Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto fiscale 2026. Si tratta di un provvedimento d’urgenza, che introduce una serie di misure che interessano il tessuto produttivo italiano. Tra le novità, è arrivato il via libera per l’introduzione di nuovi incentivi per gli investimenti e la revisione di regimi tecnici come l’IVA sulle permute e la tassazione dei dividendi.
Indice
Credito d’imposta per gli investimenti
Il governo ha stanziato i fondi per riconoscere un credito d’imposta per gli investimenti alle imprese. Si tratta di un contributo pari al 35% che sarà meglio definito in un tavolo di confronto con le varie categorie produttive. L’idea è quella di ascoltare le esigenze dei vari settori e, durante la conversione in legge del decreto, definire una scala di priorità più efficace per l’utilizzo dei fondi.
Nuovo regime IVA per gli scambi
Sul fronte tecnico-fiscale, il nuovo decreto introduce nuove regole per il calcolo dell’IVA in caso di scambio di beni o servizi tra le imprese, le cosiddette permute. In passato, questa operazione era piuttosto complessa perché l’imposta si basava sul valore normale, obbligando le aziende a stimare quanto quel bene valesse sul mercato in quel preciso momento. Questo sistema era spesso fonte di incertezza, poiché una valutazione soggettiva poteva essere facilmente contestata dall’Agenzia delle Entrate, con il rischio di sanzioni se il valore dichiarato veniva ritenuto troppo basso.
Con la riforma, per tutti i contratti che verranno firmati o rinnovati a partire dal 1° gennaio 2026, l’IVA non si calcolerà più su una stima esterna, ma sui costi effettivamente sostenuti da chi cede il bene o il servizio. In pratica, il criterio si sposta da quanto vale fuori a quanto è costato produrlo o acquistarlo. Si tratta di un parametro molto più oggettivo e soprattutto facile da dimostrare attraverso le proprie fatture, riducendo il margine di errore e i possibili contenziosi con il Fisco.
Per evitare contenziosi legati al passato, il decreto fa salvi i comportamenti adottati in precedenza. Chi ha agito secondo le vecchie regole non sarà sanzionato, ma non potrà nemmeno richiedere rimborsi.
Ritorno alla PEX e trattamento dei dividendi
Un’altra novità che interessa le imprese riguarda il modo in cui verranno tassati i guadagni derivanti dal possesso di quote in altre società. A partire dal 1° gennaio 2026 infatti tornerà in vigore un regime agevolato, spesso chiamato dagli addetti ai lavori PEX (Participation Exemption), che prevede l’esclusione dalle tasse per il 95% dei dividendi e delle plusvalenze.
Questo significa che quando un’azienda incassa degli utili dalla sua partecipazione in un’altra società, o decide di vendere le proprie quote ottenendo un guadagno, gran parte di quella somma non verrà conteggiata nel calcolo delle imposte sul reddito.
Si tratta di un cambiamento pensato per lasciare più risorse nelle mani degli imprenditori, favorendo la libera circolazione del denaro e incentivando le aziende a reinvestire i propri profitti per finanziare la crescita e nuovi progetti, invece di vederli erosi dal prelievo fiscale.
Novità per i lavoratori impatriati
Nel provvedimento approvato c’è anche l’aggiornamento del regime per i lavoratori impatriati, ovvero le agevolazioni fiscali dedicate a chi decide di trasferire la propria residenza in Italia, con le nuove regole che diventeranno effettive a partire dal periodo d’imposta 2027.
Il testo prevede cioè dei correttivi, come il divieto di cumulare il beneficio con altri bonus e il riordino delle diverse leggi sugli impatriati che negli ultimi anni (a partire dal 2015, poi nel 2019 e infine nel 2023) si sono susseguite. Il decreto in questo senso agisce come un regolatore, armonizzando tutti questi testi per evitare che ci siano dubbi su quali requisiti servano a seconda di quando si rientra.
Chi rientra nel corso del 2026 continuerà a seguire le regole attuali (che prevedono, per la maggior parte dei casi, uno sconto del 50% sulle tasse per 5 anni). Questo serve a dare certezza a chi ha già pianificato il trasloco quest’anno, evitando che le regole cambino in corsa.
Slittano i termini per spedizioni extra-UE e ritenute
Dopo l’intervento dell’Agenzia delle Dogane, il legislatore ha confermato il rinvio della tassa sui pacchi per le spedizioni di beni da Paesi extra-UE con valore inferiore a 150 euro. Il contributo previsto scatterà solo dal 1° luglio 2026, per permettere all’Agenzia delle Dogane di aggiornare i propri sistemi informatici. Slitta al 1° maggio 2026 l’efficacia delle norme sulla ritenuta sulle provvigioni.
Fondi per la carta della disabilità
In ambito sociale, il legislatore ha confermato lo stanziamento di 1,6 milioni di euro per garantire la continuità della carta europea della disabilità per tutto il 2026. Spesso chiamata anche disability card, permette alle persone con disabilità di veder riconosciuta la propria condizione in tutti i Paesi dell’Unione europea aderenti al progetto, senza dover ogni volta presentare certificati medici cartacei o traduzioni legali. Si tratta di una tessera plastificata, simile a una carta di credito o a una tessera sanitaria, dotata di un codice QR che continuerà a funzionare a pieno regime.
Aumento imposta di bollo
Sul fronte dei costi bancari, il provvedimento introduce invece un piccolo ritocco all’imposta di bollo sui conti correnti e sui rendiconti finanziari, che però non riguarderà le famiglie o i singoli cittadini. L’aumento, che fa salire la tassa da 100 a 118 euro, è destinato esclusivamente ai soggetti diversi dalle persone fisiche, come le società, le associazioni e gli enti.
Esenzione atleti dilettanti
Infine, per incentivare la partecipazione alle competizioni e sostenere le piccole associazioni sportive, è stata prevista l’esenzione dalle tasse sui premi vinti fino a un massimo di 300 euro complessivi dagli atleti dilettanti. Questa agevolazione resterà valida fino alla fine del 2026.














Redazione
Il team editoriale di Partitaiva.it