Giovani tra impresa e lavoro: crollano gli imprenditori under 35 e solo il 4% delle offerte cerca neolaureati

"Il mercato del lavoro scarica sui giovani una quota sproporzionata del rischio". Dall'ingresso nelle grandi aziende alla creazione d'impresa, dati e analisi sulle nuove generazioni.

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Da un lato diminuiscono gli imprenditori under 35, dall’altro le grandi aziende italiane dedicano appena il 4% degli annunci ai neolaureati. รˆ il quadro che emerge dall’ultima analisi dell’Osservatorio Talents Venture, che ha esaminato quasi 50 mila offerte di lavoro pubblicate su LinkedIn nel 2025, evidenziando come l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro resti uno dei principali nodi del sistema produttivo italiano. Un tema che riguarda da vicino anche PMI, professionisti e imprese chiamate a gestire il ricambio generazionale e la ricerca di nuove competenze.

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Solo il 4% degli annunci delle grandi aziende si rivolge ai neolaureati

L’Osservatorio Talents Venture ha analizzato 49.490 annunci pubblicati su LinkedIn nel corso del 2025 da un campione di 252 grandi aziende italiane appartenenti a 19 settori economici. Ne emerge che soltanto 2.060 annunci, pari al 4% del totale, si rivolgono esplicitamente a neolaureati. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio, ciรฒ equivale a circa un’offerta specifica ogni 68 laureati magistrali, potenzialmente in attesa di entrare nel mercato del lavoro.

“L’accesso dei giovani al mercato del lavoro continua a rappresentare una delle principali sfide del sistema produttivo italiano – osserva Marco Bianchi, presidente di Talents Venture -. Se da un lato le imprese dichiarano di faticare a trovare personale qualificato, dall’altro le opportunitร  dedicate a chi รจ all’inizio del proprio percorso professionale restano limitate. Rafforzare il collegamento tra formazione e lavoro significa costruire un mercato piรน efficiente, capace di valorizzare il potenziale delle nuove generazioni e rispondere ai fabbisogni delle imprese”.

La ricerca evidenzia inoltre che quasi la metร  degli annunci destinati ai neolaureati propone un tirocinio (48%), mentre solo il 7% offre un contratto a tempo indeterminato. Nel 36% dei casi la tipologia contrattuale non viene indicata e nel 91% delle offerte manca qualsiasi riferimento alla retribuzione, un elemento che continua a limitare la trasparenza del mercato del lavoro.

I profili piรน richiesti tra i neolaureati

L’analisi dell‘Osservatorio Talents Venture evidenzia anche quali sono le professionalitร  che le grandi imprese italiane maggiormente ricercano tra gli annunci rivolti ai neolaureati. In cima alla classifica figurano consulenti finanziari, contabili, sviluppatori software, consulenti IT e data scientist, a conferma di una domanda concentrata soprattutto nelle aree economico-finanziarie e digitali.

Accanto alle competenze tecniche, le aziende continuano a valorizzare anche le cosiddette soft skill. Tra i requisiti piรน ricorrenti, stando alla Nota diffusa dall’Osservatorio, compaiono la capacitร  di lavorare in team, le competenze comunicative, la conoscenza della lingua inglese e degli strumenti digitali. Nei profili tecnologici emergono inoltre competenze specialistiche come programmazione, machine learning e deep learning, a conferma di una crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali.

C’รจ un altro elemento che va evidenziato nella ricerca: nella scelta del primo impiego, i giovani attribuiscono maggiore importanza alla possibilitร  di acquisire competenze professionali, alla stabilitร  occupazionale, alla retribuzione e alle prospettive di carriera rispetto a fattori come smart working e flessibilitร , spesso invece presentati come benefit da PMI e professionisti chiamati ad attrarre nuovi talenti.

Unioncamere, meno imprese under 35: in dieci anni perse piรน di 153 mila

Secondo un’analisi di Unioncamere e InfoCamere sulla natalitร  e mortalitร  delle imprese giovanili, tra il 2014 e il 2024 l’Italia ha perso oltre 153 mila imprese guidate da under 35, passate da quasi 640 mila a 486 mila, con una contrazione del 24%. In media, significa che negli ultimi dieci anni sono scomparse 42 imprese giovanili al giorno, sia per la cessazione dell’attivitร  sia per il superamento della soglia anagrafica dei titolari.

L’analisi evidenzia inoltre come anche la composizione dell’imprenditoria giovanile si sia trasformata. Mentre arretrano comparti tradizionali come commercio, costruzioni e manifattura, aumenta il peso relativo dei servizi alle imprese e delle attivitร  legate alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT), settori a maggiore contenuto di innovazione.

Per molti giovani dunque, l’accesso al sistema produttivo italiano appare oggi piรน complesso, sia attraverso il lavoro subordinato sia attraverso la scelta di avviare un’attivitร  imprenditoriale. Questa l’analisi sul tema del dott. Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione ADAPT.

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“Il mercato del lavoro scarica sui giovani una quota sproporzionata del rischio”

I dati sulle imprese under 35 e sulle opportunitร  dedicate ai neolaureati non descrivono lo stesso fenomeno, ma raccontano una difficoltร  comune: l’ingresso dei giovani nel sistema produttivo italiano. A spiegarlo รจ Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione ADAPT, l’associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali. 

“Non parlerei di un collegamento diretto, perchรฉ siamo davanti a fenomeni diversi e i dati vanno letti con qualche cautela – esordisce il presidente -. La diminuzione delle imprese giovanili dipende anche dalla demografia: gli under 35 sono molti meno rispetto a dieci anni fa. Inoltre, un’impresa esce dalla categoria giovanile quando il titolare supera la soglia anagrafica, anche se continua regolarmente la propria attivitร . Il dato resta comunque molto netto perchรฉ tra il 2014 e il 2024 le imprese guidate da giovani sono passate da circa 640 mila a 486 mila”.

Francesco Seghezzi

“Questo non significa che soltanto il 4% delle assunzioni riguardi giovani, ma che molte offerte non utilizzano esplicitamente la parola junior o neolaureato. Tuttavia, il dato segnala un problema reale: le grandi imprese cercano soprattutto persone giร  formate, immediatamente produttive e dotate di esperienze che, per definizione, un giovane al primo ingresso non puรฒ possedere”.

Perchรฉ oggi รจ piรน difficile entrare nel mercato del lavoro

“In Italia abbiamo costruito un mercato del lavoro che scarica sui giovani una quota sproporzionata del rischio. Da un lato, per lavorare devono giร  avere esperienza; dall’altro, per fare impresa devono disporre di capitale, garanzie, competenze amministrative e reti professionali che si formano soltanto nel tempo. Il risultato รจ che entrare รจ difficile sia come lavoratore sia come imprenditore – continua Francesco Seghezzi -. Non siamo davanti a una generazione meno disponibile al lavoro o meno intraprendente, ma a un sistema che chiede ai giovani di dimostrare il proprio valore senza offrire loro luoghi nei quali costruirlo. Questo produce un rapporto difensivo con il lavoro: molti giovani ritardano le proprie scelte, accettano percorsi frammentati oppure cercano all’estero condizioni di ingresso piรน leggibili”.

Secondo l’esperto di mercato del lavoro, il cosiddetto mismatch rappresenta solo una parte del problema. “Le imprese non cercano genericamente lavoratori, ma persone giร  in possesso di competenze precise, esperienza e autonomia operativa. Il sistema produttivo investe troppo poco nella formazione iniziale e spesso teme che, una volta formate, le persone cambino lavoro. Inoltre, retribuzioni basse, scarse prospettive di crescita, orari poco sostenibili e costi dell’abitare riducono l’attrattivitร  di molte posizioni. Parlare soltanto di mismatch delle competenze rischia quindi di nascondere il problema”.

La prioritร  dovrebbe essere quella di rafforzare gli strumenti di ingresso nel mercato del lavoro, conclude il presidente. “L’apprendistato dovrebbe tornare a essere il principale contratto per l’inserimento stabile dei giovani, con formazione reale e tutor aziendali, anzichรฉ essere utilizzato soltanto come incentivo contributivo. Servono inoltre collaborazioni continuative tra imprese, scuole, universitร  e ITS, costruite intorno ai fabbisogni dei territori e non attraverso progetti occasionali”.

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Natalia Piemontese

Giornalista

Giornalista pubblicista con una specializzazione verticale nell'analisi del mercato del lavoro e delle libere professioni. Mi occupo di trasformare scenari socio-economici complessi in asset editoriali, basati sul rigore giornalistico e sulla decodifica dei dati.

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