Antiriciclaggio, nuove regole per gli studi professionali: chi deve aggiornare il fascicolo cliente

Non solo sanzioni, l’elusione delle misure UE rientra nel reato penale

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Entro il 27 maggio 2026 avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro sono tenuti a completare l’aggiornamento periodico della propria autovalutazione del rischio, adempimento necessario previsto dalle norme antiriciclaggio nazionali ed europee. Il mancato rispetto di questa scadenza espone gli studi professionali a sanzioni e provvedimenti che, recentemente, hanno assunto rilevanza penale.

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Antiriciclaggio, cosa si rischia senza autovalutazione del rischio

Prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 211/2025, che ha recepito una direttiva europea (UE 2024/1226), la violazione delle norme internazionali antiriciclaggio (come il congelamento dei beni di soggetti iscritti nelle liste dell’Unione europea) comportava sanzioni di natura amministrativa ed economica. Dal 24 gennaio 2026 – data di entrata in vigore delle nuove norme – queste condotte sono state introdotte direttamente nel codice penale, diventando veri e propri reati.

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Le nuove linee guida

Per rendere più chiare le regole, l’UIF (Unità di informazione finanziaria) il 7 maggio 2026 ha pubblicato un provvedimento ufficiale per i soggetti obbligati – tra cui banche, intermediari finanziari e professionisti come commercialisti, avvocati e notai – denominato “comunicazione in materia di prevenzione di attività illecite connesse con la violazione di misure restrittive dell’Unione europea”.

Con questo testo, l’autorità antiriciclaggio ha voluto fornire indicazioni operative e aggiornare i criteri di segnalazione, spiegando come muoversi all’interno del nuovo contesto legislativo. In particolare, il documento si concentra sulla prevenzione e il contrasto all’elusione ed esorta gli studi professionali e gli intermediari a non limitarsi a un controllo formale o burocratico dei nomi dei clienti, ma a effettuare un’analisi dinamica e investigativa sulle operazioni finanziarie e societarie. A tal proposito, l’autorità ha:

  • fornito indicazioni pratiche per individuare i comportamenti anomali e ha aggiornato le istruzioni sul portale INFOSTAT-UIF per consentire ai professionisti di trasmettere in modo corretto e tempestivo le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) legate alla violazione delle misure restrittive europee;
  • segnalato la necessità di prestare massima attenzione all’uso di catene societarie complesse, trust o società di comodo, utilizzate per nascondere l’identità dei reali beneficiari dei fondi (i titolari effettivi) sottoposti a sanzioni internazionali;
  • indicato quali sono le tecniche di occultamento dei flussi finanziari considerate illecite e usate per aggirare i congelamenti di beni.
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Come aggiornare i documenti dello studio

Entro il 27 maggio ogni studio professionale deve completare una vera e propria autovalutazione interna del rischio legato alle sanzioni internazionali, con particolare attenzione ai possibili collegamenti con soggetti o operazioni riconducibili a misure restrittive dell’Unione europea.

Non basta dichiarare di essere in regola, ma occorre predisporre un fascicolo documentale che dimostri in modo concreto come lo studio abbia analizzato la propria esposizione e quali strumenti abbia adottato per prevenire violazioni.

Lo studio deve innanzitutto chiedersi se le attività che svolge possano, per loro natura, essere più esposte a tentativi di elusione delle sanzioni. Ad esempio, incarichi come operazioni societarie straordinarie, costituzione di società, gestione di partecipazioni estere o creazione di trust sono considerati più delicati perché potrebbero essere utilizzati per occultare patrimoni o aggirare divieti imposti a soggetti sanzionati.

Una volta individuati i rischi, bisogna dimostrare quali strumenti sono stati messi in campo per ridurli. Tra questi rientrano, ad esempio:

  • software di screening che controllano clienti e controparti rispetto alle liste sanzionatorie;
  • procedure interne scritte per il controllo delle operazioni;
  • formazione del personale;
  • protocolli di segnalazione in caso di anomalie.

Un passaggio particolarmente delicato riguarda poi la verifica del titolare effettivo: nei fascicoli devono essere riportati controlli approfonditi per identificare la persona fisica che, in ultima istanza, beneficia dell’operazione o controlla una società. Questo è essenziale soprattutto quando si ha a che fare con strutture societarie complesse, catene di partecipazioni o veicoli esteri, che potrebbero essere usati per nascondere persone o entità sottoposte a sanzioni europee.

Infine, va stimato il livello di rischio che rimane anche dopo aver applicato tutte le misure di prevenzione. Questo serve a capire se i controlli adottati sono sufficienti o se è necessario rafforzarli ulteriormente. L’obiettivo è provare che lo studio non opera in modo improvvisato, ma segue un sistema strutturato di controlli.

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I rischi e le sanzioni per i professionisti

Il recente rapporto di valutazione sull’Italia pubblicato dal GAFI (Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale) evidenzia come l’attività degli studi professionali continui a essere oggetto di verifiche approfondite da parte delle autorità di controllo. I commercialisti hanno registrato 257 sanzioni, per un ammontare complessivo che supera i 3,3 milioni di euro. Per i notai sono stati emanati 173 provvedimenti sanzionatori. Nei confronti degli avvocati, invece, il totale è stato di 127 provvedimenti.

Dall’analisi delle contestazioni emerge che l’irregolarità riscontrata con maggiore frequenza è la mancata trasmissione delle segnalazioni per le operazioni ritenute sospette, che adesso si configura come responsabilità di rilievo penale.

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