Distillerie in Italia, fatturati milionari e in continua crescita: come aprire un’attività e i segreti di Mazzetti d’Altavilla

Un'eccellenza del made in Italy che vedrà un'accelerazione proprio nel 2026. Tutto ciò che serve per aprire una distilleria in Italia.

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come aprire una distilleria in italia

Le distillerie in Italia rappresentano un settore solido e in continua crescita, trainato soprattutto dall’export. Si tratta del risultato di una combinazione unica fatta di tradizione secolare, qualità delle materie prime, maestria e capacità innovativa, che ha trasformato sottoprodotti della vinificazione in distillati pregiati. La distillazione di bevande alcoliche non è solo un processo chimico artificiale che permette di ottenere distillati pregiati come le grappe, il cognac, whisky, brandy, rum, tequila ma anche la vodka e il gin. La distillazione ha nella qualità e nella vision imprenditoriale un presupposto imprescindibile in grado di competere in un mercato caratterizzato da brand conosciuti apprezzati in tutto il mondo.

“Dietro a ogni storia produttiva italiana c’è un grande patrimonio e le occasioni non sono mai troppe per scoprire tutta la ricchezza del made in Italy”. Nelle parole di Silvia Belvedere Mazzetti, direttrice generale di Mazzetti d’Altavilla, storica distilleria piemontese, è racchiuso il segreto del successo mondiale di uno dei più solidi pilastri dell’eccellenza italiana. Ecco tutto ciò che serve per investire nel settore.

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Come aprire una distilleria in Italia? L’investimento iniziale e gli adempimenti burocratici

Aprire una distilleria artigianale in Italia richiede un investimento iniziale variabile, generalmente tra i 50.000 euro e oltre i 300.000 euro per realtà medio-piccole. Adempimenti burocratici ed attrezzature specifiche sono altri due aspetti fondamentali che si devono affrontare. A questi si sommano poi altre due voci molti importanti, rappresentate dalle spese di adeguamento locali e dal marketing. L’iter burocratico per aprire una distilleria segue una procedura specifica, ovvero:

  • apertura della partita IVA;
  • il passaggio in Camera di commercio è necessario per la vidimazione registri, il deposito logo e la messa in servizio delle bilance;
  • certificazione Haccp, indispensabile per le aziende che operano nel settore alimentare e si ottiene attraverso la formazione con un corso specifico;
  • licenza fiscale UTF che autorizza l’attività di distillazione;
  • SCIA ovvero la segnalazione di inizio attività da presentare al Comune e che autorizza l’inizio della nuova attività.

Le attrezzature che servono

Per quanto riguarda le attrezzature di base da avere in laboratori, ecco quelle indispensabili:

  • distillatore;
  • alambicco (i cui costi possono variare da 5.000 a 50.000 euro);
  • caldaia (curcubita);
  • termometro;
  • sorgente di calore;
  • imbottigliatore;
  • tappatori;
  • filtri.
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Mercato italiano delle distillerie, fatturato milionario grazie alle esportazioni

Il tasso di crescita annuale composto (CAGR) del mercato delle bevande alcoliche a livello globale si attesterà attorno al 3,53% nel periodo 2026-2031. Per il mercato italiano, le stime indicano un CAGR medio tra il 2,5% e il 3,5% nel periodo 2023-2026, con una leggera accelerazione prevista proprio per il 2026. Questo trend positivo è sostenuto sia dalla ripresa dei consumi interni sia dall’aumento delle esportazioni di distillati italiani.

Germania, Svizzera, Giappone, Canada: è alla “conquista” di questi Paesi che il mercato italiano delle distillerie guarda con crescente interesse. In effetti, a trainare la crescita di questo comparto sono proprio le esportazioni. Le distillerie in Italia stanno rafforzando la loro presenza sui mercati internazionali, trainate dalla reputazione del made in Italy e dalla richiesta di prodotti autentici e di alta qualità. L’export rappresenta una leva strategica per la crescita del settore.

Il fatturato delle aziende leader di settore

Quanto si guadagna con una distilleria? Le aziende leader registrano fatturati in aumento: Distillerie Bonollo (80 milioni di euro nel 2023), Distilleria Caffo (93,4 milioni di euro) e Marzadro (oltre 25 milioni di euro) guidano il settore. Le distillerie artigianali o di medie dimensioni variano da 300.000 euro a oltre 1,2 milioni di euro. 

Il mercato delle distillerie in Italia produce effetti benefici anche sull’economia circolare, in virtù del rapporto privilegiato che ha stabilito con settori produttivi ad esso correlati: stiamo parlando della valorizzazione di tutti quei sottoprodotti (come, ad esempio, le vinacce) il cui utilizzo diventa prezioso per altri settori come farmaceutica e cosmetica. Tutto ciò produce un impatto significativamente positivo sull’ambiente. E, naturalmente, sul fatturato.

Distilleria Mazzetti d’Altavilla
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Mazzetti d’Altavilla storia d’eccellenza italiana: il segreto del successo

La Distilleria Mazzetti d’Altavilla, tra le più prestigiose distillerie in Italia, nasce nel 1846 e produce in Monferrato grappe, liquori e spirits. La sede sorge ad Asti, in un antico monastero dove sono visitabili il parco storico e la cappella votiva La Rotonda e – nel tour aziendale – anche il giardino, il piazzale delle vinacce, la distilleria, la barricaia e la galleria della grappa.

Nel 2025 la distilleria compare al 50° posto fra le prime 130 imprese italiane “Leader dell’Innovazione” nella classifica pubblicata dal Corriere della Sera in collaborazione con la società Statista e, nello stesso anno, compare fra le prime 500 imprese italiane “Leader della Crescita” nella classifica pubblicata da Il Sole 24 Ore in collaborazione con Statista.

La direttrice genrale Silvia Belvedere Mazzetti, racconta a Partitaiva.it il segreto del successo dell’azienda: “Crediamo molto nel valore della consapevolezza – spiega – più si conosce un’arte, un prodotto e un luogo, più si hanno elementi per promuoverlo e per fidelizzarsi. Nel nostro caso i distillati hanno nella loro essenza la necessità della consapevolezza: solo conoscendo a fondo le loro caratteristiche, i corretti metodi di degustazione e le numerose modalità di degustazione e assaggio possono essere apprezzati davvero in forma consapevole”.

Sono i numeri a raccontare i successi di un’eccellenza tutta italiana: 180 anni di ininterrotta attività, 7 generazioni, quasi 14 milioni di euro di fatturato (2024), oltre 70 dipendenti e 100 mila presenze nei Grappa Store (2024), 5 continenti raggiunti dagli spirits dell’azienda.

Il legame col territorio e la capacità di fare rete

Secondo Silvia Belvedere Mazzetti, ogni eccellenza è tale se ben identificata con il luogo di nascita: “ll legame con il territorio e le buone reti di collaborazione e promozione non dovrebbero mai mancare”. Qualche settimana fa il nostro Paese ha celebrato la Giornata nazionale del made in Italy, ma tante altre iniziative potrebbero servire allo scopo. “Certamente – dice – le iniziative che consentono di avvicinarsi più a fondo alle eccellenze sono sempre utili. Visite guidate, esperienze di degustazioni consapevoli sono preziose. Oggi si esige anche uno sforzo in più”.

Silvia Belvedere Mazzetti

Mazzetti d’Altavilla porta avanti collaborazioni e partnership con altre aziende del territorio cercando di far incontrare le eccellenze fra loro e costruire percorsi condivisi che prevedano anche la nascita di abbinamenti e di prodotti a quattro mani. “Oggi, ad esempio – prosegue Belvedere Mazzetti – le modalità di consumo di prodotti enogastronomici sono cambiate e aprono a scenari sempre originali: nel nostro caso l’ingresso dei nostri spirits nella miscelazione di qualità ma anche il pairing sensoriale fra le specialità culinarie del territorio e i distillati”.

Ma cosa rappresenta il made in Italy per Mazzetti d’Altavilla? “Per la grappa che rappresenta peraltro il distillato nazionale di bandiera l’italianità è un valore insostituibile – fa sapere -. La nostra azienda quest’anno raggiunge i suoi 180 anni di attività. Sempre in capo alla stessa famiglia (ad oggi ben sette generazioni coinvolte). La data di nascita dell’azienda (1846) è addirittura antecedente l’unità nazionale. Il made in Italy è ben rappresentato dal nostro motto ‘tradizione e innovazione’. Il made in Italy è il giusto mix fra le capacità consolidate nel tempo, il legame con il territorio (tradizione) e le abilità nell’innovare: un equilibrio che cerchiamo di esprimere nei nostri prodotti attraverso la scelta di materie prime (vinacce) locali, la fedeltà ai vitigni del territorio e ai processi che tutelano l’eccellenza ma allo stesso tempo lo sguardo ad un packaging strabiliante, lo studio di nuove occasioni di consumo, la cura della regalistica”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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