Il dipartimento delle Finanze ha aperto il 21 ottobre una consultazione pubblica sul regime forfettario. Resterà attiva fino al 18 novembre e si rivolge direttamente ai contribuenti che applicano o hanno applicato il regime.
L’oggetto, però, non è quello che il titolo lascerebbe supporre. La consultazione riguarda l’innalzamento a 85.000 euro della soglia dei ricavi: non un aumento futuro, ma quello già avvenuto quasi quattro anni fa.
Consultazione pubblica regime forfettario: cosa si sta valutando davvero
Il documento di consultazione ricostruisce la storia della soglia. Al momento dell’introduzione del regime, la legge di stabilità 2015 prevedeva limiti di ricavi e compensi differenziati in funzione dell’attività esercitata. La legge di stabilità 2016 li ha innalzati, con valori variabili da 30 mila euro per le attività professionali a 50 mila euro per il commercio all’ingrosso e al dettaglio. La legge di Bilancio 2019 ha introdotto, dal periodo d’imposta 2019, un limite unico di 65 mila euro indipendente dall’attività. E l’articolo 1, comma 54 della legge di bilancio 2023 lo ha portato da 65 a 85 mila euro.
È su quest’ultimo passaggio che il dipartimento chiede di esprimersi. Si tratta, in sostanza, di una verifica dell’impatto della regolamentazione: una valutazione a posteriori degli effetti prodotti da una misura già in vigore. Chi si aspetta una consultazione sull’innalzamento a 100 mila euro di cui si discute per la prossima manovra, quindi, resterà deluso.
Le sei domande del questionario
La partecipazione consiste nella compilazione di un questionario di sei domande, quattro a risposta chiusa e due libere, queste ultime in un massimo di dieci righe ciascuna:
La prima chiede quale fosse la situazione del contribuente rispetto al regime forfettario prima del 2023, con due opzioni: non fruiva del regime, oppure ne fruiva già. La seconda, riservata a chi non ne fruiva, chiede se l’innalzamento della soglia a 85.000 euro sia stato un fattore determinante per accedervi. Le risposte possibili sono tre: sì; no, ne avrei fruito in ogni caso; no, non ne ho fruito comunque.
La terza, riservata a chi già vi aderiva, chiede se l’innalzamento abbia consentito maggiori possibilità di espandere o sviluppare l’attività rispetto al periodo in cui la soglia era più bassa.
La quarta, per chi attualmente applica il regime, chiede quale fattore abbia influenzato maggiormente la decisione di aderirvi: semplificazione e minori adempimenti amministrativi, convenienza economica oppure altro da specificare.
La quinta è a risposta libera e chiede se l’innalzamento della soglia abbia avuto un impatto sull’attività e di che tipo. La sesta, anch’essa libera, chiede come la misura possa essere ulteriormente migliorata, suggerendo di considerare aspetti quali la semplificazione, l’efficacia e la sinergia con altre norme o agevolazioni.
L’ultima domanda è quella che conta
La sesta domanda è forse l’unica che merita la partecipazione perché guarda al futuro: non circoscrive il tema alla soglia, ma invita a indicare come la misura possa funzionare meglio nel suo complesso.
Significa che chi applica il regime forfettario ha a disposizione, fino al 18 novembre, un canale istituzionale per far arrivare al dipartimento delle Finanze le proprie osservazioni. Possono riguardare la soglia dei ricavi, ma anche altro: il limite di 20.000 euro per le spese di personale, le cause ostative, il trattamento previdenziale, la mancata deducibilità dei costi effettivi, l’impossibilità di utilizzare le detrazioni IRPEF.
È una finestra breve e coincide con le settimane in cui si decide la manovra.
Il dibattito pubblico sull’innalzamento della soglia a 100 mila euro
A proposito dell’ipotesi dell’innalzamento della soglia da 85 a 100 mila euro, di cui si continua a discutere nonostante il vincolo europeo, rileggendo bene le domande precedenti, anche la quarta potrebbe orientare l’intervento futuro.
Se prevarrà la semplificazione, allora un innalzamento della soglia fiscale che lasciasse fuori l’IVA, come sarebbe inevitabile per il vincolo europeo, risolverebbe poco: il contribuente otterrebbe l’aliquota agevolata ma perderebbe l’esonero dagli adempimenti. Se prevarrà la convenienza economica, l’innalzamento avrebbe senso anche in forma parziale. È un nodo che il dibattito pubblico affronta raramente e che adesso viene posto in modo diretto a chi il regime lo applica.
Chi può partecipare e come
La consultazione è online e si rivolge ai contribuenti che applicano o hanno applicato il regime agevolato. Si partecipa compilando il questionario disponibile sul sito del dipartimento delle Finanze, nella sezione dedicata alle consultazioni pubbliche aperte, entro il 18 novembre 2026.
Il regime forfettario oggi
Per inquadrare le domande, conviene ricordare le condizioni vigenti del regime forfettario. Il documento di consultazione le riepiloga: il regime riguarda i contribuenti persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arte o professione in forma individuale, a condizione che nell’anno precedente non abbiano conseguito ricavi o compensi superiori a 85.000 euro, non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro superiori a 20.000 euro e non incorrano nelle cause ostative previste dal comma 57.
Il documento contiene anche un’informazione che vale oltre la consultazione: dal 1° gennaio 2027 il regime forfettario non sarà più disciplinato dai commi da 54 a 89 della legge 190 del 2014, ma dagli articoli da 232 a 243 del decreto legislativo n.117 del 19 giugno 2026, il testo unico delle imposte sui redditi consultabile attraverso l’app TrovaTU.
Domande frequenti
No. Riguarda gli effetti dell’innalzamento da 65 mila a 85 mila euro disposto dalla legge di Bilancio 2023.
I contribuenti che applicano o hanno applicato il regime forfettario.
Entro il 18 novembre 2026. La consultazione è aperta dal 21 ottobre.
Compilando il questionario online disponibile nella sezione delle consultazioni pubbliche del sito del dipartimento delle Finanze.
Sei: quattro a risposta chiusa e due libere, con un massimo di dieci righe ciascuna.
Sì. L’ultima domanda chiede espressamente come la misura possa essere ulteriormente migliorata.
Sì. L’innalzamento a 100 mila euro è un’ipotesi legata alla manovra, non ancora contenuta in alcun testo.













Ivana Zimbone
Direttrice responsabile