Split payment, confermata la proroga di tre anni: cosa prevede l’accordo con l’UE

Attraverso un comunicato ufficiale, il MEF ha garantito la continuità della misura in attesa che si concluda formalmente l'iter di approvazione a livello europeo.

Adv

split payment proroga
partitaiva.it fonti google

Aggiungi Partitaiva.it

alle tue fonti preferite su Google

Nessuna interruzione per lo split payment, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha confermato la proroga. Il meccanismo della scissione dei pagamenti dell’IVA continuerà a essere applicato regolarmente oltre il termine del 30 giugno 2026. L’accordo con le istituzioni comunitarie, in particolare, estende l’efficacia del provvedimento per altri tre anni, fissando la nuova scadenza al 30 giugno 2029. Viene così assicurata la continuità per i fornitori della PA, ma resta il nodo liquidità.

Cos’è lo split payment

Prima di proseguire nell’approfondire cosa comporti la decisione dell’Unione europea è necessario soffermarsi un attimo a capire cosa sia lo split payment. Questo particolare strumento era stato autorizzato in precedenza attraverso la decisione di esecuzione 2017/784 e modificato successivamente con decisione di esecuzione 2020/1105, entrambe del Consiglio Ue.

Lo split payment si applica nei seguenti casi:

  • per le operazioni che vengono effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni;
  • nelle operazioni che coinvolgono enti pubblici economici, fondazioni, società controllate o partecipate da pubbliche amministrazioni;
  • per eventuali operazioni effettuate da fondazioni ed enti nei confronti delle società quotate nell’indice Ftse Mib della Borsa Italiana.

Ma cosa prevede nello specifico lo split payment? Questo strumento prevede che le cessioni di beni e le prestazioni di servizio siano soggette ad un particolare regime Iva, quando sono effettuate nei confronti di:

  • pubbliche amministrazioni (PA);
  • società controllate da pubbliche amministrazioni centrali e locali, comprese quelle quotate nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana.

Pragmaticamente questo strumento si attua nel seguente modo:

  • il fornitore o prestatore della PA che emette la fattura espone e non addebita l’imposta, riportando sul documento la dicitura: “scissione dei pagamenti”;
  • il cessionario o committente che riceve la fattura provvede ad effettuare il versamento dell’Iva in un apposito conto intestato all’amministrazione fiscale.

Come funziona il meccanismo

Dal punto di vista operativo, le aziende che emettono fatture verso la pubblica amministrazione devono continuare a esporre l’IVA sul documento fiscale, senza però incassarla dal cliente. Sarà l’ente pubblico committente a trattenere la quota dell’imposta e a versarla direttamente all’Erario, liquidando al fornitore il solo corrispettivo imponibile (come disciplinato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 1/2015).

Nato come strumento di contrasto all’evasione fiscale per evitare che i fornitori incassino l’IVA senza poi riversarla allo Stato, lo split payment continua a sollevare problemi di liquidità per il sistema produttivo. Le imprese fornitrici, non incassando l’imposta sulle vendite ma pagandola regolarmente sugli acquisti, accumulano costantemente crediti IVA nei confronti dello Stato, motivo per cui l’Unione europea ha chiesto impegni stringenti sulla velocizzazione dei rimborsi prioritari.

revolut business

Cosa prevede la proroga

Lo split payment, grazie all’autorizzazione UE, continuerà a essere applicato sino al prossimo 30 giugno 2029. La base dell’estensione risiede nella proposta di decisione COM(2026) 281 final, adottata dalla Commissione europea il 17 giugno 2026. Poiché il sistema dello split payment rappresenta una deroga alle norme ordinarie sull’IVA previste dalla direttiva comunitaria (art. 395 della direttiva 2006/112/CE), l’Italia necessita dell’esplicito benestare di Bruxelles per la sua applicazione.

Il via libera definitivo da parte del Consiglio UE è atteso per il 10 luglio 2026, ma gli effetti dell’autorizzazione decorrono retroattivamente dal 1° luglio 2026 per evitare un vuoto normativo. L’accordo prevede tuttavia due condizioni precise, ovvero:

  • la Commissione europea ha segnalato che, con ogni probabilità, questa sarà l’ultima proroga concessa all’Italia;
  • il governo italiano dovrà presentare una relazione dettagliata per monitorare i tempi di erogazione dei rimborsi IVA a beneficio delle imprese fornitrici.

Cosa cambia il 1° luglio

La platea dei soggetti coinvolti non subisce variazioni rispetto alle regole vigenti, mantenendo l’impostazione definita dall’articolo 17-ter del DPR 633/1972. L’obbligo di scissione dei pagamenti riguarda i rapporti commerciali con:

  • pubbliche amministrazioni ed enti pubblici economici;
  • fondazioni e società controllate o partecipate direttamente o indirettamente dallo Stato o dagli enti locali.

Resta confermata, invece, l’esclusione delle grandi società quotate nell’indice FTSE MIB, che erano già uscite definitivamente dal perimetro dello split payment a partire dal 1° luglio 2025 in virtù della precedente Decisione di esecuzione UE 2023/1552 del 25 luglio 2023.

Autore
Foto dell'autore

Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Ho una laurea in materie letterarie. Ho iniziato ad occuparmi di Economia fin dal 2002, concentrandomi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i miei interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrivo di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

Lascia un commento

Continua a leggere

Iscriviti alla Newsletter

Il meglio delle notizie di Partitaiva.it, per ricevere sempre le novità e i consigli su fisco, tasse, lavoro, economia, fintech e molto altro.

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.