Il mercato del lavoro italiano si muove verso una nuova fase di stabilità, ma le priorità di dipendenti e professionisti sono cambiate drasticamente rispetto all’ultimo decennio. Secondo i dati emersi dal Randstad Employer Brand Research 2026 – l’indagine indipendente condotta dall’Istituto Kantar su un campione globale di 171 mila rispondenti (di cui 7.170 in Italia tra i 18 e i 64 anni) – l’incertezza economica e l’inflazione hanno ridefinito la scala dei valori dei candidati, rimettendo la retribuzione al centro del tavolo.
La massima aspirazione dei lavoratori italiani si riconferma Automobili Lamborghini, eletta datore di lavoro ideale con il 79,8% delle preferenze generali. La casa di Sant’Agata Bolognese non affascina solo per il prestigio del brand, ma per un modello organizzativo pionieristico basato su flessibilità, settimana corta e sostenibilità.
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La classifica delle migliori aziende in cui lavorare nel 2026: i campioni dell’Employer Branding per settore
La competizione tra i datori di lavoro si fa sempre più trasversale. Le differenze tra i vari comparti sono minime, a dimostrazione di come la caccia ai talenti non conosca confini settoriali. L’industria aeronautica si attesta come il settore più ambito in assoluto (77% di preferenze), seguito a ruota dall’ICT (75,9%) e dall’automotive (75,7%).
Di seguito la mappa delle aziende leader nei rispettivi settori di riferimento.
| Settore | Azienda leader 2026 |
| Beni di largo consumo | Ferrero |
| Media | Gruppo Mondadori |
| Sanità | IEO – Istituto Europeo di Oncologia |
| Componentistica automotive | Brembo |
| Industria aeronautica | Leonardo |
| Farmaceutico | Sanofi |
| Elettronica | ABB |
| ICT | IBM |
Lo stipendio torna prioritario dopo 10 anni
La vera svolta del 2026 riguarda i driver di scelta dei lavoratori. Per la prima volta dopo dieci anni dominati dai cosiddetti elementi “soft”, la retribuzione monetaria torna al primo posto, indicata dal 59% degli italiani. L’inflazione ha eroso il potere d’acquisto, spingendo gli aspetti economici davanti all’atmosfera di lavoro (57%) e al bilanciamento vita-lavoro (56%).
Perché i dipendenti si dimettono?
La retribuzione non è solo il principale elemento di attrazione, ma anche la prima causa di dimissioni (44%). Seguono a pari merito la mancanza di opportunità di crescita professionale (33%) e il desiderio di ottimizzare il work-life balance (33%).
Per le PMI si tratta di un campanello d’allarme: la risposta dei datori di lavoro su retribuzioni e percorsi di carriera viene definita “debole” dalla ricerca, lasciando scoperto un fianco su cui si gioca la partita della retention.
Ricerca del lavoro: LinkedIn domina, ma l’intelligenza artificiale avanza
I canali digitali sono ormai imprescindibili, ma la ricerca del 2026 evidenzia un dato fondamentale per i recruiter: il contatto umano resta decisivo. Il 74% dei candidati ritiene fondamentale l’interazione di persona nella fase di ricerca e il 75% in quella di candidatura. I canali più utilizzati ed efficaci per l’incrocio tra domanda e offerta sono:
- LinkedIn, che resta il re incontrastato. Usato dal 48% degli utenti, si dimostra efficace per il 27% di chi ha trovato impiego;
- portali e motori di ricerca (Indeed, Subito.it, Trovolavoro), utilizzati dal 28% ed efficaci per l’11%;
- siti web aziendali (sezione “Lavora con noi”), utilizzati dal 26% ed efficaci per il 13%;
- conoscenze personali e social media (Facebook e Instagram in testa), utilizzati dal 24%;
- Google for Jobs utilizzato dal 19%.
Le applicazioni di intelligenza artificiale (come Gemini, ChatGPT e Copilot) vengono ormai usate stabilmente dal 9% dei candidati per muoversi nel mercato del lavoro, superando le agenzie di recruiting tradizionali (8%) e le fiere del lavoro (7%).
Politiche di total reward e smart working: i trend per le PMI
Per competere con i budget delle grandi multinazionali, le PMI devono guardare con attenzione al pacchetto di total reward, dove i benefit secondari incidono pesantemente sulla soddisfazione del personale (rilevanti per circa i tre quarti dei dipendenti). I benefit aziendali più desiderati nel 2026 sono:
- previdenza e sicurezza finanziaria (81%);
- flessibilità lavorativa e stile di vita (80%);
- salute e benessere aziendale (80%);
- ferie e permessi flessibili (79%).
Focus flessibilità: timida inversione di tendenza per lo smart working
Sul fronte delle modalità di esecuzione della prestazione, l’Italia resta un Paese ancorato alla presenza: il 47% dei dipendenti lavora stabilmente in sede. Il 26% adotta formule ibride e solo il 7% opera interamente da remoto.
Tuttavia, dopo il calo costante dello smart working registrato nel post-pandemia (dal picco del 2021 fino al 2025), il 2026 segna una leggera inversione di tendenza. Complice la complessità dello scenario geopolitico e le conseguenti strategie di risparmio energetico, il lavoro da remoto e quello ibrido sono tornati a registrare un incremento (pari a un punto percentuale per il full-remote), indicando che la flessibilità resta un asset strategico per il futuro del business.













Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it