Agroalimentare e zootecnia valgono complessivamente il 15% del prodotto interno lordo (PIL) del nostro Paese. Due pilastri dell’economia italiana che oggi però traballano sotto i colpi inferti dall’emergenza climatica, dal caro carburante e dagli effetti deleteri dell’instabilità globale. Nonostante gli scossoni e qualche fragilità di tipo strutturale, i due comparti si confermano fiore all’occhiello di un tessuto economico, quello italiano per l’appunto, che ha fatto della qualità e dell’eccellenza il suo punto di forza. E restano interessanti le opportunità per giovani e meno giovani che desiderino investire nel settore, tra fondi PAC e bandi nazionali.
Indice
Agroalimentare e zootecnia in Italia: la sfida della sovranità alimentare nazionale
Nel 2025 il valore delle esportazioni agroalimentari dell’UE ha raggiunto i 238,4 miliardi di euro, con un aumento dell’1% rispetto al 2024 (+2,3 miliardi di euro). A dirlo è l’ultima relazione sul commercio agroalimentare dell’Unione Europea, pubblicata dalla Commissione.
Una buona notizia? Solo in parte per l’Italia: se da una parte l’export agroalimentare del made in Italy ha segnato un nuovo record storico superando ampiamente nel 2025 i 72 miliardi di euro, dall’altro il dato dell’Ufficio studi di Cia-Agricoltori Italiani sui dati ISTAT nasconde un campanellino d’allarme: le importazioni crescono ancora più velocemente, sorpassando quota 73 miliardi e riportando l’Italia in deficit commerciale. Dopo due anni di saldo positivo, il nostro Paese torna importatore netto di cibo, con un disavanzo di circa 769 milioni di euro. Un segnale che riapre la sfida della sovranità alimentare nazionale.
DOP e IGP
I dati del Terzo rapporto feed economy realizzato da Assalzoo in collaborazione con Nomisma, ci dicono che nel 2023 le esportazioni totali di prodotti zootecnici hanno raggiunto 11,6 miliardi di euro, con una crescita del +7,2%. Le produzioni di qualità (DOP/IGP) di origine animale hanno un valore alla produzione di 9,2 miliardi di euro. Tuttavia il settore se soffre di una dipendenza estera del 60% per l’approvvigionamento dei bovini.
Il ruolo della produzione agricola primaria
La filiera zootecnica-alimentare, invece, genera un valore economico di circa 180 miliardi di euro, oltre l’8% del PIL (prodotto interno lordo annuale italiano). A partecipare sono infatti tutti i livelli che costituiscono la filiera: dalla produzione primaria alla trasformazione industriale, fino alla distribuzione e ai consumatori. Tra i segmenti più prosperi della filiera, ritroviamo la produzione agricola primaria: si stima un valore pari a 25,1 miliardi di euro, che rappresenta il 37% della produzione totale nazionale. All’interno di questa componente, l’allevamento incide per 22,1 miliardi di euro, mentre la coltivazione di materie prime destinate all’industria mangimistica genera 2,9 miliardi di euro.
La trasformazione industriale
Se l’industria dell’alimentazione animale genera un ritorno economico da 10,3 miliardi, quella della trasformazione industriale registra un fatturato di 69,9 miliardi di euro, pari al 37% del valore dei ricavi del food & beverage nazionale. All’interno dell’industria, che include la produzione di mangimi, si aggiungono 9,2 miliardi relativi dai salumi, 22,7 miliardi dalle carni fresche e 27,8 miliardi dal comparto lattiero-caseario.
La distribuzione
La fase distributiva dei prodotti zootecnici si sviluppa attraverso il commercio al dettaglio e la ristorazione, che esprimono un fatturato rispettivamente pari a 47,4 miliardi di euro e 32,3 miliardi di euro. Complessivamente, la distribuzione genera un valore di 79,7 miliardi di euro. Questo valore rappresenta circa il 17% del totale nazionale del commercio al dettaglio e della ristorazione.

Agriumbria 2026: le novità
Sarà Bastia Umbra ad ospitare dal 27 al 29 marzo 2026 la 57esima edizione di Agriumbria, Salone nazionale dell’agricoltura, della zootecnia e dall’alimentazione. Oltre 450 espositori diretti su una superficie espositiva di 85 mila metri quadrati e 90 mila visitatori registrati nella scorsa edizione: sono questi i numeri più rilevanti di una manifestazione che è diventata punto di riferimento nazionale per la zootecnia e hub per il Centro Sud Italia per la meccanizzazione e per i diversi comparti agricoli.
Per l’edizione di quest’anno sono state introdotte alcune novità importanti, a partire da un appuntamento tecnico di preapertura dedicato al confronto tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori. La principale attrattiva, tuttavia, resta il programma zootecnico: ad Agriumbria è ogni anno grande l’attesa per le mostre e per gli incontri tecnici. Nel 2026 saranno presenti più di 600 capi, tra bovini, ovini, equini, suini, caprini e avicunicoli, con tutte le razze italiane da carne, mostre e rassegne di razza, aste e concorsi di animali iscritti ai libri genealogici oltre all’irrinunciabile vetrina degli animali di bassa corte.
Salute umana, salute dell’ambiente e diritti degli animali
Come ha spiegato il sindaco di Bastia, Erigo Pecci: “Oggi c’è una nuova e più forte consapevolezza del valore di Agriumbria e di Umbriafiere, una consapevolezza che in parte si era persa e che oggi è tornata ad essere condivisa. Umbriafiere si sta affermando sempre più come un hub strategico di sviluppo e progettazione, non solo sede di importanti eventi e fiere, ma anche centro di servizi e di elaborazione di progettualità per il territorio”.
Antonio Forini, Presidente Agriumbria, sottolinea con orgoglio la novità di questa edizione: “Questa manifestazione è da sempre un hub di incontro e confronto tra aziende produttrici e consumatori. Anche quest’anno intendiamo affermare il ruolo centrale di questa filiera, aggiungendo un aspetto nuovo che è quello legato alla salute declinata su più livelli: non mi riferisco solo alla salute del consumatore finale, ma anche all’impatto ambientale della zootecnia e alla salute animale. Tutti aspetti legati tra loro da un filo rosso”.

Una sensibilità nuova, quella espressa da Agriumbria, capace di interpretare un sentimento comune che è quello della necessità di una tutela e del pieno rispetto dei diritti degli animali. “Umbriafiere e Agriumbria intendono farsi portavoce di questo percorso, soprattutto nel settore zootecnico”, conclude Forini.
Agricoltori e allevatori in crisi scendono in piazza: le richieste
Un fronte caldissimo è quello che riguarda lo scontro con Bruxelles per i Fondi PAC. Facendo un passo ancor più a ritroso, non si può dimenticare che il nuovo anno è iniziato con gli agricoltori europei che sono scesi in piazza a Strasburgo per chiedere una distribuzione migliore e più equa dei sussidi.
La distribuzione dei fondi PAC
I fondi PAC valgono all’incirca un terzo del bilancio dell’UE. Nel vecchio continente, le aziende agricole di piccola scala sono diminuite del 44%, con la perdita di circa due milioni di aziende solo negli ultimi anni. Attualmente sono in pagamento gli aiuti del piano 2023-2027 mentre si definiscono le regole per il 2028-2034, con un budget complessivo migliorato per l’Italia rispetto alle aspettative.
Nelle more, a patire le sofferenze di un sistema iniquo che, secondo l’ultimo rapporto di Greenpeace favorisce i più ricchi, sono le aziende agricole di medie e piccole dimensioni che non ricevono adeguato sostegno e si vedono costrette a chiudere. In Italia lo scorso anno il 31% dei fondi erogati è finito nelle tasche dell’1% più ricco dei beneficiari, il 69% al 10% e l’82% al 20% dei più ricchi. Da qui l’esigenza di riforme orientate al bene comune, “anziché alle tasche dei più abbienti”, come sottolinea Greenpeace Europa.
L’impatto della guerra in Medio Oriente e il Mercosur
Sui comparti dell’agroalimentare e della zootecnia hanno iniziato a soffiare pericolosi venti di guerra provenienti dall’Iran che hanno portato con sé anche i pesanti rincari dei fertilizzanti, in particolare di alcune molecole che vengono sintetizzate e provengono proprio dall’area del Golfo Persico. Ad essere in difficoltà sono soprattutto i piccoli produttori che faticano a restare al passo con i tempi e chiedono per questo misure compensative, moratorie bancarie ma soprattutto strumenti e strategie per prevenire e reprimere le speculazioni.
Prima ancora che arrivasse il conflitto in Iran, però, a complicare ulteriormente gli scenari, agricoltori e allevatori erano già sul piede di guerra per l’accordo Mercosur. Stiamo parlando dell’intesa commerciale UE-Mercosur che promette di far crescere l’export italiano del 40% entro il 2028, ma agricoltori e allevatori paventano il rischio invasione.
Il trattato di libero scambio tra Unione europea e i quattro Paesi sudamericani (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) abolirà i dazi sul 90% dei prodotti scambiati, creando la più grande area commerciale al mondo con 700 milioni di consumatori. Anche se ancora si attende il parere della Corte di Giustizia europea, l’accordo ha comunque suscitato la protesta e le preoccupazioni degli allevatori e degli agricoltori di casa nostra, i quali si sentono minacciati dal rischio di un’invasione di prodotti senza qualità e non rispondenti agli standard europei sanitari e fitosanitari. Animal Equality, inoltre, avrebbe documentato pratiche cruente nei macelli argentini, con colpi e scosse elettriche. C’è infine l’aspetto legato alla sostenibilità ambientale, che non può essere sottovalutato: l’accordo UE-Mercosur, denunciano, rischia di imprimere una forte accelerazione alla deforestazione in aree ad alta biodiversità del Sud America.
Quale sarà il futuro dell’agricoltura in Italia?
Quale sarà il futuro dell’agricoltura? L’ISTAT rivela che tre aziende agricole su quattro in Italia utilizzano una tipologia di lavorazione del terreno convenzionale (il 74,7%). Nel 2024, solo il 12% delle aziende agricole dichiara di aver realizzato, negli ultimi cinque anni, interventi volti ad innovare la tecnica di produzione e/o la gestione aziendale. Tale quota evidenzia una marcata eterogeneità territoriale, risultando più elevata nel Nord-est (24,5%) e nel Nord-ovest (19,4%), mentre il Centro (10%), il Sud (6,2%) e le Isole (8,1%) mostrano valori molto inferiori.
La scarsa propensione agli investimenti in innovazione penalizza un settore che ha di fronte a sé un’altra sfida: quella della sostenibilità ambientale. Nonostante i dati dell’Istituto di Statistica confermino che la strada da fare è ancora lunga, non mancano esempi eccellenti. Tempo fa, Partitaiva.it intervistò Alessio Bucaioni, ingegnere e CEO di Wes Trade, azienda che oggi lavora in tutto il mondo con soluzioni di intelligenza artificiale e machine learning applicate a diversi settori tra cui proprio quello agricolo.
Fondi e bandi a disposizione per le imprese agricole
Sostenibilità, innovazione 4.0 e giovani agricoltori sono anche i focus a cui guardano tantissimi bandi attualmente attivi e che puntano ad offrire al settore importanti misure di sostegno:
- il bando Parco Agrisolare 2026, ad esempio, è una misura prevista dal Pnrr e prevede finanziamenti fino all’80% a fondo perduto per installare pannelli fotovoltaici sui tetti degli edifici agricoli: è già possibile presentare domanda;
- il 13 aprile si aprirà ufficialmente il bando ISI-INAIL 2026 (ISI-25) che prevede risorse al 65%-80% a fondo perduto per la sostituzione di trattori e vecchie macchine agricole con mezzi più sicuri ed efficienti;
- in primavera è prevista l’apertura dello sportello telematico del bando ISMEA Generazione Terra 2026, rivolto ai giovani under 41 per l’acquisto di terreni tramite mutui agevolati e premi fino a 100 mila euro a fondo perduto;
- il Fondo innovazione ISMEA 2025/2026 mette a disposizione contributi fino al 60% per l’acquisto di macchinari e tecnologie 4.0 per la sostenibilità.
Le opportunità regionali
Vi sono poi i bandi regionali che prevedono fondi per il miglioramento delle condizioni zootecniche oppure premi forfettari (fino a 40.000€ o più a seconda della regione) per l’avvio di nuove aziende agricole. O, ancora, contributi fino al 60% per la competitività delle aziende e la modernizzazione delle infrastrutture fino ad arrivare ad aiuti fino al 65% per la prevenzione di danni atmosferici o causati da fauna selvatica/predatori e a bandi per gruppi operativi che sviluppano innovazione nel settore agricolo (es. Toscana, Piemonte, Sicilia).













Patrizia Penna
Giornalista professionista