del beneficio.

Cosa cambia nel 2026

Con la manovra 2026, l’esecutivo ha deciso di rendere la spesa pubblica prevedibile e spingere le imprese verso una maggiore efficienza produttiva. Da qui, le modifiche al fondo cinema e audiovisivo, cui accesso non è più aperto e automatico. Mentre, cioè, in passato chiunque aveva i requisiti riceveva i soldi, adesso il nuovo modello prevede un sistema a graduatoria e a sportello chiuso. Inoltre, sono stati introdotti tetti massimi perché negli anni passati la spesa era lievitata a cifre insostenibili. Ora, oltre ai requisiti tecnici, conta anche la velocità di presentazione della domanda e la solidità del piano finanziario della società.

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I tagli al fondo: i numeri della riforma

La riduzione delle risorse è progressiva e punta a stabilizzarsi nel prossimo biennio. Nel dettaglio, nel 2026 la dotazione scende a 610 milioni di euro (rispetto ai 700 milioni dell’anno precedente), ma è dal 2027 che il fondo subirà un’ulteriore contrazione, fissandosi a 500 milioni di euro. Una volta esaurito il budget annuale, non verranno accettate nuove richieste per quell’esercizio fiscale.

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Le nuove aliquote

Rispetto all’aliquota unica pari al 40%, la riforma introduce diverse aliquote, che variano a seconda del tipo di produzione. Spetta un tax credit del 30% ai produttori indipendenti, mentre la percentuale scende al 20% in caso di produzioni più grandi (non indipendenti). Resta invece confermata al 40% l’aliquota solo per le produzioni internazionali che scelgono l’Italia (per mantenere l’attrattività del Paese nei confronti delle grandi major).

Per le produzioni TV e web (serie e contenuti digitali), l’aliquota base scende dal 25% al 20%, mentre quella maggiorata (riservata a opere con particolari requisiti culturali o tecnici), passa dal 35% al 30%.

In caso di distribuzione nazionale, le aliquote variano dal 30% all’80% (a seconda della tipologia di film e del numero di sale). Solo per le società di distribuzione internazionali il credito d’imposta resta fisso al 30%, ma può salire fino al 60% se a richiederlo sono le sale cinematografiche per ristrutturazioni, nuove aperture o adeguamenti tecnologici. Infine, per le industrie tecniche e post-produzione, lo sconto va dal 15% al 30% per l’innovazione tecnologica, ed è pari al 25% per la produzione di videogiochi italiani.

Con il fondo ridotto a 610 milioni per il 2026, l’abbassamento delle aliquote serve tecnicamente a permettere a più imprese di accedere al beneficio, pur ricevendo singolarmente una cifra minore.

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Tetto massimo

Un’altra novità del 2026 è l’introduzione di un tetto massimo di credito d’imposta (il cosiddetto cap) per ogni singola impresa. Questa misura è pensata per tutelare le piccole e medie produzioni. Senza un tetto, le grandi major internazionali o i colossi della distribuzione potrebbero esaurire rapidamente i fondi. Con i nuovi massimali, invece, ogni azienda ha un limite invalicabile di benefici ottenibili in un anno, garantendo una distribuzione più democratica delle risorse.

Nel dettaglio, per il cinema la spesa massima prevista è 4 milioni di euro per opera (che possono salire a 6 milioni in caso di coproduzioni internazionali). Per TV e web è di 15 milioni di euro complessivi per progetto.

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Come di ottiene il tax credit cinema nel 2026

A differenza del passato, tax credit cinema nel 2026 non è più un automatismo basato solo sul possesso dei requisiti, ma va presentata apposita richiesta tramite il portale del MIC. L’introduzione di un budget delimitato rende la velocità di invio fondamentale. Le imprese devono presentare una domanda preventiva e allegare: il piano finanziario dettagliato dell’opera, il preventivo di spesa e la sceneggiatura e i contratti che attestino la disponibilità dei diritti e della regia.

Una volta inviata, il ministero verifica la copertura economica residua e comunica l’importo prenotato. Se i fondi per l’anno in corso sono esauriti, l’impresa dovrà attendere l’apertura della finestra successiva. Solo a opera conclusa, infatti, può essere inviata la domanda definitiva.

A questo punto, il MIC analizza il rendiconto finale e, in caso di esito positivo, emana il decreto di riconoscimento del credito d’imposta. Da questo momento, il credito diventa disponibile nel cassetto fiscale della società e può essere utilizzato per la compensazione tramite modello F24. Questo significa che la società non riceve un bonifico, ma può smettere di versare altre imposte (come IVA, IRES o i contributi previdenziali dei dipendenti) fino a esaurimento della cifra spettante.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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