L’elevata aliquota dei contributi INPS della Gestione separata rende questo particolare regime previdenziale la nota dolens di molte partite IVA perché l’onere contributivo spesso cammina a braccetto con l’incertezza che grava sul rendimento pensionistico futuro. Eppure versare contributi INPS alla Gestione separata presenta alcuni vantaggi non trascurabili: ecco quali.
Contributi INPS Gestione separata: aliquota elevata ma nessun contributo minimo fisso
Una delle principali voci di costo per chi apre e mantiene una partita IVA è il versamento dei contributi dovuti alla Cassa previdenziale di riferimento oppure alla cosiddetta Gestione separata INPS. “Vi sono regimi forfettari che possono rientrare nella Gestione commercianti o anche in quella degli artigiani INPS – spiega la commercialista Maria Papotto – ma vi sono anche i cosiddetti professionisti senza cassa”.

I professionisti senza cassa non fanno accezione
Papotto riporta un esempio concreto: un suo cliente è un OSS, ovvero un operatore socio-sanitario, una figura professionale che opera in ambito sanitario e assistenziale e che non ha una Cassa di previdenza. “Il mio cliente – spiega – versa i contributi INPS alla Gestione separata pur essendo un professionista a tutti gli effetti”.
Come funzionano i contributi INPS della Gestione separata? “Le aliquote sono abbastanza pesanti – risponde – e oscillano intorno al 35%. Ma si tratta di una contribuzione a percentuale sul fatturato”. Il primo vero vantaggio della Gestione separata INPS per liberi professionisti, infatti, è che, in caso di fatturo zero, non occorre pagare nulla. “Cosa diversa fanno, invece, commercianti e artigiani che sono tenuti a pagare i contributi fissi che prescindono dal fatturato”, precisa la commercialista. Per chi avvia un’attività o ha un fatturato incostante, questa differenza può incidere molto sulla sostenibilità economica della propria attività, soprattutto nei primi anni.
La differenza con artigiani, commercianti e agenti di commercio
La differenza con la Gestione commercianti e artigiani INPS è tutt’altro che trascurabile: “Per questi ultimi, nel momento in cui si apre la partita IVA, in buona sostanza, questi contributi vanno corrisposti anche se si fattura zero euro. A questi si sommano i contributi a percentuale”, fa sapere l’esperta.
Per alcune categorie, la contribuzione è addirittura più gravosa. Papotto cita a mo’ di esempio gli agenti di commercio i quali hanno a carico loro anche l’ENASARCO: “Parliamo di un’ulteriore contribuzione che oscilla intorno all’8%. A questa si somma circa il 16% che dovrà essere versato all’ENASARCO dall’azienda per la quale il professionista lavora. L’azienda in genere provvede ai versamenti facendo poi le trattenute sulle fatture dell’agente di commercio”, spiega.
Le tutele assistenziali per gli iscritti alla Gestione separata
Altro vantaggio della Gestione separata INPS riguarda le tutele assistenziali. Se ricorrono i requisiti di legge, gli iscritti possono beneficiare di:
- indennità di maternità e paternità;
- indennità di malattia;
- indennità per degenza ospedaliera;
- assegno per il nucleo familiare (nei casi previsti).
Gestione separata INPS, calcolo acconti e scadenze per il versamento
Ma accanto ai diritti, per i professionisti iscritti alla Gestione separata INPS, vi sono i doveri e riguardano principalmente le scadenze dei contributi che coincidono con quelle previste per il pagamento delle imposte sui redditi. In particolare, il calendario ordinario è in genere il seguente:
- 30 giugno, pagamento del saldo dei contributi relativi all’anno precedente e del primo acconto per l’anno in corso;
- 30 luglio, è possibile pagare il saldo e il primo acconto con la maggiorazione dello 0,40%.
- 30 novembre, pagamento del secondo acconto per l’anno in corso.
Volendo fare un esempio pratico, il professionista iscritto alla Gestione separata il 30 giugno 2027 pagherà il saldo dei contributi 2026 (se dovuto) e il primo acconto dei contributi 2027. Il 30 novembre 2027 bisognerà versare il secondo acconto dei contributi 2027.
Come si calcolano gli acconti
Generalmente gli acconti sono pari al 100% dei contributi dovuti per l’anno precedente, ripartiti in: 40% con il primo acconto (a giugno); 60% con il secondo acconto (a novembre).
Cosa succede nel primo anno di attività e perché il secondo costa di più
Chi apre la partita IVA ed è al primo anno normalmente non versa acconti, perché non esiste ancora una base storica di riferimento. I contributi maturati sul primo anno di reddito saranno versati l’anno successivo, insieme agli eventuali acconti per l’anno in corso. Questo meccanismo è importante da pianificare: il secondo anno di attività è spesso quello in cui l’esborso è più elevato, perché si sommano il saldo dell’anno precedente e gli acconti dell’anno corrente.
Cumulo di contributi INPS e Gestione separata: come ottenere un’unica pensione
Un altro dei vantaggi della Gestione separata INPS è proprio la possibilità di valorizzare altri periodi contributivi. Può capitare che nel corso della propria vita lavorativa ci si trovi a versare contributi secondo regimi previdenziali diversi. Quali le conseguenze sull’assegno pensionistico? Nessuna. È possibile, infatti, procedere al cumulo dei contributi sommando i vari periodi assicurativi tra l’INPS (dipendenti o autonomi) e la Gestione separata. Si tratta di una scelta che non prevede oneri ma anche se l’operazione è gratuita, segue tuttavia regole ben precise di calcolo delle quote di pensione di ogni gestione.
Le regole da rispettare
Conditio sine qua non al cumulo di contributi INPS e Gestione separata è che non si possono sommare in modo parziale i vari periodi di contribuzione, ma bisogna procedere alla somma totale di tutti i periodi.
Altro aspetto fondamentale è che i contributi versati nello stesso periodo contano una sola volta per il diritto alla pensione, ma valgono tutti per calcolare l’importo. Infine, per raggiungere la pensione di vecchiaia o anticipata, bisogna rispettare i requisiti di età ma si possono usare i contributi di tutte le gestioni unite.
Ogni cassa calcola la sua parte di assegno con le proprie regole (contributivo o misto). Infine, se l’ultima iscrizione è nella Gestione separata, per la pensione di vecchiaia serve rispettare il limite minimo di importo dell’assegno, a meno di avere compiuto 71 anni.
Gestione separata INPS, gli svantaggi e i rimedi
Accanto ai vantaggi, restano alcuni aspetti critici legati ai contributi versati alla Gestione separata INPS, a cominciare dalla già menzionata aliquota contributiva piuttosto elevata.
Il rovescio della medaglia, rispetto ad un sistema previdenziale che si dimostra estremamente flessibile nella fase di avvio dell’attività, riguarda la gestione finanziaria che dovrà essere molto oculata, prevedendo magari la scelta precisa di accantonare periodicamente una quota del reddito destinata ai contributi così da evitare problemi di liquidità in prossimità delle principali scadenze fiscali e previdenziali.
Nessuna riduzione contributiva per i forfettari
Per questo particolare regime, inoltre, non esiste una contribuzione “agevolata” come la riduzione del 35% prevista per artigiani e commercianti in regime forfettario.
Contributivo puro e previdenza complementare
Altro punto debole è quello che si colloca in prospettiva, perché l’importo della pensione che il professionista riceverà dipenderà esclusivamente dai contributi effettivamente versati (sistema contributivo puro). A questo problema si potrebbe facilmente ovviare facendo quella che è ormai una scelta molto comune, e non soltanto tra gli iscritti alla Gestione separata INPS, cioè quella di affiancare alla previdenza obbligatoria una forma di previdenza complementare, come un fondo pensione o un piano individuale pensionistico (PIP), iniziando possibilmente fin dai primi anni di attività. Anche versamenti periodici di importo contenuto possono contribuire, nel lungo periodo, a costruire un’integrazione pensionistica significativa.
Domande frequenti sulla Gestione separata INPS
È il regime previdenziale a cui si iscrivono i professionisti privi di una Cassa di categoria. La contribuzione è calcolata in percentuale e non prevede un minimale fisso: in assenza di redditi non è dovuto alcun versamento. Gli iscritti hanno diritto alle principali tutele assistenziali e possono cumulare gratuitamente i periodi maturati in altre gestioni.
Nulla. È la differenza sostanziale rispetto alle Gestioni artigiani e commercianti, dove i contributi fissi vanno corrisposti anche a fronte di zero euro incassati.
Le scadenze coincidono con quelle delle imposte sui redditi: 30 giugno per il saldo dell’anno precedente e il primo acconto, con possibilità di slittare al 30 luglio pagando lo 0,40% in più, e 30 novembre per il secondo acconto. Gli acconti sono pari al 100% di quanto dovuto l’anno prima, ripartito in 40% a giugno e 60% a novembre.
Sì e l’operazione è gratuita. Il cumulo deve però riguardare la totalità dei periodi, non una parte: i contributi versati nello stesso periodo contano una sola volta per il diritto alla pensione ma valgono tutti ai fini dell’importo, e ogni gestione calcola la propria quota di assegno con le proprie regole.















Patrizia Penna
Giornalista professionista