Bonus mamme lavoratrici, aperti i termini per le integrazioni: come ottenere gli arretrati

L'INPS ha aggiornato la procedura di domanda permettendo alle mamme di non perdere l'integrazione del reddito.

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Chi non ha ricevuto il bonus destinato alle mamme lavoratrici nel 2025 può ancora recuperarlo. L’INPS infatti ha comunicato che è possibile presentare una nuova domanda per i mesi non richiesti o per le richieste che non hanno superato i primi controlli. Al servizio possono accedere tutte le beneficiare, comprese le professioniste con partita IVA, ma ci sono precise scadenze da rispettare.

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Come funziona il bonus mamme lavoratrici nel 2025

Il bonus per le mamme lavoratrici 2025 è un contributo economico pari a 40 euro erogato mensilmente dall’INPS, dietro apposita domanda. Possono richiederlo le madri lavoratrici con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro. Spetta sia alle dipendenti (escluse le colf e badanti) che alle madri lavoratrici autonome (iscritte a casse o gestioni previdenziali, come ad esempio i professionisti con partita IVA).

La durata dell’erogazione di questo beneficio è strettamente legata alla composizione del nucleo familiare, in particolare al numero di figli. Il bonus viene concesso fino al mese in cui il secondo figlio compie 10 anni alle lavoratrici madri di due figli. Il beneficio viene esteso quando il nucleo familiare è più numeroso, ma con un vincolo sul tipo di reddito. L’erogazione continua fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 18 anni. Tuttavia, dopo i 10 anni per usufruire del bonus fino alla maggiore età del figlio piccolo, è necessario che il reddito non derivi da un rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

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Come fare domanda

La domanda va presentata all’INPS direttamente dalla lavoratrice madre che è la titolare del beneficio. È possibile inoltrare la richiesta accedendo al sito inps.it con la propria identità digitale (SPID di almeno Livello 2, CIE 3.0, CNS o eIDAS). È possibile fare richiesta anche tramite contact center multicanale, chiamando il numero verde 803.164 (gratuito da rete fissa) oppure il numero 06 164.164 (da rete mobile, a pagamento secondo la tariffa del gestore). In alternativa, ci si può avvalere dei servizi offerti dai patronati, che possono inoltrare la domanda per conto della lavoratrice.

Le lavoratrici che avevano già maturato i requisiti nel 2025, dovevano presentare domanda entro il 9 dicembre 2026.
Mentre quelle cui i requisiti sono stati maturati dopo il 9 dicembre 2025 (ma entro il 31 dicembre 2026) hanno tempo per fare richiesta fino al 31 gennaio 2026.

A tal proposito, il 15 gennaio 2026, l’INPS ha fatto sapere di aver aggiornato i propri sistemi. La domanda ora può essere presentata sia dalle madri che devono richiedere il sostegno per la prima volta, sia da quelle che devono integrare i mesi non richiesti nell’istanza già presentata oppure devono correggere info e errori presenti nella prima richiesta. Al servizio si accede dal sito INPS, seguendo il percorso: “Sostegni, sussidi e indennità > Esplora sostegni, sussidi e indennità > Per genitori > Vedi tutti i servizi > Nuovo bonus mamme”. Ma attenzione, l’integrativa può essere presentata entro e non oltre il 31 gennaio 2026.

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Quali dati inserire

Ai fini dell’ammissibilità, la richiedente deve autocertificare (ai sensi del D.P.R. n. 445/2000) di possedere i requisiti richiesti per l’accesso al bonus. Inoltre, vanno riportati i dati anagrafici dei figli, la data di nascita (o la data di ingresso nel nucleo in caso di adozione/affidamento) e, se disponibile, il codice fiscale per ciascun figlio. In assenza del codice fiscale, è necessario allegare documentazione che provi la filiazione e l’esistenza in vita. Al momento della domanda, bisogna anche indicare la modalità di pagamento preferita (accredito su IBAN o bonifico domiciliato). Il servizio permette di selezionare un IBAN già registrato o inserirne uno nuovo. Per IBAN di area SEPA (non italiani), è obbligatorio allegare il modulo di identificazione finanziaria “MV70” (se non già fornito in precedenza). Le madri di tre o più figli con un rapporto di lavoro dipendente devono anche dichiarare di non avere un contratto a tempo indeterminato attivo nei mesi per cui richiedono il bonus.

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Controlli e sanzioni

Tutte le informazioni e i documenti forniti saranno soggetti a controlli anche dopo l’erogazione. In caso di dichiarazioni mendaci, sono previste sanzioni amministrative e penali, la decadenza dal beneficio con conseguente recupero delle somme erogate, e la segnalazione alle autorità giudiziarie competenti.

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Quando arriva

Il bonus per le mamme lavoratrici arriva entro il mese di febbraio 2026 a chi ha presentato richiesta dopo il 7 dicembre 2025 o, comunque, entro il 31 gennaio 2026, per un importo mensile di 40 euro per un massimo di 12 mensilità.

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Novità proroga 2026

Il bonus mamme, come un esonero parziale dei contributi a carico delle lavoratrici mamme, sarà riproposto anche nel 2026. Il governo, con la manovra 2026, ha però deciso di incrementare gli importi, riconoscendo 60 euro mensili invece che 40 euro. I requisiti di accesso, invece, rimangono gli stessi.

Pertanto, le lavoratrici con contratto domestico restano fuori dal sostegno e non possono accedervi, anche se i requisiti sono rispettati, le stesse che hanno percepito questo bonus nell’anno precedente.

Sono incluse invece nel sostegno anche nel 2026:

  • le lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato o determinato, ad esclusione di chi lavora in ambito domestico;
  • le lavoratrici con partita IVA, che percepiscono redditi di lavoro autonomo. Sono escluse coloro che operano con il regime fiscale forfettario.

L’esclusione delle partite IVA forfettarie lascerà fuori dalla misura diverse lavoratrici autonome, tenendo presente che attualmente questa opzione è la più conveniente per chi è freelance a livello di tassazione e adempimenti contabili, con un limite annuo di 85.000 euro di reddito.

Oltre a questo sostegno, con la legge di bilancio 2026 il Governo ha confermato che riproporrà, in alcuni casi potenziandoli ed estendendoli, altri interventi aiutare le neomamme, come l’assegno Unico e il bonus asilo nido.

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