Come trovare fondi per startup fuori dai bandi? Dal talento al mercato, i consigli per attrarre investitori

Ecco tutti gli elementi che osservano gli investitori per scegliere se finanziare o meno una startup.

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Come trovare finanziamenti startup

Per realizzare una startup non bastano le idee, servono anche i finanziamenti per poter partire. Quando l’autofinanziamento non è possibile, i bandi non coprono tutto ciò che serve e i prestiti e finanziamenti bancari sono troppo onerosi, come trovare fondi per una start up? La risposta arriva da investitori e venture capital. Le Village by CA Sicilia ha ospitato a Catania il suo primo Demo day per connettere startup, investitori e stakeholder: ecco tutti i consigli utili per convincere gli investitori a scommettere il proprio capitale sui progetti innovativi.

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Raccolta fondi startup, Italia ancora indietro: in Sicilia 10 milioni dal bando Open Innovation 2025

In Italia nel 2025 la raccolta di investimenti destinati alle start up si è attestata su una cifra che a prima vista potrebbe sembrare considerevole: 1,7 miliardi di euro. Tuttavia, il confronto con il resto del mondo si rivela ben presto impietoso: in Spagna la raccolta è stata di 2,3 miliardi, in Francia 7,7 miliardi, nel Regno Unito addirittura 21 miliardi.

Il 2026 è partito in sordina con 367 milioni di euro raccolti nel primo trimestre. E trovare finanziamenti, dall’1 gennaio di quest’anno, è più difficile perché non è più in vigore la norma che prevedeva un incentivo fiscale del 30% per gli investimenti in start up. Norma che il governo Meloni si era impegnata a far prorogare, con il placet di Bruxelles, ma sulla quale al momento tutto tace.

Secondo i più importanti esponenti dell’ecosistema dell’innovazione italiano che si sono dati appuntamento nel capoluogo etneo, anche se la cifra italiana sembra poco positiva, alcuni elementi suggeriscono che il 2026 potrebbe riservare al nostro Paese piacevoli sorprese.

I trends: stranieri e Open innovation in Sicilia

Cominciamo da un dato: nel 2025 il 46% dei soggetti che hanno investito in start up italiane sono stranieri. L’elevata componente internazionale è certamente un fatto positivo, ci indica quale strada intraprendere e, last but not least, certifica il valore e l’eccellenza delle imprese locali, spesso sottovalutate. Altro dato: il 2025 è il secondo anno migliore in assoluto della storia della raccolta di fondi per start up, dopo il 2022.

Dunque esiste un trend di crescita che non va sottovalutato e che potrebbe continuare nel 2026 e che, nel caso specifico della Sicilia, potrebbe beneficiare degli effetti del bando Open innovation che ha messo a disposizione dell’ecosistema dell’innovazione qualcosa come dieci milioni di euro.

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Come trovare fondi per una start up? I consigli degli investitori

L’ecosistema italiano non può definirsi emergente, ma neanche maturo: “Bisogna chiudere il cerchio”, assicurano gli investitori privati di start up che si sono confrontati a Le Village By CA Sicilia. L’innovazione c’è, il talento pure. Manca il capitale che trasforma la start up in realtà industriale. Come trovare fondi per aprire una start up? A darci la sua personalissima formula è Diletta Livi, partner di Alkemia Sgr Spa e alla guida del nuovo fondo Resilience venture che punta ad investimenti in startup deep tech tra industria, supply chain e sicurezza, con focus sulla resilienza delle filiere produttive.

Diletta Livi

“Il punto è riuscire a mettere a sistema capitali, talento e primi casi di successo – esordisce Livi -. Per capitale non si intende semplicemente quello monetario ma serve capitale intelligente, attivo, che sia in grado di dare fiducia, di aprire le porte”. Il capitale va messo in connessione con i talenti. “Molti di questi – spiega – sono talenti che vogliono rientrare, ritornare a casa e creare valore aggiunto per il proprio territorio”.

I primi casi di successo, invece, sono quelli che l’idea sul territorio si può fare anche qui. “Contribuiscono a creare ambizione e aspettative rispetto ad un determinato territorio. Questo è il primo aspetto strutturale in grado di aiutare, sostenere l’ecosistema di innovazione italiano”, sostiene Livi.

La componente territoriale

La capacità di trovare investitori per progetti si gioca anche a partire dalle peculiarità del territorio. Ogni ecosistema ha le sue peculiarità e dovrebbe costruirsi proprio sugli elementi che caratterizzano un determinato territorio. “La Sicilia, ad esempio, possiede un suo ecosistema distintivo: pensiamo ad esempio alla location geografica. Parliamo di un hub naturale, intersezione tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente. Crocevia naturale di elementi come l’energia, la logistica, la blue economy o le infrastrutture AI, che sono strategici soprattutto in relazione ai tempi che stiamo vivendo e al contesto geopolitico attuale”, sostiene Livi.

Secondo l’esperta di finanza ed investimenti, “è indispensabile valorizzare tutti questi elementi che, messi insieme, costituiscono un grande potenziale. Detto questo, occorre ragionare su come è possibile risolvere problemi locali che hanno una rilevanza mondiale. Puntare ad esempio su agritech avanzato, water management, ovvero gestione delle acque”.

“Un ultimo elemento, più trasversale, è rappresentato dall’università che, insieme alla ricerca, possono dare la spinta decisiva al venture capital perché costituiscono la leva iniziale, creano innovazione, patent e spin off che diventano poi azienda”, conclude Livi.

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I consigli dello startupper Antonio Pappalardo: “Chi comanda è il mercato”

Antonio Pappalardo, giovane startupper catanese, è co-founder di Alphafood, start up innovativa agritech che nasce a Catania nel 2022 dalla visione condivisa di esperti in foodtech, alimentazione sostenibile e innovazione nutrizionale. Obiettivo? Portare a tavola prodotti sani, buoni ma soprattutto rivoluzionari e trasformare l’idea di cibo in un modello nutrizionale accessibile, funzionale e, non ultimo, rispettoso dell’ambiente. Come? Attraverso la produzione sostenibile di proteine alternative, specificamente attraverso l’allevamento di grilli domestici (Acheta domesticus) per la produzione di farina e derivati. Snack ma anche barrette proteiche e prodotti di vario tipo sfruttano l’allevamento di grilli. Quest’ultimo richiede molta meno acqua e mangime rispetto all’allevamento bovino tradizionale, posizionandosi come soluzione a basso impatto ambientale.

A Pappalardo abbiamo chiesto di immaginare di rivolgersi ad altri giovani che, come lui, aspirano a diventare imprenditori. Pappalardo non gira troppo attorno alla questione. “Due consigli – chiosa – innanzitutto è fondamentale partecipare ad eventi di network come quello organizzato da Le Village by CA Sicilia, dove poter incontrare potenziali investitori, approfondire conoscenze e scambiare idee sono passaggi irrinunciabili per la crescita di un progetto imprenditoriale o di start up”.

Secondo consiglio? “Semplice – risponde -. Se avete un’idea condividetela, non tenetela per voi perché se la tenete solo per voi non sarete mai esposti a quelle che potrebbero essere le criticità che invece vanno affrontate e poi superate”. Quali gli errori da non commettere? “Mai innamorarsi della propria idea per il semplice fatto che alla fine chi comanda è sempre e solo il mercato. Dunque, validate prima con pochi soldi. Poi lanciate e andate avanti come treni!”, conclude sorridendo.

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Trovare finanziamenti attraverso incubatori e acceleratori: il caso Le Village By CA Sicilia

Alphafood fa oggi parte del network di Le Village By CA Sicilia, il più grande hub di innovazione del Sud Italia che ad oggi accelera circa 40 start up. Del suo ecosistema fanno parte ben 15 aziende corporate che investono in questo programma. Parte di un network internazionale, Le Village by CA Sicilia collega startup, corporate, investitori e il Gruppo Crédit Agricole, accelerando l’innovazione attraverso sinergie strategiche, in Italia e nel mondo. “Il nostro lavoro – spiega la managing director, Annarita D’Urso – è proprio quello di matchare le soluzioni delle start up con le esigenze di innovazioni delle aziende corporate allo scopo di fare sistema, di avviare connessioni e collaborazioni tra start up e big corporate regionali, nazionali ma anche straniere”.

“Facciamo parte di un network molto ampio, costituito da quasi 50 Le Village situati in tutta Europa”, prosegue D’Urso. Di questi, 44 si trovano in Francia dove il progetto è iniziato dodici anni fa. Nel 2018 questo modello di importazione francese è arrivato in Italia: il primo Le Village ha visto la luce a Milano. Successivamente Parma, Padova, Sondrio. Poi, nell’ottobre 2024, Catania. “Da un anno e mezzo lavoriamo sul territorio – aggiunge -. La scelta di aprire in Sicilia è stata strategica perché il territorio siciliano si è rivelato pronto a questa sfida ma soprattutto si dimostra estremamente vivace sotto il profilo della presenza e della capacità innovativa delle sue start up”.

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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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