Complice la pausa estiva, settembre è spesso il mese delle ripartenze anche professionali. Chi intende aprire una nuova attività o ampliare il proprio business da lavoro autonomo potrebbe dover valutare attentamente i costi dell’apertura di una società. A cosa si va incontro esattamente? Aprire una srl comporta due tipi di spesa distinti: quelle iniziali, legate alla costituzione della società, e quelle ricorrenti, da sostenere ogni anno per la gestione dell’attività. La cifra complessiva cambia molto in base alla forma scelta (srl ordinaria o srl semplificata), al capitale sociale versato e al volume di affari.
L’ordine di grandezza, però, è quantificabile con buona approssimazione: i costi di costituzione di una srl ordinaria si aggirano infatti oggi tra 1.500 e 3.000 euro, mentre una srl semplificata può partire con poche centinaia di euro. A questi vanno sommati i costi fissi di gestione, che per una società con volumi ridotti superano difficilmente i 3.000-5.000 euro l’anno tra commercialista, tasse e diritti camerali.
Cos’è una srl
La Società a Responsabilità Limitata (SRL) è la forma di società di capitali più diffusa in Italia, disciplinata dall’articolo 2463 del Codice civile. La caratteristica principale è l’autonomia patrimoniale perfetta: i soci rispondono delle obbligazioni sociali solo nei limiti del capitale conferito, non con il proprio patrimonio personale.
Rispetto a una ditta individuale o a una società di persone, la srl è soggetta al regime di contabilità ordinaria. Ogni movimento economico va dunque registrato e documentato, e l’amministratore deve convocare almeno una volta l’anno l’assemblea dei soci per l’approvazione del bilancio. Il capitale sociale minimo, un tempo fissato a 10.000 euro, oggi può essere anche di un solo euro, a condizione di rispettare alcune regole aggiuntive descritte più avanti.
Quanto costa costituire una srl
La costituzione di una srl avviene per atto pubblico notarile. Pertanto, senza il notaio e la successiva iscrizione al Registro delle Imprese la società non esiste, sia che l’atto venga firmato in studio sia che si utilizzi la modalità telematica in videoconferenza introdotta dal Dlgs 183/2021. Le voci di costo da mettere in bilancio sono le seguenti:
- imposta di registro, pari a 200 euro;
- tassa di concessione governativa per la vidimazione dei libri sociali, pari a 309,87 euro, da versare entro il 31 gennaio di ogni anno;
- marca da bollo, 16 euro per ogni 100 righe dell’atto costitutivo;
- diritti di segreteria alla Camera di Commercio, indicativamente tra 150 e 200 euro;
- diritto annuale camerale, che parte da circa 100-120 euro per le società con fatturato fino a 100.000 euro e cresce in modo progressivo fino a un massimo di 20.000 euro per i ricavi oltre i 50 milioni;
- eventuale SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), con un costo che varia in base al Comune, generalmente tra 200 e 1.000 euro;
- onorario del notaio, la voce più variabile: da 1.500 a 3.000 euro più Iva per una Srl ordinaria con statuto personalizzato.
A queste spese si aggiungono i costi per la PEC obbligatoria, la firma digitale e il software di fatturazione elettronica, generalmente contenuti entro poche centinaia di euro l’anno. Sommando tutte le voci, il costo reale di costituzione di una Srl ordinaria si colloca oggi tra 1.500 e 3.000 euro, al netto del capitale sociale, che resta patrimonio della società e non una spesa in senso proprio.
Srl ordinaria o srl semplificata: le differenze di costo
Chi vuole contenere le spese iniziali può valutare la srl semplificata (srls), che utilizza un modello standard di atto costitutivo previsto dal Dl 1/2012 e non tipizzabile. Il vantaggio principale è l’azzeramento dell’onorario notarile: restano dovute solo le imposte fisse, per un totale che si aggira tra 300 e 500 euro. Il capitale sociale della srls può andare da 1 a 9.999 euro ed è ammesso solo tra persone fisiche.
La srls sconta però un limite di flessibilità: lo statuto standard non si può modificare, e chi ha esigenze di governance più articolate (più categorie di quote, patti parasociali, clausole di way out) deve necessariamente optare per la Srl ordinaria. Le imposte sul reddito, IRES e IRAP, sono identiche nelle due forme: cambiano i costi di costituzione, non la tassazione.
I costi per la partita IVA
L’apertura della partita IVA è obbligatoria per chi avvia un’attività d’impresa e non comporta, di per sé, costi statali. Si può richiedere gratuitamente all’Agenzia delle Entrate o tramite un CAF, oltre che con l’assistenza di un commercialista, la cui parcella varia in base al servizio richiesto. È necessario individuare il codice Ateco corretto, o più di uno se la società svolge diverse attività, poiché da questo dipendono il regime fiscale e alcuni adempimenti successivi.
Le tasse annuali: IRES e IRAP
Le srl non possono aderire al regime forfettario, riservato alle persone fisiche. Sul reddito d’impresa si applica l’IRES (Imposta sui Redditi delle Società), con aliquota ordinaria del 24%. Per il periodo d’imposta 2025, dichiarato nel modello Redditi SC 2026, è in vigore la cosiddetta IRES premiale, introdotta dalla legge di Bilancio 2025 (legge 207/2024): l’aliquota scende al 20% per le società che accantonano almeno l’80% dell’utile in un’apposita riserva e rispettano determinati requisiti di investimento e occupazione. La misura non è ancora stata confermata in modo strutturale per il periodo d’imposta 2026: va quindi verificata la normativa vigente al momento della dichiarazione.
Alla maggior parte delle srl si applica anche l’IRAP, l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, con aliquota ordinaria del 3,9%, che le Regioni possono variare fino a circa un punto percentuale in più o in meno. Dal 2022 alcune attività commerciali e professionali con requisiti specifici possono beneficiare di esenzioni parziali dall’IRAP.
Se la società ha dipendenti, si aggiungono le ritenute Irpef e i relativi contributi, che vanno versati periodicamente insieme alle retribuzioni.
I contributi previdenziali dei soci
Non tutti i soci di una Srl sono tenuti a iscriversi all’INPS: l’obbligo riguarda chi partecipa al lavoro dell’impresa con carattere di continuità, mentre i soci puramente di capitale ne sono esclusi. Rientrano nell’obbligo di iscrizione:
- i titolari di imprese individuali;
- chi assume la responsabilità imprenditoriale;
- chi lavora per l’impresa con continuità;
- i familiari collaboratori, se partecipano stabilmente all’attività.
Quando il socio è unico, l’iscrizione alla gestione INPS è sempre obbligatoria. In base al settore, si può rientrare nella gestione Artigiani o in quella Commercianti: per il 2026 il reddito minimale su cui si calcolano i contributi è fissato a 18.808 euro, con un’aliquota del 24% per gli artigiani e del 24,48% per i commercianti (comprensiva del contributo per l’indennizzo di cessazione attività). Il contributo fisso dovuto sul minimale, indipendentemente dal reddito effettivamente prodotto, è di circa 4.521 euro per gli artigiani e 4.612 euro per i commercianti, secondo la circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026.
In ogni caso, spiega a Partitaiva.it il commercialista Pietro Alò, “c’è un profilo che i soci lavoratori di Srl iscritti alle gestioni artigiani e commercianti scoprono spesso solo alla prima dichiarazione: la base imponibile contributiva, ai sensi dell’art. 3-bis del DL 384/1992, è costituita dalla totalità dei redditi d’impresa dichiarati ai fini IRPEF”.

Ma che cosa cambia, nel concreto, per i soci delle società a responsabilità limitata? Secondo l’esperto, “per il socio di srl questo significa che nel quadro RR va assunto il reddito d’impresa dichiarato dalla società, in proporzione alla quota di partecipazione, a prescindere dall’effettiva distribuzione degli utili. È l’orientamento consolidato della Cassazione, recepito dalla prassi INPS: il presupposto contributivo è la produzione del reddito, non la sua percezione”.
Da ciò, conclude, “ne deriva un effetto controintuitivo ma rilevante in sede di pianificazione: la società che accantona l’utile a riserva per autofinanziarsi genera comunque, in capo al socio lavoratore, contributi eccedenti il minimale su somme mai incassate. È un dato da incorporare nel budget di liquidità personale del socio fin dal business plan, non da scoprire a saldo”.
Le altre spese di gestione
Oltre alle voci già viste, una srl deve mettere in conto uscite periodiche o straordinarie legate all’attività concreta: fornitori, acquisto o noleggio di macchinari e software, consulenze esterne, canoni di locazione degli spazi. Vanno considerati anche gli eventuali lavori di ristrutturazione o arredamento degli uffici, le assicurazioni, i costi di gestione del parco auto aziendale e le spese per trasferte e partecipazione a fiere di settore. Il costo del commercialista per la tenuta della contabilità ordinaria, obbligatoria per le srl, resta la voce più consistente tra le spese ricorrenti: per una società con volumi ridotti si aggira generalmente tra 2.500 e 3.000 euro più Iva l’anno.
I costi deducibili
Molte delle spese sostenute nel corso dell’anno possono essere portate in deduzione dal reddito d’impresa, riducendo la base imponibile su cui si calcolano IRES e IRAP. Rientrano tra le spese deducibili, se inerenti, effettive e congrue rispetto all’attività svolta: le materie prime, gli stipendi e i relativi contributi, i canoni di locazione, le spese di pubblicità e marketing, le consulenze esterne, i viaggi aziendali e i corsi di formazione. La verifica della corretta deducibilità, e delle percentuali applicabili caso per caso, richiede il supporto di un commercialista.
Quanto costa una srl con capitale sotto i 10.000 euro
È possibile costituire una srl con un capitale sociale inferiore a 10.000 euro, ma la legge impone alcune condizioni aggiuntive. I versamenti dei soci devono avvenire esclusivamente in denaro, esclusi conferimenti in beni o diritti, e l’intera somma va versata al momento della costituzione. Le società con capitale pari o superiore a 10.000 euro possono invece versare solo una quota iniziale, non inferiore al 25%, e il resto in un momento successivo.
Chi opta per un capitale sotto i 10.000 euro deve inoltre accantonare ogni anno una riserva legale pari ad almeno un quinto dell’utile netto, fino a raggiungere il livello del capitale sociale complessivo. Poiché una società sottocapitalizzata è tenuta a ricapitalizzarsi in caso di perdita di oltre un terzo del capitale, un capitale iniziale troppo basso comporta rischi gestionali che vanno valutati con attenzione, anche in vista della fiducia richiesta da banche e fornitori.
Domande frequenti
I costi di costituzione, esclusi capitale sociale e primo anno di gestione, si aggirano tra 1.500 e 3.000 euro per una Srl ordinaria; per una Srl semplificata scendono a 300-500 euro. Il primo anno di attività, comprensivo di commercialista e tasse fisse, comporta generalmente una spesa aggiuntiva di alcune migliaia di euro.
Il minimo legale è 1 euro, ma un capitale iniziale più basso comporta l’obbligo di accantonare una riserva legale maggiore e può ridurre l’affidabilità della società agli occhi di banche e fornitori. È spesso consigliato un capitale di almeno 10.000 euro.
Dipende dal reddito prodotto e dai regimi applicabili: la srl è soggetta a IRES al 24% (con possibile riduzione al 20% in presenza dei requisiti dell’IRES premiale) e a IRAP al 3,9%, ma non può accedere al regime forfettario riservato a ditte individuali e liberi professionisti.
La srls conviene per chi vuole limitare i costi iniziali e ha una compagine societaria semplice, ma impone uno statuto standard non modificabile. Chi ha esigenze di governance più complesse deve valutare la srl ordinaria, nonostante il costo di costituzione più alto.















Roberto Rais
Giornalista e autore