Gender gap occupazionale in Europa: l’Italia è agli ultimi posti per parità di genere

Se i paesi del nord si avvicinano sempre di più ad un livellamento del divario occupazionale tra uomini e donne, nel sud-est europeo il gender gap ha ormai raggiunto livelli allarmanti.

di Francesca Di Feo

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  • L’Unione Europea mostra ancora un rilevante divario occupazionale tra uomini e donne, discrepanza che però varia geograficamente all’interno del continente in quello che appare un vero e proprio pattern.
  • I dati Eurostat rivelano che il gender gap tende ad ampliarsi man mano che ci si sposta verso il sud-est dell’Europa e l’Italia è tra i paesi meno performanti in termini di uguaglianza di genere nel lavoro.
  • Al contrario, nel nord Europa il divario si riduce notevolmente, grazie a politiche attive di uguaglianza di genere integrate nelle strategie nazionali​.

L’UE ha ancora molta strada da fare per livellare il divario occupazionale e salariale tra uomini e donne.

Secondo i dati più recenti di Eurostat1, la situazione è variegata, ma segue un chiaro schema geografico: il gender gap tende ad aumentare man mano che ci si sposta verso il sud-est dell’Europa, dove, purtroppo, l’Italia figura tra i paesi con le performance peggiori.

Al contrario, dirigendosi verso il nord del continente, si nota una netta riduzione delle disuguaglianze. Ma quali sono le cause dietro a queste differenze? Analizziamo i dati.

Gender gap occupazionale in Europa: i dati

Il tasso di occupazione è un indicatore chiave per valutare la partecipazione economica della popolazione di un paese e, allo stesso tempo, offre una prospettiva critica sull’uguaglianza di genere, quando si analizzano i dati relativi alla popolazione maschile rispetto a quella femminile.

Guardando le metriche fornite da Eurostat per il 2023, si osserva infatti che il tasso medio di occupazione per gli uomini è dell’80,9%, con una deviazione standard di 4,6%; i tassi oscillano tra un minimo del 69,5% e un massimo dell’88,4%.

Al contrario, per le donne il tasso medio di occupazione scende vertiginosamente al 70,9%, con una deviazione standard più elevata, pari a 10,3%, che suggerisce una maggiore variabilità nei tassi di occupazione femminile, tra un minimo drastico del 38% e un massimo dell’82,1%.

Il divario medio tra i tassi di occupazione di maschi e femmine, stimato in circa 10 punti percentuali, mette quindi in luce una persistente disparità di genere. La situazione tuttavia varia sostanzialmente da paese a paese, evidenziando ancora una volta le discrepanze di politiche tra i vari stati dell’UE.

PaeseMaschiFemmine
Belgium75.968.3
Bulgaria79.972.6
Czechia88.474.5
Denmark82.677
Germany84.977.2
Estonia83.380.9
Ireland84.274.3
Greece77.457.6
Spain75.765.4
France77.271.7
Croatia74.666.8
Italy7656.5
Cyprus83.674.6
Latvia79.176
Lithuania79.277.7
Luxembourg78.271.4
Hungary85.376.1
Malta88.274
Netherlands87.479.6
Austria81.173.3
Poland83.872
Portugal81.175.5
Romania78.259.1
Slovenia80.474.3
Slovakia81.373.6
Finland78.378.1
Sweden84.980.2
Iceland88.282.1
Norway82.877.8
Switzerland86.979.1
Serbia75.963.4
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Paesi con maggiore gender gap

Anche nel 2023, la Grecia detiene il triste primato di paese con il maggior divario di genere occupazionale, con una sorprendente differenza di 19,8 punti percentuali: i maschi hanno un tasso di occupazione del 77,4%, mentre le femmine del 57,6%. Similmente, anche nel nostro paese il gap si attesta a 19,5 punti percentuali, con i maschi che lavorano al 76,0% e le femmine al 56,5%.

In Romania il gap di genere è di 19,1 punti percentuali, con un tasso di occupazione del 78,2% per i maschi rispetto al 59,1% per le femmine.

Secondo l’analisi dell’European Institute for Gender Equality, le cause di un maggiore divario in questi paesi sono riconducibili alla persistenza di radicati stereotipi di genere, ma anche e soprattutto alla mancanza di servizi di supporto adeguati per le madri lavoratrici, come asili nido economicamente accessibili e servizi di assistenza agli anziani.

Le responsabilità familiari gravano in questi paesi molto di più sulle donne, costringendole spesso a scegliere tra carriera e famiglia. Consideriamo, ad esempio, che in Italia le donne lavoratrici svolgono ancora il 61% dei lavori domestici e della cura dei figli.  

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La pandemia ha ulteriormente aggravato le disparità. Con la chiusura di scuole e altri luoghi di aiuto per i genitori, molte donne hanno dovuto assumersi un onere maggiore di lavoro di cura non retribuito, riducendo la loro partecipazione alla forza lavoro stipendiata.

Il fenomeno, noto come “shecession, ha messo in luce come situazioni di emergenza e crisi possano intensificare le disuguaglianze preesistenti, colpendo in modo sproporzionato le donne nel mercato del lavoro​.

Paesi con minore gender gap

Per individuare i paesi in cui il gender gap occupazionale è quasi nullo, bisogna spostarsi al nord. Tra i paesi analizzati, la Finlandia ha infatti il primato per minor gender gap nel tasso di occupazione, con una differenza minima di solo 0,2 punti percentuali tra maschi e femmine.

Qui il tasso di occupazione è del 78,3% per i maschi e del 78,1% per le femmine. In questo paese l’approccio all’uguaglianza di genere è indissolubilmente integrato nelle politiche educative e di lavoro.

La legge sull’uguaglianza tra donne e uomini obbliga le istituzioni educative e i datori di lavoro con più di 30 dipendenti a sviluppare piani di uguaglianza di genere, che devono affrontare questioni quali la segregazione nei salari, le condizioni di lavoro, la conciliazione tra vita professionale e privata e la prevenzione di discriminazione e molestie.

Piani che sono parte di una strategia più ampia per promuovere attivamente l’uguaglianza di genere nelle università e nei luoghi di lavoro, supportati da una vigilanza e da un impegno governativo costante verso l’integrazione di una prospettiva di genere nell’educazione superiore e in ambito STEM.

La Lituania, in coda alla Finlandia, mostra anch’essa un gender gap estremamente ridotto, con una differenza di soli 1,5 punti percentuali: il tasso di occupazione è del 79,2% per i maschi e del 77,7% per le femmine.

Anche qui, una serie di leggi e regolamenti a livello statale promuovono attivamente l’uguaglianza di genere e mirano a eliminare le barriere: la norma sulla parità di trattamento, insieme a quella sull’istruzione superiore e sulla ricerca stabiliscono principi di uguaglianza nell’accesso all’istruzione e nella carriera accademica, oltre a garantire condizioni di lavoro eque.

Il codice del lavoro lituano richiede inoltre che i datori applichino criteri uguali per il reclutamento, la valutazione del lavoro e la remunerazione per lavoro di pari valore, proteggendo le donne lavoratrici anche da molestie e discriminazioni.

Principi ulteriormente rafforzati da programmi nazionali che mirano a una risoluzione sistematica e integrata delle questioni di uguaglianza di genere in tutti i settori, compresa l’istruzione e il mercato del lavoro.

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Gender gap: differenze tra il nord e il sud Europa

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In Europa si assiste ad un netto divario tra i paesi del nord e del sud del continente: questi dati sono confermati anche dal grafico Landgeist2 sulla differenza occupazionale di genere in UE.

Mentre i paesi scandinavi, come Finlandia e Norvegia, mostrano una partecipazione relativamente equilibrata tra uomini e donne nel mercato del lavoro, nazioni come l’Italia. specialmente il Sud, e la Grecia evidenziano una disparità significativamente maggiore.

Una situazione che riflette non solo le naturali differenze culturali e storiche, ma anche variazioni nelle politiche di sostegno alla famiglia e nell’accesso all’istruzione e alla formazione professionale.

La regione settentrionale d’Europa, spesso vista come modello di uguaglianza di genere, beneficia infatti di un ampio ventaglio di politiche sociali inclusive, come congedi parentali generosi e sistemi di assistenza all’infanzia accessibili, che facilitano l’ingresso e la permanenza delle donne nel mondo del lavoro.

Al contrario, nel sud Europa, le strutture di supporto possono spesso essere meno sviluppate e le norme culturali possono ancora favorire una divisione più tradizionale dei ruoli di genere, limitando le opportunità occupazionali per le donne.

L’impatto economico di queste differenze è tangibile. Anche in base alle statistiche occupazionali generali per i giovani, i paesi con maggior equità di genere tendono a mostrare una maggiore stabilità economica e tassi di crescita più elevati. Il che suggerisce come investire nell’uguaglianza di genere non solo promuova la giustizia sociale, ma sia anche una mossa strategica per migliorare la salute economica complessiva delle nazioni.

  1. Employment rates by sex, age and NUTS 2 regions (%)“, Eurostat, ec.europa.eu ↩︎
  2. Gender employment gap in Europe, Landgeist, landgeist.com ↩︎
Autore
Classe 1994, immediatamente dopo gli studi ho scelto di intraprendere una carriera nel Project Management in ambito di progetti Erasmus+ per EPS. Questo mi ha portato ad approfondire in particolare le tematiche inerenti alla fiscalità delle PMI, anche se la mia area di expertise risulta oggi molto più ampia in questo ambito. Oggi sono copywriter freelance appassionata di scrittura e di innovazione per le piccole e medie imprese.

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