Come la sostenibilità diventa business, dallo scarto a 7,5 milioni di euro: quanto vale il mercato del riciclo

Dall'economia circolare alle filiere responsabili, le imprese che integrano sostenibilità e impatto sociale possono trasformare gli sprechi in opportunità di crescita.

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Per anni l’etica e la sostenibilità aziendale sono state considerate attività collaterali rispetto al core business. Oggi il quadro è profondamente cambiato: clienti, investitori e grandi aziende guardano sempre più spesso all’impatto ambientale e sociale delle organizzazioni con cui collaborano. Gli stessi lavoratori si interrogano sul rispetto dell’ambiente e sulla sostenibilità di un’impresa prima di firmare un contratto di lavoro.

Nel mercato B2B, la sostenibilità sta entrando nei processi di selezione dei fornitori, nelle strategie di approvvigionamento e nella costruzione delle filiere. Per le piccole e medie imprese integrare sostenibilità e responsabilità sociale nel proprio modello di business può diventare una leva per accedere a nuovi mercati, sviluppare partnership strategiche e differenziarsi dalla concorrenza. Quali sono i costi e le opportunità di questo nuovo business model?

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Etica e sostenibilità creano valore economico

La crescente attenzione verso l’ambiente e la sostenibilità sta modificando il modo in cui le aziende scelgono partner e fornitori. Tracciabilità, gestione delle risorse, inclusione, riduzione degli sprechi e attenzione alle persone sono diventati elementi sempre più rilevanti nelle relazioni commerciali.

Per una PMI questo rappresenta una sfida, ma anche un’opportunità. Le imprese che riescono a dimostrare il proprio impegno su questi fronti possono rafforzare il proprio posizionamento e accedere a filiere che richiedono standard sempre più elevati.

La sostenibilità, dunque, non è più soltanto una questione reputazionale. Sta diventando un fattore che incide direttamente sulla capacità di creare valore e costruire relazioni commerciali durature.

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Come gli scarti diventano risorse

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda il passaggio da un modello economico lineare a uno circolare. Nel modello tradizionale le materie prime vengono acquistate, trasformate, vendute e infine smaltite. L’economia circolare, invece, punta a mantenere il valore delle risorse il più a lungo possibile, riducendo sprechi e inutilizzi.

Questo approccio spinge le imprese a osservare la propria attività da una prospettiva diversa: materiali considerati eccedenze, processi sottoutilizzati o competenze apparentemente marginali possono diventare la base per nuovi prodotti, servizi o collaborazioni.

La sostenibilità non si limita quindi alla riduzione dell’impatto ambientale. Può trasformarsi in un vero e proprio motore di innovazione, capace di generare nuove fonti di ricavo e nuovi sbocchi commerciali.

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Quando inclusione e innovazione di filiera diventano impresa

Tra le realtà che meglio rappresentano questa evoluzione c’è Progetto Quid, impresa nata a Verona che ha costruito il proprio modello di business attorno a due elementi: il recupero delle eccedenze tessili e l’inclusione lavorativa.

L’azienda recupera tessuti inutilizzati provenienti da aziende del settore moda e le trasforma in nuove collezioni e prodotti, creando al tempo stesso opportunità professionali per persone che hanno incontrato maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro.

Quello di Quid è però molto più di un progetto sociale. È un modello imprenditoriale che dimostra come sostenibilità e competitività possano procedere nella stessa direzione.

L’idea di business, la crescita e i risultati

Come racconta il team dell’azienda, tutto nasce nel 2013 da un’intuizione della fondatrice Anna Fiscale: “Ciò che viene considerato uno scarto o un limite può diventare una risorsa”. L’idea era quella di dare una seconda vita ai tessuti in eccedenza e, contemporaneamente, creare opportunità lavorative per persone in situazioni di fragilità.

I primi passi sono stati compiuti grazie al sostegno della Fondazione San Zeno e all’incontro con il Gruppo Oniverse, che ha messo a disposizione i primi tessuti di rimanenza. Da quelle prime produzioni è iniziato un percorso che negli anni ha trasformato una visione imprenditoriale in una realtà consolidata.

Quello che inizialmente era soprattutto una scelta guidata dai valori si è rivelato un modello capace di generare valore e sostenersi nel lungo periodo. Oggi Progetto Quid registra un fatturato di circa 7,5 milioni di euro, recupera ogni anno oltre 213 chilometri di tessuti e impiega circa 170 persone provenienti da 23 Paesi diversi. Un dato particolarmente significativo riguarda la qualità dell’occupazione: oltre il 95% dei contratti è a tempo indeterminato.

La sostenibilità entra nelle filiere

L’aspetto forse più interessante riguarda l’evoluzione del rapporto con le aziende partner. Se nei primi anni prevalevano curiosità e sensibilità verso la dimensione sociale del progetto, oggi le collaborazioni nascono sempre più dalla consapevolezza che impatto e valore industriale possano procedere insieme.

“Le aziende ci scelgono perché siamo in grado di trasformare materiali di fine serie in prodotti di qualità, realizzati in Italia e con una forte attenzione alle persone”, spiegano dal team. In altre parole, la sostenibilità non viene più percepita come un’attività accessoria, ma come una componente integrata della catena del valore.

Lo dimostrano le oltre 120 collaborazioni sviluppate negli anni con aziende nazionali e internazionali. Partnership che non si limitano alla gestione delle eccedenze tessili, ma contribuiscono a costruire filiere più efficienti, responsabili e resilienti.

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Cosa possono imparare le PMI

Non tutte le aziende possono replicare il modello di business del Progetto Quid. Tuttavia, i principi alla base della sua esperienza possono offrire spunti utili a molte PMI.

Il primo riguarda la capacità di individuare valore dove normalmente si vedono soltanto costi o inefficienze. “Più che un costo, la sostenibilità rappresenta un’opportunità. Spesso il vero costo è quello degli sprechi, delle risorse inutilizzate e delle occasioni perse”, osservano dal team dell’azienda. Ma c’è anche un’altra dimensione da considerare: quella umana. Secondo l’esperienza di Quid, investire sulle persone e sull’inclusione significa valorizzare competenze, motivazione e senso di appartenenza, elementi che nel lungo periodo contribuiscono alla capacità di innovare e di affrontare i cambiamenti del mercato.

Il secondo elemento è la trasformazione dei valori aziendali in una proposta commerciale. Oggi sostenibilità e impatto sociale possono diventare elementi distintivi dell’offerta, a patto che siano integrati nei processi e non limitati alla comunicazione.

Infine, emerge l’importanza delle collaborazioni. Le sfide legate alla sostenibilità sono spesso troppo complesse per essere affrontate da un singolo attore. Costruire alleanze e valorizzare le risorse presenti sul territorio può rappresentare una leva importante per crescere e innovare.

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Il futuro della competitività passa dall’impatto

Per le imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni, la sostenibilità non può più essere considerata esclusivamente una questione di responsabilità sociale.

Le trasformazioni in atto stanno ridefinendo le regole della competitività. Ridurre gli sprechi, valorizzare le persone, innovare i processi e costruire relazioni di filiera più solide significa non soltanto generare impatto positivo, ma anche rafforzare la propria posizione sul mercato.

Per le PMI che desiderano intraprendere questo percorso, il consiglio di Progetto Quid è partire da un cambio di prospettiva. “Più che chiedersi quanto costi essere sostenibili, vale la pena domandarsi quanto costino già oggi gli sprechi di materiali, competenze e opportunità”.

Non servono necessariamente grandi investimenti. Come sottolinea il team, è possibile iniziare osservando la propria filiera, individuando ciò che oggi non viene valorizzato e costruendo alleanze con altre realtà del territorio. In fondo, è la stessa intuizione che ha dato origine a Progetto Quid oltre dieci anni fa: trasformare quelli che sembrano limiti in nuove possibilità.

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Laura Pellegrini

Giornalista e content editor

Dopo la Laurea in Comunicazione e Società, ho iniziato la carriera da freelance collaborando con diverse realtà editoriali. Ho scritto alcuni e-book sui bonus e ad oggi mi occupo della redazione di articoli di economia, risparmio e lavoro.

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