Sciopero autotrasporto dal 25 al 29 maggio 2026, a rischio scorte supermercati e carburanti: chi si ferma e dove

Chi si ferma, i motivi della protesta dei camionisti e gli scenari critici per le imprese in caso di mancato accordo nel Consiglio dei ministri del 22 maggio.

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Dal 25 al 29 maggio 2026 è previsto uno sciopero nazionale degli autotrasporti della durata di ben 120 ore, pronto a mettere a dura prova la tenuta logistica del Paese. La protesta, proclamata da un vasto cartello di sigle sindacali e datoriali, nasce come risposta all’aumento dei costi dei carburanti – e le relative perdite – conseguente alla guerra in Medio Oriente.

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Sciopero autotrasporto dal 25 al 29 maggio 2026: chi si ferma e dove

Il blocco principale riguarda il trasporto merci per conto terzi (i tir e i camion della logistica). Camionisti e aziende di autotrasporto di tutto il territorio nazionale si fermano dalle ore 00:00 del 25 maggio alle ore 24 del 29 maggio 2026. A complicare lo scenario, nella giornata di venerdì 29 maggio, si aggiunge lo sciopero generale dei trasporti, che coinvolgerà l’intero comparto dei trasporti e dei servizi con i seguenti orari:

SettoreOrari e Durata
AereoDalle 00:00 alle 23:59 del 29 maggio
FerroviarioDalle 21 del 28 maggio alle 21 del 29 maggio
AutostradeDalle 22 del 28 maggio alle 22 del 29 maggio
Marittimo Ritardi di un’ora sulle partenze verso le isole maggiori (Sicilia e Sardegna), intera giornata del 29 maggio verso le altre isole minori
Trasporto locale (TPL)Con orari variabili in base alle fasce di garanzia cittadine.
PortiModalità e turni stabiliti a livello locale

L’agitazione ha rilevanza nazionale e coinvolgerà tutte le province italiane, ma l’impatto si farà sentire con maggiore intensità soprattutto nei principali snodi autostradali e in quelli urbani e logistici delle grandi città, con disagi diffusi in tutta Italia per i rifornimenti di merci nei supermercati e di carburante nelle stazioni di servizio ordinarie.

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Fasce di garanzia

Le fasce di garanzia variano a seconda del settore e, nel caso del trasporto locale, cambiano da città a città. Tuttavia, poiché l’autotrasporto merci attuerà un fermo continuativo (senza fasce orarie di tutela), le fasce protette per legge si applicano allo sciopero generale dei trasporti di venerdì 29 maggio 2026.

Nel dettaglio, le fasce di garanzia obbligatorie per i treni regionali e pendolari sono:

  • fascia mattutina, dalle ore 6 alle ore 9;
  • fascia serale, dalle ore 18 alle ore 21;

I treni a lunga percorrenza (Frecce e Intercity) hanno un elenco specifico di corse garantite che viene pubblicato sui siti ufficiali delle rispettive compagnie. I treni già in viaggio al momento dell’inizio dello sciopero arrivano a destinazione se la meta è raggiungibile entro un’ora dall’inizio dell’agitazione.

Per il trasporto locale, invece, ogni azienda ha i suoi orari. Di conseguenza è consigliato a chi viaggia di verificare di volta in volta quali sono le corse garantite nella città di interesse. Per il settore del trasporto aereo, l’ENAC (Ente nazionale per l’aviazione civile) applica le fasce di tutela statali. Pertanto i voli devono decollare regolarmente:

  • dalle ore 7 alle ore 10 del mattino;
  • dalle ore 18 alle ore 21 della sera.

Sono inoltre garantiti tutti i voli charter da/per le isole regolarmente autorizzati o notificati prima della data di proclamazione.

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I motivi dello sciopero

Al centro della protesta che muove la filiera dell’autotrasporto c’è la forte contestazione sulle modalità di gestione del caro gasolio e la recente revisione del meccanismo di rimborso delle accise sul diesel professionale.

Fino al mese di febbraio 2026, le imprese di autotrasporto potevano beneficiare di uno sconto diretto pari a 26,9 centesimi al litro. Le modifiche normative – introdotte successivamente dall’esecutivo con il decreto carburanti – hanno cancellato questo schema, sostituendolo con il credito d’imposta. Secondo le associazioni di categoria, questo nuovo strumento garantisce un vantaggio economico più ridotto e, per di più, risulta limitato esclusivamente alle spese sostenute nel ristretto paniere temporale compreso tra marzo e maggio.

Perché il credito di imposta non basta

La stragrande maggioranza delle aziende di trasporto pesante non effettua i propri rifornimenti presso le classiche pompe di benzina della rete stradale ordinaria, ma si affida a fornitori all’ingrosso o a cisterne aziendali private. Questa specificità logistica le esclude di fatto dagli sconti applicati alla rete di distribuzione al dettaglio, rendendo i passati interventi governativi del tutto inefficienti per la categoria. Le stime delle associazioni di settore evidenziano un extracosto annuo di circa 9.000 euro per ogni singolo mezzo pesante in circolazione, una cifra insostenibile che mette a immediato rischio fallimento migliaia di piccole e medie imprese artigiane del comparto logistico.

Le richieste dei sindacati

Per revocare lo sciopero dal 25 al 29 maggio, i rappresentanti dei trasportatori chiedono al tavolo di Palazzo Chigi interventi immediati e strutturali. Oltre al ripristino di una misura efficace contro il caro gasolio, i sindacati rivendicano:

  • l’abbattimento dei tempi burocratici per i rimborsi (poiché attualmente la procedura di compensazione fiscale gestita tramite l’Agenzia delle Dogane richiede circa 60 giorni) riducendo la tempistica a soli 10 giorni;
  • la sospensione temporanea dei versamenti di imposte, tasse e contributi previdenziali fino alla fine dell’anno in corso;
  • lo sblocco immediato del credito d’imposta con la possibilità di utilizzarlo subito in compensazione, senza dover aspettare i 60 giorni attualmente vincolanti per legge;
  • l’emanazione di tutti i decreti attuativi mancanti, necessari a rendere operative le agevolazioni già precedentemente annunciate dall’esecutivo.
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Perché in Italia si rischia la paralisi

Il trasporto su gomma muove la stragrande maggioranza dei beni circolanti sul territorio. Con cinque giorni consecutivi di blocco totale e uno sciopero generale dei trasporti, si rischia l’interruzione immediata delle consegne di prodotti alimentari freschi e generi di prima necessità nella grande distribuzione organizzata (GDO). Oltre agli scaffali vuoti nei supermercati, è possibile l’esaurimento delle scorte di carburante presso le stazioni di servizio a causa del mancato afflusso delle autocisterne e ritardi diffusi e accumuli nei centri di smistamento per le spedizioni espresse e le consegne degli acquisti online.

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La risposta del governo Meloni

L’unica reale possibilità di evitare la paralisi è legata al tavolo istituzionale convocato in extremis a Palazzo Chigi per il 22 maggio 2026. In questa sede, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontreranno i rappresentanti delle categorie per tentare una mediazione. Il governo potrebbe varare d’urgenza il nuovo decreto carburanti quater, un provvedimento economico strutturato proprio per sbloccare i crediti di imposta, prorogare il taglio delle accise sui carburanti e scongiurare il fermo nazionale.

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