Il ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha finalizzato l’iter attuativo per il tax credit destinato agli incubatori e acceleratori di startup in Italia. Lunedì 30 marzo è il giorno in cui si apre la finestra per l’invio delle domande. Il plafond stanziato dal governo è di 1,8 milioni di euro annui. Sebbene la cifra possa apparire contenuta rispetto ad altre misure orizzontali, essa è mirata a una platea altamente qualificata e selezionata.
Indice
Tax credit incubatori e acceleratori startup: come funziona
Il beneficio consiste in un credito d’imposta dell’8% calcolato sull’investimento concesso alle startup. Quindi, se un incubatore decide di investire, ad esempio, 100.000 euro in una startup, lo Stato gli riconosce un credito di 8.000 euro (l’8%), che può recuperare come sconto sulle tasse. L’agevolazione, prevista originariamente dalla Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2023, nasce con l’obiettivo di stimolare gli investimenti nel capitale di rischio delle startup innovative e permette investimenti sia in forma diretta che indiretta.
L’investimento diretto è quello più semplice e si verifica quando l’incubatore o l’acceleratore acquista direttamente le quote o le azioni della startup. Diventa, cioè, a tutti gli effetti un socio dell’azienda in cui crede. Con l’investimento indiretto, invece, l’incubatore o l’acceleratore non entra direttamente nella compagine sociale della nuova impresa. In questo caso, versa i capitali in un fondo specializzato, come un fondo d’investimento (OICR) o una società che si occupa di sostenere realtà innovative. Sarà poi questo intermediario a veicolare più risorse verso le startup. In questo caso l’investitore ottiene comunque il credito d’imposta dell’8%, ma delega la selezione e la gestione operativa delle startup a professionisti del settore.
Risorse e limiti
Per quanto riguarda i massimali, la guida del MIMIT che l’importo massimo dell’investimento su cui calcolare l’8% è fissato a 500.000 euro per ciascun periodo d’imposta. Inoltre, evitare operazioni puramente speculative e garantire un supporto di medio periodo alle startup, gli investimenti devono essere mantenuti nel portafoglio del beneficiario per almeno tre anni.
Infine, in accordo con la normativa europea, l’agevolazione è concessa nel rispetto del regime de minimis, che attualmente prevede un tetto massimo di 300.000 euro nell’arco di tre anni per singola impresa.
A chi spetta il credito d’imposta
Non tutte le realtà , pur certificate, avranno accesso automatico al credito, ma solo i richiedenti che risultano regolarmente attivi e iscritti al registro delle imprese possono richiederlo. Inoltre, il decreto stabilisce che sono escluse le imprese in stato di difficoltà , liquidazione volontaria o sottoposte a procedure concorsuali liquidatorie. Allo stesso modo non possono richiederlo i soggetti che non hanno rimborsato aiuti di Stato dichiarati illegali o incompatibili dalla Commissione europea (clausola Deggendorf) e le entità colpite da sanzioni interdittive ai sensi del D.Lgs. 231/2001 o in condizioni ostative alla concessione di finanziamenti pubblici.
Come presentare la domanda
Le domande potranno essere inviate a partire dal 30 marzo 2026, fino a esaurimento fondi. La procedura è interamente digitale. Gli interessati dovranno cioè compilare il modulo elettronico predisposto dal MIMIT e trasmetterlo via PEC all’indirizzo [email protected]. Le risorse verranno assegnate seguendo l’ordine cronologico di arrivo delle richieste.
Una volta riconosciuto, il credito d’imposta sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione nel modello F24, da presentare attraverso i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate. È utilizzabile a partire dal periodo d’imposta in cui viene riconosciuto, non è rimborsabile e non può essere ceduto né trasferito a terzi, nemmeno all’interno di consolidati fiscali o regimi di trasparenza.












Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it