Assegno Unico autonomi: gli importi 2022

L'Assegno Unico è una misura erogata a favore dei figli fino a 21 anni, anche a chi ha una Partita Iva. Ecco come funziona, e quali sono gli importi mensili.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
Assegno Unico autonomi: gli importi 2022
  • L’Assegno Unico è una misura a favore delle famiglie con figli che viene garantita anche ai lavoratori autonomi con Partita Iva.
  • La platea di beneficiari dell’Assegno Unico è piuttosto ampia, perché è indirizzato a famiglie con figli con età fino a 21 anni, a Partite Iva, lavoratori dipendenti o disoccupati.
  • L’importo mensile dell’erogazione varia in base al reddito annuo della famiglia, anche per gli autonomi.

L’Assegno Unico universale è una misura che è stata introdotta l’ultimo anno per sostenere economicamente le famiglie italiane con figli. Si tratta di una misura molto attesa, e i cui beneficiari sono lavoratori dipendenti, autonomi con Partita Iva, ma anche disoccupati.

La misura è destinata alle famiglie con figli, ed è erogabile già al settimo mese di gravidanza della madre. Il sostegno è attivo per famiglie con figli fino ai 21 anni di età, anche se l’importo mensile può variare largamente da famiglia a famiglia, anche in relazione alla situazione reddituale ed economica specifica.

Per ciò che riguarda i lavoratori autonomi, l’importo è determinato in base all’ISEE, al pari di come accade per dipendenti o disoccupati. Sono interessanti i dati che riguardano le erogazioni di questi sostegni negli ultimi mesi: si parla da marzo a giugno 2022 di un sostegno fino a 1.500 euro a figlio.

Come funziona l’Assegno Unico per gli autonomi

Per i lavoratori autonomi la misura spetta in modo molto similare rispetto a dipendenti o genitori disoccupati. La misura viene garantita a tutte le famiglie, anche se l’ISEE è molto alto o supera 40.000 euro di importo. L’importo è garantito ogni mese varia in base al numero di figli presenti nella famiglia e alla situazione reddituale.

Per poter ricevere il sostegno, i lavoratori autonomi devono presentare una domanda di accesso all’INPS, l’ente previdenziale che si occupa di erogare l’importo ai beneficiari. La richiesta può essere presentata dal genitore o da chi ha responsabilità del figlio, e si può scegliere la modalità di accredito:

  • accredito su un conto corrente;
  • accredito su un conto postale.

Il genitore interessato può scegliere come ricevere la somma ogni mese, e comunicare anche il proprio codice IBAN all’INPS. L’Assegno Unico sicuramente è una misura interessante non solo per i lavoratori dipendenti, ma anche per chi lavora in autonomia con una Partita Iva, e sostiene le spese per i figli. Tuttavia va ricordato che l’entrata in vigore di questa misura ha comportato la perdita di altri sostegni rivolti ai figli.

Assegno Unico misura per autonomi

Quali sostegni sono stati accantonati con l’Assegno Unico

Alcuni sostegni che in precedenza venivano garantiti per i figli, con l’introduzione dell’Assegno Unico in vigore da quest’anno, sono scomparsi, anche per gli autonomi. Si tratta di piccole misure o bonus che rendevano frammentato il panorama dei sostegni di questo tipo, per cui il governo ha deciso di unificarli nell’Assegno.

In particolare, ricordiamo quali sussidi non sono più disponibili, per lavoratori dipendenti, ma neanche per gli autonomi:

  • Il premio alla nascita o al momento dell’adozione;
  • l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori;
  • gli assegni familiari;
  • l’assegno di natalità, ovvero il bonus bebé;
  • le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni.

Queste misure non sono più disponibili, mentre è rimasto invariato il bonus asilo che va a coprire le spese per la retta dell’asilo dei figli fino ai tre anni di età.


Quali sono i requisiti per ricevere il sostegno

Per poter ricevere il sostegno, le famiglie richiedenti devono rientrare in alcuni requisiti, che coinvolgono anche i lavoratori autonomi con Partita Iva. Risulta necessario che il soggetto richiedente sia un cittadino italiano o residente nell’Unione Europea, o un suo familiare.

Inoltre deve provvedere al pagamento delle imposte sul reddito in Italia, deve essere residente o domiciliato nel paese, o deve essere residente almeno per due anni. Per ciò che riguarda i lavoratori autonomi, è possibile richiedere il sostegno anche se si lavora con una Partita Iva a regime forfettario, ovvero con diverse semplificazioni fiscali.

Per poter ricevere il sostegno tuttavia i lavoratori autonomi devono presentare una apposita domanda di accesso, perché solamente ai disoccupati percettori di reddito di cittadinanza gli importi vengono erogati in modo automatico.

Presentare la domanda è piuttosto semplice: per prima cosa è necessario avere con sé una attestazione ISEE aggiornata, poi si deve accedere al portale ufficiale INPS e recarsi nella sezione apposita “Assegno Unico e universale per i figli a carico”. In alternativa è possibile rivolgersi ad un ufficio INPS o ad un ente di patronato del territorio.

Quali sono gli importi dell’Assegno Unico per autonomi

Gli importi dell’Assegno Unico sono gli stessi per lavoratori dipendenti, autonomi o disoccupati, anche se in questo caso le cifre vengono ricalcolate in base all’eventuale reddito di cittadinanza. Le soglie attuali non vanno confuse con quelle dell’assegno temporaneo, non più in vigore, introdotto solo in via sperimentale. Ecco quali sono le principali soglie previste attualmente:

  • se l’ISEE è inferiore a 15.000 euro: l’importo massimo è di 175 euro a figlio al mese;
  • se l’ISEE varia da 15.000 a 40.000 euro: l’importo scende gradualmente;
  • se l’ISEE supera 40.000 euro: l’importo è di 50 euro.

Per ciò che riguarda i secondi figli, le cifre sono pressoché le stesse. Oltre a queste soglie limite, sono previsti diversi casi in cui la cifra viene maggiorata, in particolare in queste eventualità:

  • se il figlio è minore è disabile grave: assegno di 105 euro;
  • se il figlio minore è disabile non autosufficiente: assegno di 95 euro;
  • se il figlio disabile è maggiorenne fino a 21 anni: maggiorazione di 50 euro;
  • per figli disabili oltre i 21 anni (unico caso): assegno da 25 a 85 euro al mese;
  • per famiglie con più di 4 figli: maggiorazione di 100 euro al mese;
  • se entrambi i genitori lavorano, e l’ISEE è inferiore a 40.000 euro: maggiorazione di 30 euro.

Ciò che è stato registrato, a proposito delle erogazioni avvenute in questi mesi, è l’impiego di 2 miliardi di euro di fondi per i lavoratori autonomi con figli, che hanno richiesto l’accesso all’Assegno Unico, in quattro mesi.


Gli ultimi dati sulle Partite Iva

Le Partite Iva hanno richiesto nei primi quattro mesi della misura, l’accesso alla stessa per 2 miliardi di euro di fondi, su una spesa totale per la misura di 4,7 miliardi, e a richiedere il sostegno sono state Partite Iva, artigiani, commercianti, professionisti parasubordinati.

Il contributo medio di ciascun figlio per una famiglia di autonomi è stato di 1.500 euro in questi mesi, una somma ben più alta di quanto previsto inizialmente. Questi dati mostrano quanto i lavoratori autonomi, largamente presenti nel paese, abbiano apprezzato una misura di questo tipo.

Indubbiamente questo sostegno è molto vantaggioso anche per i lavoratori freelance, inclusi quelli che lavorano con il regime forfettario, ed è una delle prime misure di questo tipo le cui caratteristiche sono le stesse sia per le Partite Iva che per i lavoratori dipendenti.

Assegno Unico autonomi – Domande frequenti

Chi ha Partita Iva può chiedere l’Assegno Unico?

Sì, l’Assegno Unico universale è rivolto anche ai lavoratori autonomi con Partita Iva, inclusi coloro che lavorano con il regime fiscale forfettario.

Come funziona l’Assegno Unico per le Partite Iva?

L’Assegno Unico viene erogato in base all’ISEE del nucleo familiare e alla sua dimensione, inoltre sono previste diverse maggiorazioni, come descritto nell’articolo.

Quali sono le maggiorazioni dell’Assegno Unico?

La misura consiste in una quota di base, calcolata sull’ISEE della famiglia, e una serie di maggiorazioni dovute a eventualità specifiche: entrambi genitori lavoratori, figli con disabilità, o per famiglie numerose.

Fact-Checked
dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 4 Ottobre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
Autore
Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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