Riforma TUF, dal 29 aprile nuove regole per mercati e PMI in Borsa: cosa cambia

Meno vincoli codicistici e più spazio all'autonomia statutaria, a patto che questa sia accompagnata da una trasparenza impeccabile. Comincia la delicata fase di riscrittura degli statuti per le imprese quotate in Borsa.

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Con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del 14 aprile, il decreto legislativo n. 47/2026 segna il passaggio definitivo dalle intenzioni politiche all’attuazione normativa. Per i professionisti del settore e le PMI che guardano alla Borsa, il conto alla rovescia è ufficialmente iniziato: le nuove regole del Testo unico della finanza entreranno in vigore il 29 aprile 2026.

Questa riforma è un tentativo ambizioso di riscrivere il rapporto tra imprese e mercato, cercando di rendere l’Italia una destinazione più competitiva per i capitali internazionali.

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Riforma TUF: la società di partenariato, nuovo motore per il private equity

Tra le pieghe del nuovo TUF, la novità che più stuzzica l’interesse dei consulenti e dei gestori è l’introduzione della società di partenariato. Questo nuovo strumento, costruito sulla struttura della società in accomandita per azioni, nasce per rispondere a un’esigenza specifica: dotare il mercato italiano di uno strumento che parli la stessa lingua degli investitori professionali esteri.

Destinata agli investimenti collettivi in private equity e venture capital, la società di partenariato permetterà una raccolta flessibile tramite azioni e strumenti finanziari partecipativi. Sebbene la norma sia ormai legge, l’operatività reale richiederà ancora un breve periodo di transizione — circa nove mesi — per consentire alle autorità di adeguare albi, registri e disposizioni secondarie. Si tratta, però, di un segnale inequivocabile: l’economia reale ha finalmente un nuovo contenitore giuridico dedicato.

Società quotate in Borsa: governance flessibile e il voto di lista al bivio

Il legislatore ha deciso di intervenire con decisione anche sulla vita interna delle società quotate, scardinando alcuni automatismi consolidati. Per le matricole che si affacceranno a Piazza Affari, lo statuto potrà ora derogare al tradizionale voto di lista, introducendo la votazione dei singoli amministratori. Questo sistema permette una maggiore personalizzazione della governance, lasciando ai soci la possibilità di concentrare il proprio consenso su profili specifici, pur mantenendo salde le tutele per le minoranze e i requisiti di indipendenza.

Questo cambio di paradigma non riguarda solo chi deve ancora quotarsi. Le PMI già presenti sul listino, purché rimangano sotto la soglia del miliardo di euro di capitalizzazione, avranno una finestra di due anni per decidere se migrare verso questo modello più flessibile. È un invito esplicito del legislatore a rivedere gli assetti statutari per rendere la gestione aziendale più agile e vicina alle dinamiche dei mercati moderni.

Sanzioni e trasparenza: il principio del “giusto processo” finanziario

La pubblicazione del decreto completa il mosaico che avevamo iniziato a delineare nei mesi scorsi. Accanto alle novità su governance e strumenti di investimento, resta centrale l’impianto relativo al nuovo sistema sanzionatorio e alla trasparenza dei mercati.

Come Partitaiva.it aveva già approfondito in occasione dell’approvazione in Consiglio dei ministri, la riforma introduce il principio del “giusto processo” finanziario e la possibilità di patteggiamento per le sanzioni. Questo si sposa perfettamente con l’estensione della disciplina del rappresentante designato anche ai sistemi multilaterali di negoziazione, segno della volontà di uniformare le tutele per i risparmiatori indipendentemente dalla dimensione dell’emittente.

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