Secondo una bozza interna elaborata dal Parlamento europeo, a partire dal 2028 i vantaggi fiscali per le auto aziendali con motore termico saranno revocati, riservando i benefici esclusivamente ai veicoli elettrici a batteria (BEV) made in Europe. La proposta si inserisce nel cosiddetto pacchetto automotive della Commissione europea, per accelerare il passaggio a una mobilità più sostenibile e coordinare gli sforzi dei diversi Paesi membri per ridurre l’impatto ambientale del settore dei trasporti.
Infatti, oltre a intervenire sui bonus per le auto aziendali, il piano prevede nuovi obblighi dal 2030 per gli Stati dell’Unione, che non avranno solo delle linee guida, ma dovranno rispettare dei traguardi precisi per quanto riguarda il numero di veicoli elettrici in circolazione o la diffusione delle infrastrutture necessarie.
Indice
Bonus auto aziendali, quali sono e cosa potrebbe cambiare
Il settore delle auto aziendali in Italia si trova attualmente in una fase di transizione. Infatti, mentre il governo difende i biocarburanti e i motori ibridi per proteggere la filiera nazionale della componentistica, a livello nazionale gli incentivi diretti all’acquisto sono stati ridimensionati o non rinnovati, poiché ritenuti inefficaci. Le risorse del PNRR, quindi, sono state spostate verso il supporto alle microimprese per la sostituzione di veicoli commerciali inquinanti.
Il sistema delle agevolazioni per le auto aziendali in Italia nel 2026 è caratterizzato da una struttura a doppio binario: da un lato le regole del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) per le imprese, dall’altro le spinte verso l’elettrificazione attraverso il PNRR e il nuovo sistema di tassazione agevolata dei benefit per i dipendenti.
Incentivi per le aziende
Imprese e professionisti possono ricorrere alla deduzione fiscale che permette di abbattere l’imponibile fiscale (IRES o IRPEF). La percentuale di sconto è determinata dalla modalità di assegnazione del veicolo.
| Tipologia di utilizzo | Deducibilità | Limiti e requisiti |
| Uso promiscuo (dipendente) | 70% | Assegnazione documentata per la maggior parte del periodo d’imposta (minimo 183 giorni). Nessun limite al costo di acquisizione. |
| Uso professionale/impresa | 20% | Veicoli non assegnati stabilmente. Tetto massimo ammortizzabile di 18.075,99 euro. |
| Uso strumentale esclusivo | 100% | Solo per veicoli indispensabili (es. taxi, auto di autoscuole, furgoni merci). |
Il ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), inoltre, ha chiarito che a partire da maggio 2026 non verranno rifinanziati i classici incentivi all’acquisto per i privati ma, per non abbandonare del tutto il sostegno alla mobilità elettrica, sono al vaglio altre misure (che ad oggi dipendono molto anche dalle future direttive europee e da quello che si deciderà a Bruxelles). Intanto, l’Italia ha ottenuto una proroga dall’UE per continuare a riconoscere la detrazione IVA sulle auto aziendali al 40% fino al 31 dicembre 2028, invece di allinearsi al 100% come avviene in altri Paesi europei.
Fringe benefit per dipendenti
La tassazione in capo al dipendente è invece lo strumento principale con cui il governo incentiva la scelta di motorizzazioni ecologiche. Le auto aziendali concesse come fringe benefit infatti godono di un regime fiscale di favore, che premia i modelli a basse emissioni attraverso un calcolo basato sulla “convenienza ecologica”.
Il valore del beneficio che compare in busta paga (e su cui si pagano le tasse) non corrisponde al costo reale del noleggio o dell’acquisto, ma viene determinato forfettariamente incrociando i chilometri annui standard (15.000 km) con le tabelle ACI aggiornate per il 2026.
Per tutti i nuovi contratti di assegnazione stipulati a partire dal 1° gennaio 2025 e vigenti nel 2026, il sistema basato sulle quattro fasce di emissioni di CO2 è stato superato. La normativa ha introdotto una tripartizione netta basata sul tipo di motorizzazione:
- 50% per tutte le altre motorizzazioni (Diesel, Benzina, Mild/Full Hybrid, GPL e Metano).
- 10% per i veicoli elettrici puri (BEV);
- 20% per i veicoli ibridi plug-in (PHEV).
Inoltre, per il triennio 2025-2027, la legge di bilancio ha innalzato le soglie entro le quali i fringe benefit (auto inclusa) sono completamente esentasse. Se il valore calcolato dell’auto rimane entro questi limiti, il dipendente non paga alcuna imposta:
- 1.000 euro per la generalità dei dipendenti;
- 2.000 euro per i dipendenti con figli a carico.
Tuttavia, se la somma di tutti i benefit ricevuti (auto, buoni pasto, rimborsi utenze) supera anche solo di 1 euro queste soglie, l’intero importo diventa tassabile.
Bonus transizione 5.0
Alle agevolazioni fiscali, si aggiungono poi il credito di imposta 5.0 per le flotte aziendali. Si tratta cioè di un incentivo economico molto potente (che può coprire tra il 35% e il 45% della spesa) riservato alle imprese che acquistano veicoli elettrici o furgoni green all’interno di un progetto di innovazione più ampio.
La posizione del governo italiano
I ministri competenti (Urso, Giorgetti e Pichetto Fratin) hanno espresso una ferma opposizione alle imposizioni tecnologiche di Bruxelles, definendo l’approccio del Green Deal ideologico ed escludendo la neutralità tecnologica. Il governo continua a difendere la necessità di includere i biocarburanti e l’ibrido (che copre oltre la metà del mercato nazionale) per tutelare la filiera industriale della componentistica.
Tuttavia, dal ministero dell’Economia e delle Finanze emerge l’apertura a valutare interventi sulla fiscalità delle auto aziendali, a patto che non comportino oneri aggiuntivi per la finanza pubblica, puntando su semplificazione e alleggerimento dei tributi.
Lo stato attuale della proposta UE
La stretta UE sugli incentivi auto sta accendendo un forte scontro politico con l’industria. Tuttavia, per diventare legge il nuovo pacchetto dovrà superare il voto del Parlamento (a maggioranza semplice) e del Consiglio dell’UE (maggioranza qualificata: almeno 15 Stati membri che rappresentino il 65% della popolazione europea).
Flotte aziendali in Italia: i ritardi nella transizione e il nodo dei costi di ricarica
Intanto, il dibattito svoltosi a Roma durante il Festival dello Sviluppo Sostenibile ASviS 2026, promosso da ECCO e Vaielettrico, ha messo in luce il forte ritardo dell’Italia nell’adozione delle auto elettriche aziendali. Nonostante le flotte rappresentino il 40% delle immatricolazioni nazionali, esse sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di CO2 del trasporto automobilistico privato. Il mercato delle EV in Italia ha superato l’8% grazie agli incentivi del 2025, ma sconta la mancanza di una strategia di lungo termine.
Secondo i dati di MOTUS-E, però, l’ostacolo principale in Italia non è più l’infrastruttura: la rete conta oltre 78 mila punti di ricarica (di cui circa 70 mila attivi). Il vero freno è la ricarica pubblica dell’auto elettrica, gravata da oneri fiscali e parafiscali fino al 75% più pesanti rispetto al rifornimento di benzina o diesel. Gli operatori del settore (come Atlante Italia) chiedono una revisione di queste tariffe per ridurre i costi aziendali e superare il disorientamento dei clienti finali.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it