Codice ATECO taxi e NCC, stesso coefficiente ma attività diverse, quale scegliere? I parametri da valutare

Il codice ATECO 49.32.10 identifica esclusivamente l'attività di trasporto con taxi. Il noleggio con conducente, invece, è associato all’ATECO 49.32.20. Le due attività si differenziano, nonostante lo stesso coefficiente.

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Negli ultimi anni il settore del trasporto su taxi ha affrontato profonde evoluzioni normative e operative: il codice ATECO di riferimento per questa attività è il 49.32.10. Bastano però alcune differenze nella tipologia di servizi offerti o nella qualità dei mezzi impiegati per dover cambiare o aggiungere un codice ATECO alla propria partita IVA. Il noleggio con conducente (NCC), ad esempio, è identificato dal codice 49.32.20.

Per diventare tassista in Italia è necessario ottenere la licenza e rispettare numerosi adempimenti burocratici e fiscali. Aprire la partita IVA con il corretto codice ATECO è solo l’inizio: occorre poi scegliere il regime fiscale, aprire una posizione previdenziale e soddisfare precisi requisiti personali e professionali.

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Codice ATECO 49.32.10 per taxi

Per lavorare come tassista libero professionista in Italia è obbligatorio aprire la partita IVA. Per farlo in autonomia bisogna compilare l’apposito modello AA9/12 per persone fisiche e indicare il codice ATECO corrispondente all’attività che si andrà a svolgere. Esiste una distinzione tra il codice ATECO per i taxi e per gli NCC:

  • ATECO 49.32.10trasporto su taxi (che include anche trasporto di passeggeri su richiesta su veicoli con conducente fino a 9 posti, inclusi i moto taxi);
  • ATECO 49.32.20 – attività di noleggio con conducente.

I due codici prevedono lo stesso coefficiente di redditività, pari al 67%, ma identificano attività profondamente diverse. Come spiega il commercialista Francesco Nicita, infatti, “il taxi è un servizio pubblico esercitato mediante licenza comunale contingentata”. L’NCC, invece, opera “mediante autorizzazione comunale, su prenotazione e con corrispettivi liberamente concordati”.

Francesco Nicita

La differenza riguarda quindi soprattutto il modo in cui viene organizzato e offerto il servizio: il taxi può acquisire clienti su strada o nelle apposite piazzole e applica tariffe regolamentate; l’NCC lavora su prenotazione, con maggiore flessibilità nell’organizzazione del servizio e nella gestione della clientela.

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Tassazione e coefficiente di redditività

La tassazione di una partita IVA è variabile in base al regime fiscale di appartenenza:

  • il regime forfettario, per i compensi non superiori a 85.000 euro, prevede un’aliquota agevolata al 5% per i primi cinque anni di attività (poi al 15%) e numerose semplificazioni fiscali;
  • il regime ordinario, per chi supera la soglia del forfettario, che prevede aliquote differenziate in base al fatturato e numerosi adempimenti fiscali e burocratici aggiuntivi.

Il coefficiente di redditività del codice 49.32.10 è pari al 67%: ciò significa che, nel regime forfettario, il reddito imponibile si calcola applicando questa percentuale ai ricavi incassati. Il restante 33% viene considerato forfetariamente come quota destinata ai costi. La stessa regola vale anche per gli NCC.

Nicita sottolinea però che il 33% “non rappresenta una stima dei costi effettivamente sostenuti dal singolo tassista o NCC, ma una percentuale forfetaria stabilita fiscalmente”. Questo aspetto è particolarmente importante per chi svolge un’attività caratterizzata da costi elevati. Carburante, assicurazione, manutenzione, pneumatici, lavaggi, pedaggi e usura o acquisto dell’auto possono infatti incidere in modo significativo sui ricavi.

Nel regime forfettario, tuttavia, queste spese non vengono dedotte analiticamente: anche nel caso in cui i costi effettivi raggiungano il 40% o il 50% dei ricavi, il reddito fiscale continua a essere determinato applicando il coefficiente del 67%. Per questo motivo, prima di scegliere il regime fiscale è opportuno confrontare la quota di costi riconosciuta forfetariamente con le spese che si prevede di sostenere effettivamente.

Quando conviene il regime ordinario?

Non è però sufficiente guardare il fatturato per stabilire quale regime sia più conveniente: “Non esiste una soglia di oltre la quale il regime ordinario diventa automaticamente più conveniente. Il vero parametro è il rapporto tra ricavi e costi effettivi”, spiega l’esperto.

Nel forfettario, infatti, taxi e NCC dichiarano fiscalmente il 67% dei ricavi, indipendentemente dalle spese realmente sostenute. Nel regime ordinario, invece, vengono considerati i costi deducibili effettivi e si applica l’IRPEF progressiva. Per attività caratterizzate da importanti spese per carburante, manutenzione, assicurazioni e investimenti sul veicolo, il regime ordinario può quindi risultare interessante anche prima del raggiungimento del limite previsto per il forfettario.

Un elemento da considerare è inoltre la possibilità, nel regime ordinario, di dedurre i costi e recuperare l’IVA nei limiti consentiti, aspetto che può assumere particolare rilevanza nell’anno in cui viene acquistata l’auto.

La convenienza deve essere valutata caso per caso, soprattutto quando aumentano i costi di gestione o gli investimenti. Resta comunque il limite normativo di 85.000 euro di ricavi, oltre il quale non è possibile permanere nel regime forfettario”, continua.

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Previdenza per attività con codice ATECO 49.32.10

Per il versamento dei contributi previdenziali è necessaria l’iscrizione alla Gestione Artigiani dell’INPS, che prevede due tipologie di contributi:

  • un contributo fisso, con un minimale annuale pari a circa 4.460 euro (soggetto ad aggiornamenti annuali) calcolato su una quota di reddito minimale di circa 18.555 euro;
  • un contributo variabile, calcolato sulla parte di reddito eccedente la soglia minima sulla quale si applica un’aliquota aggiuntiva del 24%.

Per i liberi professionisti che aderiscono al regime forfettario è possibile richiedere una riduzione dei contributi del 35% a parità di alcune condizioni.

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I requisiti per diventare tassista in Italia

Per diventare tassista in Italia occorre soddisfare una serie di requisiti personali e professionali, oltre a ottenere il titolo abilitativo necessario. Come chiarito dal dott. Nicita, infatti, “non è sufficiente aprire la partita IVA: sono necessari la patente di guida, il Certificato di abilitazione professionale (CAP KB) e l’iscrizione al Ruolo dei conducenti presso la Camera di commercio, oltre ai requisiti morali e di idoneità previsti dalla normativa”. Tra i requisiti indicati per svolgere questa attività rientrano:

  • avere almeno 21 anni;
  • possedere la patente di tipo B;
  • aver assolto all’obbligo scolastico;
  • essere cittadino italiano o di uno Stato dell’Unione europea;
  • non avere condanne detentive;
  • non svolgere altri lavori in maniera continuativa e non possedere altre licenze simili;
  • essere in possesso (o con leasing) di un veicolo a norma da utilizzare in servizio;
  • avere la residenza nella città in cui si opera o entro un massimo di 50 km di distanza.

Soddisfatti i requisiti iniziali, occorre seguire una procedura specifica per avviare la propria attività. È infatti necessario ottenere:

  • il Certificato di abilitazione professionale (CAP) con abilitazione di tipo KB ottenibile previo superamento dell’esame presso un ufficio di motorizzazione civile. Per sostenere l’esame occorre presentare domanda sul sito ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili;
  • la CQC persone, la Carta di qualificazione del conducente, nei casi previsti dalla normativa;
  • la licenza taxi, che si può conseguire tramite concorso pubblico, oppure acquistandola o noleggiandola da un altro tassista che l’abbia ottenuta da almeno 5 anni.

I tassisti che operano in Italia senza il possesso della licenza, o con una licenza in sospeso o revocata, rischiano una multa di importo compreso tra 500 euro e 7.000 euro, oltre alla confisca dell’auto.

I requisiti per diventare NCC

Per gli NCC, invece, il titolo comunale richiesto è un’autorizzazione, associata alla disponibilità di una rimessa secondo le regole applicabili. Una volta ottenute le autorizzazioni, si procede all’apertura della partita IVA con il corretto codice ATECO, all’iscrizione al Registro delle imprese e alla posizione previdenziale INPS. Sono inoltre necessari gli adempimenti comunali e quelli relativi al veicolo e all’assicurazione per uso professionale.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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