Torna l’iperammortamento nel 2026, la maxi-deduzione fiscale riconosciuta alle imprese per gli investimenti effettuati a partire dal 1° gennaio di quest’anno. L’agevolazione spetta sotto forma di sconto sulle tasse e può arrivare fino al 180% delle somme spese per gli investimenti in efficienza energetica e digitalizzazione. Tuttavia, la percentuale è variabile e non è sempre così alta.
La nuova legge di bilancio 2026, con questa misura, sostituisce definitivamente i crediti d’imposta Industria 4.0 e Transizione 5.0.
Indice
Cos’è e come funziona l’iperammortamento nel 2026
Introdotto dalla manovra 2026, l’iperammortamento è pensato per abbattere l’imponibile fiscale delle imprese che investono in digitalizzazione e sostenibilità . Non è un contributo in denaro, ma una maggiorazione del costo fiscale dei beni acquistati. In pratica, l’impresa può dedurre dalle tasse una quota molto superiore alla spesa effettiva, riducendo l’utile tassabile e, di conseguenza, l’IRES o l’IRPEF dovuta. L’agevolazione va da un minimo del +50% a un massimo del +180% delle spese ammesse.
Aliquote e tetti di spesa
Con il nuovo sistema di iperammortamento, per i piccoli e medi investimenti fino a 2,5 milioni di euro è riconosciuta una maggiorazione del 180% dei costi deducibili. Qualora l’investimento sia orientato a soluzioni green, la percentuale sale, raggiungendo il 220%. Per la fascia di investimenti intermedia invece, compresa tra i 2,5 e i 10 milioni di euro, il beneficio si attesta su una deduzione del 100%, che viene incrementata al 140% nel caso di progetti a basso impatto ambientale.
Infine, per i grandi investimenti che superano i 10 milioni di euro (ed entro il limite massimo di 20 milioni), la normativa prevede una maggiorazione del 50% per le spese ordinarie, elevata al 90% per quelle rientranti nella categoria green.
| Importo Investimento | Maggiorazione costo |
| Fino a 2,5 milioni di euro | 180% |
| Oltre 2,5 e fino a 10 milioni di euro | 100% |
| Oltre 10 e fino a 20 milioni di euro | 50% |
| Oltre 20 milioni di euro | 0% |
Spese ammesse
Sono ammesse all’iperammortamento le spese per i macchinari automatizzati e intelligenti (robot, macchine per il taglio, la stampa 3D e il confezionamento, purché controllate da sistemi computerizzati) e i software avanzati. Tra questi rientrano gli hardware per l’intelligenza artificiale (server GPU, cluster per il calcolo ad alte prestazioni e dispositivi di edge computing) e quelli per l’elaborazione e la gestione dei grandi dati.
La deduzione spetta anche per gli impianti di autoproduzione di energia, ovvero pannelli fotovoltaici ad alta efficienza, sistemi di accumulo e batterie per stoccare l’energia prodotta e riutilizzarla nei momenti di picco. A questi si aggiungono anche le pompe di calore e i sistemi evoluti per il riscaldamento e raffrescamento industriale ad alta efficienza energetica.
Beni agevolabili
L’incentivo riguarda esclusivamente beni strumentali nuovi prodotti in Stati membri dell’UE o dello spazio economico europeo, suddivisi in due macro-categorie:
- beni “paradigma 4.0”, ovvero macchinari, robot e impianti interconnessi ai sistemi gestionali aziendali, ma anche software, sistemi di IA, realtà aumentata, digital twin e piattaforme per la sicurezza informatica o l’efficienza energetica;
- beni per l’autoproduzione di energia rinnovabile, quali impianti per l’autoconsumo (anche con stoccaggio). Per il fotovoltaico, i moduli devono essere prodotti in UE con efficienza minima della cella del 23,5% (o 24% per tecnologie ad eterogiunzione/tandem).
In ogni caso, tutti i beni devono essere nuovi di fabbrica e interconnessi, cioè capaci di dialogare con i sistemi informatici dell’azienda. In caso di vendita o trasferimento all’estero del bene durante il periodo di ammortamento, si perdono le quote residue del beneficio. È tuttavia permessa la sostituzione con beni di pari o superiore livello tecnologico senza perdere l’agevolazione (entro il limite del costo del nuovo investimento).
Chi può accedere alla maxi deduzione
I beneficiari sono tutte le imprese operanti nel territorio italiano, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica o dal settore economico. Restano esclusi i professionisti non titolari di reddito di impresa e i contribuenti in regime forfettario, le imprese in liquidazione, fallimento o coinvolte in procedure concorsuali e le società destinatarie di sanzioni interdittive (Dlgs n. 231/2001) o quelle che non rispettano le norme sulla sicurezza sul lavoro o gli obblighi contributivi e previdenziali.
Il nuovo regime copre gli acquisti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027. È tuttavia prevista una clausola di salvaguardia che estende la scadenza fino al 30 settembre 2028. Per usufruire di questa proroga e completare l’investimento in tempi più lunghi, entro il 31 dicembre 2027 l’ordine deve comunque risultare formalmente accettato dal venditore e deve essere stato versato un acconto pari ad almeno il 20% del costo complessivo del bene.
Come richiedere l’iperammortamento
Per gli investimenti che l’azienda vuole recuperare con l’iperammortamento, va inviata una comunicazione preventiva telematica attraverso il portale del GSE. In questa fase va presentato il progetto (tipologia di macchinari, software e risparmio energetico atteso) e allagata la documentazione richiesta dal sistema. Per esempio, per gli investimenti green è necessaria una certificazione energetica ex-ante che attesti il risparmio potenziale (3% per l’azienda o 5% per il processo). Mentre per quelli sopra i 300.000 euro è obbligatoria una perizia asseverata da un ingegnere o perito industriale iscritto all’albo. Questa deve dimostrare che il bene è interconnesso e, per la parte energetica, deve includere la certificazione che confermi il risparmio energetico.
Sebbene la manovra 2026 abbia previsto l’avvio della misura a partire dal 1° gennaio 2026, il portale del GSE per l’invio delle comunicazioni (obbligatorie per bloccare i fondi) è in fase di apertura definitiva. Una volta attivato, sarà possibile procedere.
Non sono ammesse, infatti, spese per investimenti già effettuati e non preventivamente comunicativi. Solo dopo che la richiesta viene accolta dal GSE, l’azienda può procedere e, se ottiene l’ok, versare entro 30 giorni un acconto pari ad almeno il 20% del costo totale dell’investimento. Dopo di che ha 60 giorni di tempo per inviare una seconda comunicazione – sempre al GSE – che confermi l’avvenuto pagamento dell’acconto e la validità del contratto di acquisto. A investimento concluso (installazione e interconnessione avvenuta), va inviata l’ultima comunicazione, entro il 15 novembre 2028. Una volta inviata, scatta la fase del recupero fiscale e, dalla dichiarazione dei redditi successivamente presentata, l’azienda inizia a beneficiare dello sconto fiscale.
Tempistiche e adempimenti
Il calendario per l’accesso al nuovo iper-ammortamento si apre il 1º gennaio 2026 e si estende fino al 26 settembre 2028. I benefici dell’iper-ammortamento non possono però essere anticipati. Le quote di ammortamento maggiorate, infatti, non avranno alcun impatto sul calcolo degli acconti IRES e IRPEF dovuti per l’anno 2026, i quali andranno versati secondo le modalità ordinarie.
Per quanto riguarda invece gli obblighi operativi, non è sufficiente il semplice acquisto del bene: nel caso delle tecnologie 4.0, è indispensabile che avvenga l’interconnessione. Ciò significa che il macchinario o il software deve essere effettivamente collegato al sistema di gestione della produzione o alla rete di fornitura aziendale, rispettando le specifiche tecniche richieste.















Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it