Con il via libera definitivo del Consiglio UE alla nuova direttiva in materia di insolvenza, l’Europa tenta di superare la frammentazione delle procedure fallimentari nazionali, delineando una normativa unica e di riferimento. Ad oggi, infatti, un investitore transfrontaliero deve confrontarsi con 27 legislazioni differenti in caso di crisi aziendale. Ed è proprio questa complessità che si punta a ridurre. Le novità interessano tutti gli Stati membri e dunque anche le imprese e i professionisti in Italia.
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Direttiva UE sull’insolvenza: azione revocatoria e rintracciamento dei beni
Per proteggere la massa fallimentare (ovvero l’insieme dei beni destinati al soddisfacimento dei creditori), le nuove norme rafforzano l’azione revocatoria. Sarà più semplice contestare operazioni effettuate dal debitore prima dell’avvio della procedura che hanno sottratto beni ai creditori.
Inoltre, viene introdotto un potente strumento di rintracciamento dei beni. Gli amministratori delle procedure potranno consultare i registri dei conti bancari in tutta l’UE. Individuare capitali nascosti oltre il confine nazionale non sarà più una corsa a ostacoli burocratica.
Procedura pre pack, come salvare l’impresa prima del default
Una delle innovazioni più interessanti per la continuità aziendale è il cosiddetto pre pack. Questa procedura consente di negoziare la vendita di un’impresa (o di rami di essa) prima dell’apertura formale del fallimento.
Grazie all’esecuzione rapida, sarà possibile in questo modo mantenere attivi i contratti essenziali e preservare il valore dell’avviamento, evitando che il marchio si deteriori durante i lunghi tempi di una procedura standard.
Nuovi obblighi per gli amministratori
La direttiva impone poi agli amministratori l’obbligo di presentare richiesta di apertura della procedura entro tre mesi dall’accertamento dello stato di insolvenza. Esiste un margine di flessibilità qualora si stiano attuando misure alternative che tutelino i creditori in modo equivalente.
Obbligo di trasparenza per i creditori: cosa aspettarsi
La riforma non guarda solo al debitore, ma mira a dare più potere e informazioni a chi attende di essere pagato. Nello specifico, viene rafforzato il coinvolgimento dei singoli creditori, garantendo loro una voce in capitolo più incisiva nella gestione della procedura. Infine, per superare le barriere linguistiche e informative, ogni Stato membro dovrà pubblicare schede informative chiare sulla propria legislazione nazionale, accessibili a tutti online. Questo ridurrà le asimmetrie informative per chi opera su mercati esteri.
Quando entra in vigore la nuova direttiva UE
Nonostante il via libera del Consiglio sia definitivo, l’impatto reale dipenderà dalla velocità di recepimento dei singoli Stati. I Paesi membri avranno due anni e nove mesi per integrare la direttiva nel diritto nazionale.
Per le imprese italiane, che hanno già affrontato l’introduzione del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, questa direttiva rappresenta un ulteriore passo verso un sistema più snello, digitale e, soprattutto, europeo. Tuttavia, bisogna attendere per capire come il legislatore italiano armonizzerà queste indicazioni con le procedure già esistenti.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it