L’Ordine dei consulenti del lavoro ha deciso di dare un’accelerata alla transizione verso i nuovi sistemi digitali avanzati, introducendo una nuova figura negli studi: quella del supervisore aziendale AI. Questo ruolo nasce dalla necessità di affiancare i professionisti nell’uso corretto e trasparente dell’intelligenza artificiale, conservando la centralità del presidio umano sulla tecnologia. Per rendere più chiari quali sono i compiti, le responsabilità e gli ambiti di intervento di questa nuova figura, sono state diffuse le prime indicazioni operative.
Consulenti del lavoro, di cosa si occupa il supervisore di intelligenza artificiale negli studi
In base alle linee guida del Consiglio nazionale dell’Ordine e ai dati della Fondazione Studi, il supervisore AI si occupa nello specifico di vigilare sul corretto utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale applicati alle mansioni dei professionisti e nelle attività dello studio. Inoltre, deve assicurarsi che ogni software o algoritmo utilizzato sia comunque accompagnato da un controllo umano.
Quando può essere utilizzata l’AI dai professionisti
Questo tipo di controllo è finalizzato ad assicurare – soprattutto a PMI, imprese e lavoratori che si rivolgono ai consulenti del lavoro – l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per velocizzare il controllo di normative, contratti collettivi e scadenze, ottimizzare la stesura e la verifica dei contratti di lavoro oppure monitorare i dati economici e calcolare il costo del lavoro per conto delle imprese clienti.
L’AI infatti si configura come uno strumento di supporto tecnico volto a elevare la precisione e l’efficienza operativa, senza sostituire il giudizio critico del professionista.
Il supervisore AI è obbligatorio?
Il supervisore AI non è obbligatorio per legge. In base alle nuove linee guida, questa figura non nasce da un’imposizione normativa che ne sanziona la mancata nomina. Si tratta invece di una figura gestionale e deontologica, uno strumento consigliato per garantire il rispetto dei principi richiesti dall’Ordine: responsabilità diretta del professionista, trasparenza delle procedure e controllo umano costante.
L’AI negli studi
Tale intervento è stato necessario soprattutto se si guardano i dati statistici elaborati dalla Fondazione studi consulenti del lavoro, secondo i quali – attualmente – il 65,8% dei professionisti impiega regolarmente strumenti di intelligenza artificiale all’interno delle proprie strutture. Nelle regioni del Nord Ovest la percentuale sale al 71,5% degli studi operativi, e raggiunge picchi di utilizzo del 75% nel Nord Est.
Inoltre, il 50% degli studi professionali pianifica interventi mirati sull’AI nel biennio compreso tra il 2025 e il 2027. Questo trend consolida un percorso di digitalizzazione già avviato: tra il 2023 e il 2025, infatti, oltre l’85% dei consulenti ha investito in innovazione e strumenti digitali, e circa il 60% ha indirizzato risorse finanziarie mirate verso la sicurezza informatica per proteggere i flussi di dati.
A livello territoriale, l’AI si conferma strumento di puro supporto operativo, escludendo qualsiasi rischio di sostituzione decisionale: in Abruzzo i sistemi di calcolo rimangono un mero ausilio per il lavoro quotidiano, in Sicilia l’adozione dei sistemi intelligenti punta ad aumentare la produttività e la precisione delle procedure, con la totale salvaguardia del fattore umano, mentre in Emilia Romagna, l’uso della tecnologia ha migliorato l’efficienza complessiva e la rapidità delle risposte fornite ai clienti.










Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it