Da settembre il dibattito sulla manovra ruota attorno a due misure che interessano chi ha partita IVA: l’estensione dell’aliquota IRPEF del 33% fino a 60.000 euro e l’innalzamento della soglia del regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro. Il primo documento ufficiale che quantifica la manovra è stato trasmesso alla Commissione europea il 15 ottobre. Nessuna delle due misure vi compare.
Non è una dimenticanza: il Documento programmatico di bilancio per il 2027, deliberato dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre, non attribuisce gli importi alle singole misure. Dice però quante risorse vanno al capitolo fiscale nel suo complesso e, proprio questo numero, merita attenzione.
DPB 2027, alle misure fiscali lo 0,09% del PIL
La tavola che riepiloga l’impatto della manovra assegna alle misure fiscali lo 0,09% del PIL per il 2027. È la dotazione più bassa fra le voci di impiego, insieme a un fondo straordinario destinato a coprire le sentenze.
| Voce di impiego, DPB 2027 | 2027 | 2028 | 2029 |
|---|---|---|---|
| Politiche per la famiglia e spesa sociale | 0,21% | 0,12% | 0,11% |
| Difesa | 0,19% | 0,20% | 0,03% |
| Sostegno alle imprese | 0,14% | 0,18% | 0,13% |
| Infrastrutture | 0,13% | 0,15% | 0,04% |
| Sanità | 0,10% | 0,08% | 0,07% |
| Misure fiscali | 0,09% | 0,21% | 0,16% |
| Fondo sentenze, una tantum | 0,08% | — | — |
| Altre spese e interventi | 0,03% | 0,04% | 0,08% |
| Enti territoriali | 0,01% | 0,01% | 0,02% |
Il Fisco riceverà meno della metà di quanto andrà alle politiche per la famiglia, meno della difesa, meno del sostegno alle imprese e meno delle infrastrutture. Il totale degli impieghi per il 2027 vale lo 0,98% del PIL.
La differenza con il DPB 2026
Il DPB per il 2026 non aveva una voce generica dedicata al Fisco. Ne aveva tre, tutte intitolate e tutte quantificate.
| Voce, DPB 2026 | 2026 |
|---|---|
| Riduzione aliquote IRPEF | 0,12% |
| Riduzione del carico fiscale sul lavoro | 0,09% |
| Altre misure fiscali | 0,07% |
| Totale fisco | 0,28% |
Messe insieme valevano lo 0,28% del PIL ed erano la destinazione più consistente dell’intera manovra, davanti al sostegno alle imprese allo 0,13%, alla sanità allo 0,09% e alle politiche per la famiglia allo 0,07%. Quel documento indicava la riduzione delle aliquote IRPEF allo 0,12% anche per il 2027 e per il 2028: una misura già definita, con un profilo stabile sul triennio.
Nel documento di quest’anno quelle tre righe sono sparite e al loro posto ce n’è una sola, intitolata “misure fiscali”, senza ulteriore specificazione. Adesso, dunque, si conosce solo la dotazione complessiva e non l’intervento.
Inoltre, il DPB dello scorso anno indicava la riduzione delle aliquote IRPEF allo 0,12% del PIL anche per il 2027. Nel documento di quest’anno, per lo stesso anno, l’intera voce “misure fiscali” vale lo 0,09%: meno di quanto era stato previsto dodici mesi fa per la sola IRPEF. Ciò può significare che quella misura sia stata assorbita nella voce generica con una dotazione ridotta, oppure che la previsione sia cambiata: sarà il disegno di legge a sciogliere il dubbio.
Le previsioni per il 2028
Le misure fiscali sono l’unica voce che cresce in modo marcato dopo il primo anno: dallo 0,09% del 2027 passano allo 0,21% nel 2028, diventando la voce di impiego più consistente in assoluto, per poi assestarsi allo 0,16% nel 2029. Tutte le altre, nello stesso periodo, calano o restano stabili.
L’intervento fiscale, quindi, non è stato ridimensionato: è stato semplicemente scaglionato. Nel primo anno vale poco più di un terzo di quanto previsto per il secondo. Per chi ha partita IVA è una differenza sostanziale e non di principio: una misura che entra a regime nel 2028 produce effetti sulla dichiarazione presentata nel 2029, non su quella dei prossimi mesi.
DPB 2027, cosa cambia per le partite IVA
Per le partite IVA in regime forfettario la riduzione delle tasse prevista nella manovra 2027 non avrà grande impatto. Chi applica il regime forfettario non paga l’IRPEF: paga un’imposta sostitutiva che prende il posto dell’IRPEF e delle addizionali. Qualunque cosa accada agli scaglioni, dalla riduzione delle aliquote, al forfettario non arriva alcun beneficio.
L’unica misura annunciata che lo riguarderebbe davvero è l’innalzamento della soglia di ricavi da 85.000 a 100.000 euro. Ma nel documento il regime forfettario non è mai nominato e quella misura incontra un ostacolo che non dipende dal governo italiano: la soglia degli 85.000 euro deriva dalla direttiva IVA, che fissa a quell’importo il tetto massimo per la franchigia delle piccole imprese. Alzarla richiede una rinegoziazione europea, oppure la scelta di disallineare il limite fiscale da quello rilevante ai fini IVA.
Per chi è in regime ordinario il ragionamento è opposto. L’estensione dell’aliquota del 33% fino a 60.000 euro, se arrivasse, sposterebbe il punto di pareggio fra i due regimi: per un professionista con costi reali elevati l’ordinario diventerebbe più conveniente di quanto non sia oggi. Ma con una dotazione dello 0,09% nel primo anno e il grosso rinviato al 2028, l’effetto non si avrebbe comunque nel 2027.
La scadenza del limite dei redditi da lavoro dipendente
Mentre si discute di allargare il regime forfettario dall’alto, c’è una soglia che potrebbe restringerlo dal basso e di cui si parla troppo poco.
Chi applica il forfettario non deve aver percepito, nell’anno precedente, redditi di lavoro dipendente e assimilati oltre un determinato limite. La soglia prevista dalla legge è di 30.000 euro. I 35.000 euro di cui si parla abitualmente sono un innalzamento temporaneo, introdotto dalla legge di bilancio 2025 per il solo 2025 ed esteso al 2026 dalla legge di bilancio successiva.
Nessuna disposizione attualmente copre il 2027. E nel Documento programmatico di bilancio non c’è traccia di una nuova proroga, né poteva esserci, dato che il testo non nomina alcuna misura. La platea interessata è composta da chi ha un reddito da lavoro dipendente o assimilato compreso fra 30.000 e 35.000 euro e affianca un’attività in regime forfettario. Il dipendente con una seconda attività, il pensionato con una partita IVA, il professionista che mantiene un impiego part-time.
Per questi contribuenti la verifica si farà sui redditi percepiti nel 2026, cioè su quelli che si stanno maturando adesso. Ed è il paradosso che il documento mette in evidenza senza volerlo: si discute pubblicamente di portare la soglia dei ricavi a 100.000 euro, mentre una soglia già in vigore, che decide chi può restare nel regime, si esaurisce fra due mesi e mezzo senza che venga menzionata.
Quello che il documento non dice
Tutto ciò che si legge in questi giorni sull’estensione dell’aliquota del 33%, sull’innalzamento della soglia dei forfettari e sulle altre misure annunciate non ha attualmente riscontro nel documento: resta nel campo delle supposizioni, degli annunci politici e delle ricostruzioni di stampa, per questo occorre cautela.
Il disegno di legge – come esplicitato nel testo – terrà inoltre conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con le autorità europee, finalizzate alla migliore definizione del perimetro di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia. Anche le percentuali, quindi, non sono definitive.
Chi paga la manovra 2027 e cos’è cambiato
Anche sul lato delle coperture il confronto fra i due documenti del 2026 e 2027 segnala un cambio di passo.
| Copertura, DPB 2027 | 2027 | 2028 | 2029 |
|---|---|---|---|
| Misure a carico del settore finanziario | 0,21% | 0,13% | 0,10% |
| Altre coperture su spese ed entrate | 0,07% | 0,07% | 0,07% |
| Revisione della spesa dei ministeri | 0,05% | 0,08% | 0,08% |
| Altre entrate e coperture | 0,05% | 0,14% | 0,23% |
| Misure in materia di giochi | 0,03% | 0,03% | 0,02% |
| Altre entrate, una tantum | 0,02% | — | — |
Un anno fa la copertura più importante era la rimodulazione delle spese del PNRR, che valeva lo 0,22% del PIL. Quest’anno quella voce non compare più e il contributo chiesto al settore finanziario, salito dallo 0,19% allo 0,21%, diventa la prima risorsa della manovra.
Il documento non specifica la forma né la ripartizione di quel contributo: anche quella è rinviata al disegno di legge. Il totale delle risorse vale lo 0,43% del PIL nel 2027, contro impieghi per lo 0,98%. La differenza, pari allo 0,54%, è l’impatto complessivo sul deficit, che sale allo 0,56% nel 2028 per scendere allo 0,15% nel 2029.
Domande frequenti
No. Il documento non menziona l’IRPEF fra le misure della manovra e non attribuisce importi alle singole voci.
Il regime forfettario non è menzionato. L’innalzamento richiederebbe inoltre di superare il limite fissato dalla direttiva IVA per la franchigia delle piccole imprese.
Lo 0,09% del PIL. È la dotazione più bassa fra le voci di impiego, insieme al fondo sentenze.
Lo 0,28% del PIL, suddiviso fra riduzione delle aliquote IRPEF, riduzione del carico fiscale sul lavoro e altre misure fiscali. Era la voce più consistente della manovra.
No. Chi applica il regime forfettario paga un’imposta sostitutiva che prende il posto dell’IRPEF e delle addizionali.
Quella dei 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente per l’accesso al forfettario, prorogata solo per il 2025 e il 2026. Senza un nuovo intervento torna applicabile il limite di 30.000 euro.
Lo 0,54% del PIL nel 2027, con impieghi allo 0,98% e risorse allo 0,43%.
Con la presentazione del disegno di legge di Bilancio, successiva al confronto con le autorità europee. Il parere della Commissione è atteso entro il 30 novembre.














Ivana Zimbone
Direttrice responsabile