Aprire un negozio di sigarette elettroniche: come fare e come funzionano Iva e accise sul tasso di nicotina

Per aprire un negozio di sigarette elettroniche è necessario rispettare alcuni adempimenti burocratici: ecco quali sono e la tassazione da rispettare.

revisione a cura di Giovanni EmmiDottore CommercialistaSu PartitaIva.it ci impegniamo al massimo per garantire informazioni accurate. Gli articoli vengono costantemente revisionati da professionisti del settore.
negozio sigarette elettroniche
  • Aprire un negozio di sigarette elettroniche nel 2022 può essere un valido investimento, perché si tratta di un mercato in crescita.
  • Sulle sigarette elettroniche in Italia c’è una particolare imposizione fiscale, composta non solo dall’Iva, ma anche dalle accise.
  • Per aprire un negozio di sigarette elettroniche è necessaria la Partita Iva, oltre all’autorizzazione dell’AAMS.

Aprire un negozio di sigarette elettroniche può essere una buona scelta di business, specialmente se si decide di optare per un franchising. Questo prodotto infatti si è diffuso moltissimo negli ultimi anni, soprattutto in sostituzione al normale tabacco da sigarette tradizionali.

Inoltre, aprendo un negozio di sigarette elettroniche è possibile proporre diverse soluzioni ai propri clienti, ovvero l’accesso ad una vasta gamma di gusti e tipologie di liquidi che si possono utilizzare. Questo prodotto può raggiungere una vasta platea di clienti, anche perché costituisce una soluzione valida per chi desidera smettere di fumare.

Attualmente il business intorno alle sigarette elettroniche in Italia è piuttosto vasto, come vedremo nell’articolo, dato l’alto numero di negozi aperti nel paese e con oltre 720 milioni di euro di fatturato nel 2020. Questo settore in Italia tuttavia è al centro del dibattito dal punto di vista fiscale: tra diminuzioni e aumenti delle imposte, vige ancora una certa incertezza. Facciamo chiarezza in questo articolo.

Quanto vale il business delle sigarette elettroniche in Italia

Una premessa da fare riguarda il valore complessivo del business intorno alla sigaretta elettronica, che come abbiamo visto, in Italia solo nel 2020 ha raggiunto la cifra record di 720 milioni di euro. Indubbiamente si tratta di un mercato florido e in espansione, dato che le previsioni a riguardo vedono questo trend in salita anche per i prossimi anni.

Uno studio Casmef mette in luce le potenzialità di questo settore: entro il 2024 si potrebbero facilmente raggiungere i 7 miliardi di euro. Va tenuto presente che l’Italia in questo contesto supera di gran lunga gli altri paesi europei. Il consumo di sigarette elettroniche tra gli italiani, sia con l’obiettivo di smettere di fumare, ma anche per provare nuovi gusti, è aumentato più che all’estero.

Attualmente almeno il 3% degli italiani utilizzerebbero una sigaretta elettronica. Guardando a questi dati, è facile intuire come questo settore possa continuare a crescere anche nei prossimi anni, per cui sicuramente si tratta di un buon investimento.


Come funziona una sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica è arrivata in Italia già da diversi anni, e questo mercato ancora non si è arrestato, per cui questo prodotto risulta essere sempre apprezzato dai cittadini. Va considerato che può essere utilizzato soprattutto da chi desidera smettere di fumare, perché è un valido sostituto alla sigaretta tradizionale.

Per chi ha questo obiettivo infatti, è possibile continuare a fumare, ma tutelando la propria salute. La sigaretta elettronica infatti non produce monossido di carbonio, dannoso per la salute. Questa soluzione utilizza un liquido che si converte in vapore, simulando le stesse sensazioni di una sigaretta normale.

Inoltre, bisogna anche chiarire un aspetto: ciò che crea maggiormente dipendenza dalla sigaretta tradizionale è la nicotina. Tramite la scelta della sigaretta elettronica è possibile attingere a liquidi con diversi gradi di nicotina, in modo da sostituire gradualmente la sigaretta normale con questa nuova soluzione, in modo più facile. Anche grazie a questa possibilità, molti hanno scelto questo strumento in completa sostituzione alle tradizionali sigarette.

Per utilizzare questo strumento, è necessario acquistare una sigaretta elettronica, con i diversi pezzi di ricambio, e periodicamente comprare i liquidi da inserire all’interno, che possono avere un grado diverso di nicotina (anche nullo) e diversi gusti.

Sigarette elettroniche

Aspetti fiscali: l’attenzione dei governi sulle sigarette elettroniche

Da quando sono nate e si sono diffuse realtà che vendono sigarette elettroniche, i diversi governi sono intervenuti per regolamentare questa vendita. In particolare, va evidenziato l’aspetto fiscale, fonte spesso di dubbi e perplessità, a cui i negozianti vanno incontro vendendo questo prodotto.

Inizialmente, anche in Italia, si è assistito ad un aumento delle imposte su questi prodotti, perché i governi hanno applicato diversi sistemi per regolamentare il mercato nascente, e nel 2017 l’imposizione fiscale elevata ha portato ad una prima discesa di questo mercato, con una riduzione dell’espansione.

Successivamente invece, il governo italiano ha deciso di alleggerire la pressione fiscale in questo settore, che dal 2018 si è espanso largamente sfruttando questa riduzione delle imposte. Un evento rilevante, risalente al 2019, è la riduzione delle accise intorno a questi prodotti.

Per accise si intendono quelle tasse imposte sulla produzione e la vendita di determinati beni di consumo, a carico dei venditori e dei consumatori nel momento dell’acquisto.

Un ulteriore passaggio importante che riguarda la tassazione di questi prodotti oggi arriva con il Decreto Milleproroghe, che per il 2022 ha imposto un diverso tipo di accisa su questi prodotti sulla base del tasso di nicotina presente nei liquidi.

Questa ulteriore riduzione ha incentivato nuovamente la crescita del settore per l’anno in corso, tuttavia si tratta di una misura temporanea, per cui si attendono nuovi aumenti per il prossimo anno.

Iva, accise e tasso di nicotina nel 2022

Per fare chiarezza sull’aspetto fiscale, va analizzato l’intervento recente del Decreto Milleproroghe, che ha introdotto nuove regole, temporanee, sulle accise fiscali aggiunte a questi prodotti:

  • liquidi con basi senza nicotina: imposizione fiscale al 10% dell’accisa sul tabacco;
  • liquidi con presenza di nicotina: imposizione fiscale al 15% dell’accisa sul tabacco.

Le accise in questo caso sono similari a quelle applicate sulle normali sigarette, tuttavia va considerato che questa percentuale è molto più elevata nelle sigarette normali. Una tassazione di questo tipo per le sigarette elettroniche favorisce l’ulteriore sviluppo di questo settore, considerando che i prezzi al pubblico possono essere ribassati, fino ad arrivare a pochi euro per ogni boccetta di liquido.

Ma in totale, tra Iva e accise, quanto pesano le tasse su questi prodotti? Attualmente si parla di una imposta di 0,173719 a millilitro per liquidi senza nicotina, e di 0,131303 al millilitro per liquidi con nicotina. A queste cifre va poi sommata ancora l’IVA, al 22%.

Il prossimo anno si prospetta un nuovo aumento delle accise applicate sui liquidi delle sigarette elettroniche, che porteranno ad un aumento complessivo, secondo le prime ipotesi, sui prodotti, simile ai prezzi del 2021.

Maxi rincaro fiscale delle sigarette elettroniche: prospettive 2023

Mentre nel 2022, grazie al Decreto Milleproroghe, si assiste ad una tassazione vantaggiosa per le sigarette elettroniche, le cose potrebbero presto cambiare, alla scadenza delle riduzioni al 31 dicembre 2022. Per il prossimo anno infatti le tasse sui liquidi saranno maggiori, in base ad un maxi rincaro fiscale previsto dalla Legge di Bilancio del 2020.

Si tratta di un aumento quindi che era già stato prospettato per quest’anno, ma che di fatto non è stato messo in pratica a causa del Decreto Milleproroghe. Dal 2023 le tasse sui liquidi delle sigarette elettroniche ne provocheranno un aumento di prezzo, per cui le associazioni di categoria stanno già insorgendo per le prospettive svantaggiose per questo settore.

Questa imposta aumentata non riguarderà solamente i liquidi per lo svapo delle sigarette elettroniche, ma anche il tabacco riscaldato. Tuttavia potrebbe portare a non poche conseguenze per chi ha aperto un negozio in questo settore adibito alla vendita diretta. I prezzi dei prodotti finali potrebbero aumentare di diversi euro, portando ad una nuova contrazione del settore.

Tasse sigarette elettroniche

Aprire un negozio di sigarette elettroniche: scegliere il locale

Per poter aprire un negozio di sigarette elettroniche, è importante prima di tutto scegliere la zona più adatta, verificando che non siano già presenti realtà di questo tipo. Anche se sul territorio italiano sono presenti più di 3.000 negozi di questo tipo, è comunque possibile individuare zone in cui questo prodotto non viene ancora venduto.

Prima di tutto è necessario scegliere il locale in cui aprire il negozio: che si tratti di una nuova struttura da acquistare, anche tramite mutuo, o di un immobile per cui è necessario pagare un affitto, indubbiamente questo è il primo investimento di cui tenere conto.

Per vendere questo genere di prodotto, non sono necessari spazi grandissimi: un piccolo negozio può essere sufficiente, purché sia tutto in regola e pronto per la vendita. Può bastare a questo scopo uno spazio di 20-40 metri quadrati. Con le dovute autorizzazioni, è anche possibile scegliere di vendere questi prodotti all’interno di un locale commerciale già avviato.

Un esempio può essere un bar, o un negozio di altro tipo, per cui è possibile, entro determinati requisiti, aggiungere anche la vendita di sigarette elettroniche. Va tenuto presente che, come per qualsiasi negozio, dovrai rispettare alcuni adempimenti burocratici, e ottenere delle specifiche autorizzazioni.

Iter burocratico per vendere sigarette elettroniche

Per poter aprire un negozio di sigarette elettroniche in una zona dove ancora non è presente, è necessario, oltre a trovare il locale giusto e accordarsi per l’acquisto o per l’affitto, seguire alcuni step di natura burocratica, obbligatori per legge. Ecco qual è l’iter burocratico da rispettare per aprire un negozio di questo tipo:

  • aprire la Partita Iva;
  • presentare il modulo SCIA (Segnalazione di Inizio attività) al Comune di riferimento;
  • iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio;
  • iscrizione alla Gestione Commercianti INPS;
  • iscrizione all’Inail in caso di assunzione di personale dipendente;
  • chiedere l’autorizzazione ad AAMS, ovvero l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, per poter vendere i prodotti provvisti di nicotina;

Oltre a seguire questo iter burocratico, è anche necessario, per chi decide di vendere sigarette elettroniche, conoscere qual è il regolamento italiano intorno a tale business. Per poter vendere questi prodotti non è necessario chiedere particolari autorizzazioni, se non quelle all’AAMS, per la vendita strettamente legata alla nicotina.

Tuttavia bisogna sapere che per poter vendere questi prodotti è necessario, come spiega una ordinanza del Ministro della Salute, verificare che i clienti a cui si vende siano maggiorenni, per poter proporre prodotti contenenti nicotina. La regola infatti stabilisce che i soggetti minorenni non possono acquistare liquidi per la sigaretta elettronica contenenti nicotina, in qualsiasi percentuale.


Forniture per un negozio di sigarette elettroniche

Un aspetto non secondario da considerare sono le forniture, ovvero l’acquisto dei prodotti da rivendere all’interno del proprio negozio di sigarette elettroniche. Risulta necessario scegliere con cura il grossista da cui acquistare sia la prima fornitura per aprire il negozio, sia le successive.

Va tenuto in considerazione che un negozio ben fornito deve proporre almeno diverse tipologie di marchi di sigarette elettroniche, pezzi di ricambio, batterie per la ricarica e accessori. Inoltre, un negozio di successo garantisce ai clienti una vasta scelta tra gusti e tipologie diverse di liquidi, e diverse gradazioni di nicotina.

Risulta possibile individuare liquidi con diverse gradazioni di nicotina in commercio:

  • senza nicotina: 0 mg/ml;
  • basso contenuto di nicotina: da 2 mg/ml a 6 mg/ml;
  • medio contenuto di nicotina: da 7 mg/ml a 12 mg/ml;
  • alto contenuto di nicotina: da 13 mg/ml a 20 mg/ml.

Grazie a queste possibilità di scelta, il cliente che desidera smettere di fumare può facilmente acquistare i liquidi di cui ha bisogno scendendo gradualmente di quantità di nicotina. Risulta piuttosto semplice individuare prodotti made in Italy, di alta qualità e prodotti nel paese.

Aprire un negozio di sigarette elettroniche: la Partita Iva

Per aprire un negozio di sigarette elettroniche, è indispensabile aprire una Partita Iva. Si tratta di un adempimento obbligatorio per poter vendere, inserito nell’iter burocratico visto precedentemente. Aprire una Partita Iva è piuttosto semplice, perché è sufficiente rivolgersi all’Agenzia delle Entrate o al proprio commercialista di fiducia.

Il codice Ateco di riferimento è il seguente: “47.78.34 – Commercio al dettaglio di articoli da regalo e per fumatori”. Si discute attualmente sull’introduzione di un codice più specifico per la vendita di sigarette elettroniche. Per valutare il caso particolare, si consiglia di avvalersi della consulenza di un professionista.

Successivamente è necessario scegliere il regime fiscale da adottare per avviare una attività di questo tipo, che ne determina tassazione e gestione degli adempimenti contabili. Il regime fiscale ideale in questo caso è quello ordinario, poiché il regime forfettario è escluso per questo tipo di attività.

Per chi vende prodotti di tabacco e sigarette elettroniche, non è possibile aderire al regime fiscale vantaggioso, ma bisogna attenersi al regime fiscale ordinario, la cui tassazione dipende dalle aliquote IRPEF. Per ciò che riguarda invece il versamento dei contributi, la cassa di riferimento è la Gestione Commercianti e Artigiani INPS.

Per aprire un negozio di sigarette elettroniche, e ricevere assistenza nella gestione contabile e fiscale, è consigliato rivolgersi ad un commercialista esperto.


Quanto costa aprire un negozio di sigarette elettroniche

Aprire un negozio di sigarette elettroniche comporta una spesa iniziale, ovvero un investimento che può riguardare diversi aspetti, e una spesa durante lo svolgimento dell’attività:

  • il costo dell’affitto del locale, o la spesa per il suo acquisto;
  • la spesa per acquistare la fornitura;
  • le tasse e i contributi da versare;
  • spese per pubblicità e comunicazione, anche online;
  • spese per collaboratori e dipendenti.

Si parla di un investimento minimo che parte da 10.000 o 15.000 euro, tuttavia i costi possono essere abbattuti aprendo un negozio in franchising, ovvero affidandosi ad una catena già avviata che dispone di fornitura, materiali e strumenti di comunicazione validi per portare avanti l’attività.

Aprire un negozio di sigarette elettroniche – Domande frequenti

Come aprire un negozio di sigarette elettroniche?

Per aprire un negozio di sigarette elettroniche è necessario aprire una Partita Iva e svolgere alcuni adempimenti burocratici: ecco tutti i passi per procedere.

Qual è la tassazione delle sigarette elettroniche?

Sulle sigarette elettroniche viene applicata l’Iva, ma anche delle accise specifiche per questi prodotti. Ecco quali sono, nell’articolo.

Quanto costa aprire un negozio di sigarette elettroniche?

Aprire un negozio di sigarette elettroniche può costare come investimento iniziale 10.000 o 15.000 euro, tuttavia i costi si possono abbattere con un franchising.

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dottore commercialista giovanni emmi
Giovanni Emmi
Dottore Commercialista
Revisione al 30 Novembre 2022
Dottore commercialista specializzato in organizzazione e gestione dello studio professionale, consulenza direzionale e digitalizzazione dei processi. Nonostante sia un pianificatore nato, ha delle intuizioni geniali.
Autore
Classe 1992, laureata in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Torino, da sempre sono appassionata di scrittura. Dopo alcune esperienze all'estero, ho deciso di approfondire tematiche inerenti la fiscalità nazionale relativa alle persone fisiche ed alle Partite Iva. La curiosità mi ha portato a collaborare con agenzie web e testate e a conoscere realtà anche diversissime tra loro, lavorando come copywriter e editor freelancer.

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