Il settore cosmetico continua a crescere in Italia, complice un trend di consumi che supera pure quello globale. In questo contesto, aprire una start up di cosmetici – magari trasformando scarti agroalimentari in attivi preziosi, combinando innovazione e sostenibilità, valorizzando pure gli ingredienti locali – può rivelarsi una mossa vincente. Parola di Anna Manzella, founder & CEO di Amarea Cosmetics, startup innovativa e uno spin-off dell’Università Politecnica delle Marche nato nel 2025. Fondata ad Ancona, si concentra sulla creazione di cosmetici sostenibili basati sull’upcycling di scarti agroalimentari locali e sulla ricerca scientifica universitaria per la cura della pelle.
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Aprire una start up di cosmetici innovativa: il caso studio Amarea Cosmetics
Aprire una start up di cosmetici non significa solo introdurre nuovi prodotti, ma significa soprattutto dare vita a realtà che fungano da motore di innovazione per l’intera filiera cosmetica italiana. Da dove partire? Il primo passo è trovare un’idea originale in grado di dare forza ad un progetto imprenditoriale competitivo e capace di durare nel tempo.

Amarea Cosmetics, nata per trasformare la ricerca scientifica in bellezza sostenibile, si inserisce perfettamente in questo solco: “Il progetto – spiega a Partitaiva.it Anna Manzella, dottoranda 29enne – punta a integrare ricerca accademica e sviluppo imprenditoriale. L’obiettivo è quello di valorizzare i sottoprodotti agroalimentari del territorio marchigiano, come ad esempio le vinacce, ovvero il residuo solido della lavorazione dell’uva (bucce, vinaccioli e talvolta graspi) che rimane dopo la pigiatura e torchiatura. Preziosi sono anche il caffè, le foglie di ulivo e gli scarti della lavorazione dello zafferano, principalmente i petali viola e le parti bianche/gialle del pistillo, rappresentano una preziosa risorsa ricca di composti antiossidanti, in particolare polifenoli e antocianine”.
Il valore aggiunto sta proprio nell’essere riusciti a creare un legame forte tra l’ambiente universitario e il territorio: “Amarea Cosmetics – continua Manzella – trasforma questi sottoprodotti in attivi cosmetici ad alto valore funzionale che andiamo ad utilizzare nelle nostre formulazioni. Siamo riusciti così a far emergere la qualità degli studi e della ricerca perché le nostre formulazioni e i nostri attivi vengono studiati e validati nei laboratori dell’Università Politecnica delle Marche. Utilizziamo un approccio sperimentale che include vari test su modelli cellulari e sistemi avanzati che utilizziamo quotidianamente”.
Quanti soldi ci vogliono? L’investimento iniziale
Secondo dati di settore recenti (2025-2026), per aprire una start up di cosmetici l’investimento iniziale può anche superare i 300.000 euro. Una cifra indicativa di avvio è spesso intorno ai 100.000 euro.
Nel caso di Amarea Cosmetics, l’investimento iniziale è stato di appena diecimila euro. Ma la fase di avvio è stata caratterizzata da difficoltà legate proprio ad un settore, come quello dei prodotti cosmetici, che è altamente competitivo e parecchio regolamentato. “La principale sfida nella fase iniziale – confessa Manzella – ha riguardato proprio la validazione scientifica dei nostri prodotti nell’ambito di un settore che ha sempre guardato più al marketing che alla scienza”.
I test di sicurezza
Creatività, scienza ma anche normative rigorose e lungaggini burocratiche. “Un’altra difficoltà – aggiunge – è stata quella di rispettare tutte le normative perché i nostri sono prodotti altamente innovativi, non c’è nulla di simile sul mercato. Quindi di ottenere i Pif (Product Information File, un dossier tecnico obbligatorio, secondo il Regolamento CE 1223/2009, essenziale per immettere legalmente cosmetici sul mercato UE, ndr), e di superare i vari test di sicurezza che sono stati anche abbastanza costosi e macchinosi”.
Manzella ci racconta che nella fase iniziale lo sforzo maggiore è stato anche quello rivolto alla “costruzione di una identità credibile e distintiva. Nonostante da anni siamo affiancati da professori che sono i nostri advisor accademici, e che da molto tempo lavorano in questo settore, siamo comunque una start up fatta da biologi, dottorandi che si sono impegnati ad affermarsi anche come giovani imprenditori. “Abbiamo anche vinto un premio regionale – dice la founder & CEO di Amarea Cosmetics – il Premio Capital che ci ha permesso di avere le risorse per portare avanti la ricerca e il business plan”.
Quanto si guadagna? Il fatturato delle start up di cosmetici
Amarea Cosmetics si trova attualmente nella fase di sviluppo avanzato e pre lancio sul mercato, che dovrebbe avvenire ufficialmente alla fine dell’estate. “Stiamo lavorando ad accordi con i fornitori di materie prime che sono poi gli agricoltori della zona – racconta Manzella – dunque approvvigionamento risorse. Stiamo perfezionando anche i test in laboratorio in attesa delle agognate certificazioni di cui ho parlato prima”. Lo step successivo, sarà quello della strategia di marketing.
ll fatturato di una startup nel settore cosmetico in Italia varia notevolmente in base al modello di business, al canale distributivo e alla strategia di marketing. Tuttavia, basandosi su dati di settore recenti (2025-2026), si possono tracciare delle stime indicative: per le start up fino a dieci addetti, il fatturato medio varia tra 600.000 e 1,2 milioni di euro.

Per arrivare a queste cifre la strada è quella della combinazione “perfetta” tra sostenibilità e business: “La sostenibilità del nostro progetto è data dalla continuità nella ricerca scientifica e validazione in ambiente accademico. Ma anche dalla ricerca intesa non come mero marketing o business ma come frutto di una valorizzazione del nostro territorio e allo stesso tempo di uno studio approfondito, di qualità”. In buona sostanza, filiera territoriale, approccio di economia circolare e validazione accademica: queste le gambe sui cui cammina Amarea Cosmetics.
Gli errori da evitare
A chi desidera avviare un simile business, Manzella consiglia di non farsi mai influenzare dai limiti altrui. “Mai farsi dire dagli altri che i sogni non si possono realizzare. Mi è capitato di incontrare banche o potenziali investitori che mi dicevano che dossi troppo giovane per aprire una start up di cosmetici. Io invece ritengo che non ci si debba arrendere alla diffidenza altrui. Ma questo ragionamento cammina di pari passo con lo studio: più studi, più potere di risposta avrai”, suggerisce.
E poi c’è la necessità di guardarsi dentro, di scoprire se davvero la scelta rifletta la propria passione, necessaria per superare i momenti più impegnativi. “All’interno della nostra start up siamo capaci di lavorare fino a 10-12 ore – fa sapere – è la passione che ci muove. E la passione è una forza intrinseca, perché sicuramente con una start up innovativa non puoi concentrarti subito sui guadagni”.
Chi ha troppa fretta di guadagnare, dunque, dovrebbe preferire strade alternative. “Nella nostra start up tutto quello che guadagniamo lo reinvestiamo nella ricerca, perché vogliamo fare un prodotto buono, che produca risultati concreti – precisa -. Ho lavorato in alcuni laboratori di prodotti cosmetici che puntavano solo sul marketing. Io non voglio vendere un prodotto che non ha evidenze scientifiche. Io voglio vendere un prodotto che non prometta un determinato risultato ma che lo garantisca”-












Patrizia Penna
Giornalista professionista