Lavoratori over 50 risorsa per le imprese: i vantaggi delle assunzioni e i bonus a disposizione per le PMI

Tutti gli incentivi a disposizione e come valorizzare il capitale umano senior.

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Mentre giovani e donne continuano a restare ai margini del mercato del lavoro, costretti a giocare il ruolo di mere comparse, i lavoratori over 50 si riscoprono risorsa. Sono loro a mandare avanti la baracca e a trainare la crescita dell’occupazione in Italia, essendo quasi la metà dell’intera forza lavoro del nostro Paese. 

Partitaiva.it ne ha parlato con Paolo Iacci, professore di Gestione delle risorse umane all’Università statale di Milano e presidente di Eca Italia che, proprio ai lavoratori over 50 ha dedicato un’interessante analisi sul Sole24Ore.

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Lavoratori over 50: quanti sono in Italia e come trainano la crescita dell’occupazione

“O invertiamo i dati demografici o è a rischio la tenuta dello stato sociale”. Ribaltare l’emergenza demografica è uno dei mantra del governo Meloni ma i numeri non mentono e sono sempre loro a riportarci con i piedi per terra, dalla dimensione dell’auspicio a quella dei fatti nudi e crudi. Secondo l’ISTAT, nel 2050 la quota di anziani, oggi al 24,3%, raggiungerà il 34,6%, con inevitabili riflessi sulle dinamiche occupazionali e sul mercato del lavoro.

Non è il lavoro che manca, scrive nella sua analisi Iacci che è anche manager di impresa e psicologo del lavoro, è il lavoro che non si rinnova. Cosa significhi questa affermazione è presto detto. Ad aprile, in Italia, l’occupazione ha raggiunto il 63,1% mentre il dato relativo alla disoccupazione continua a mantenersi ai minimi storici con il 5,1%. Oggi i disoccupati con più di 50 anni sono circa 350.000. I lavoratori over 50, invece, sono cresciuti di ben 409 mila unità soltanto nel 2025: oggi sono oltre dieci milioni e rappresentano lo zoccolo duro della forza lavoro del nostro Paese. 

Paolo Iacci

Il punto non è rappresentato solo dalla fuga dei giovani all’estero, c’è un problema legato all’occupazione che cresce solo “perché le persone restano più a lungo, non perché entrano nuove generazioni”. I dati, in effetti, ci dicono che tra circa dieci anni le imprese del nostro Paese si ritroveranno a dover fare conti con oltre tre milioni di pensionamenti. E a fronte di questa emorragia di lavoratori, il flusso in entrata rappresentato dal ricambio generazionale non sarà sufficiente a compensare l’uscita. “In altre parole, le imprese dovranno imparare a fare di più con meno persone e, soprattutto, con persone più anziane”, spiega Iacci.

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Perché alle imprese conviene assumere lavoratori over 50

Se da una parte il progressivo invecchiamento della forza lavoro rappresenta un fenomeno già in atto con cui il sistema imprenditoriale italiano molto presto dovrà fare i conti, dall’altro valorizzare i lavoratori over 50 diventa per forza di cose un imperativo categorico. 

Oltre ad insegnare all’Università Statale di Milano, Paolo Iacci è manager d’impresa e psicologo del lavoro. È stato lui a lanciare l’allarme: in Italia si assumono giovani talenti ma spesso si disperde il know how e la parte più anziana del capitale umano viene marginalizzata. Cosa fare, invece? “La vera domanda – risponde – non è perché assumiamo giovani. Facciamo bene ad assumere giovani. La domanda è perché continuiamo a considerare un problema persone che hanno accumulato venti o trent’anni di esperienza professionale”.

Ed effettivamente, la sensazione è che si tende a valorizzare poco quell’esperienza che invece rappresenta il vero valore aggiunto del cosiddetto capitale umano senior, un patrimonio di conoscenze che spesso si inceppa nel passaggio tra vecchia e nuova generazione, disperdendosi.

“Nelle aziende – prosegue Iacci – si parla molto di talenti, ma spesso ci si dimentica che il talento non è soltanto potenziale. È anche esperienza, capacità di giudizio, conoscenza dei clienti, delle dinamiche organizzative e dei mercati. Tutte cose che si costruiscono nel tempo e che non si sostituiscono con una nuova assunzione”. 

Un concetto che si fa obiettivamente fatica a comprendere è, secondo Iacci, che quando un lavoratore senior viene messo ai margini, l’impresa non perde soltanto una persona. “Perde relazioni, memoria organizzativa e competenze che raramente sono scritte in un manuale. Per questo credo che il tema non sia scegliere tra giovani e senior, ma creare le condizioni perché collaborino”. 

Come valorizzare il capitale umano senior

“Da almeno vent’anni – chiosa l’esperto – sento ripetere che il problema dell’Italia è la mancanza di competenze. È una spiegazione comoda, ma troppo semplice. Certo, esiste un disallineamento tra ciò che le imprese cercano e ciò che il mercato offre, ma non è questo il nodo centrale. Il vero problema è che spesso non sappiamo valorizzare le competenze che già abbiamo”. E il risultato è proprio quella marginalizzazione di cui spesso sono “vittime” i lavoratori over 50. Marginalizzazione che si rivela dannosa non solo per le risorse umane ma soprattutto per le stesse aziende.

Secondo Iacci si continua a parlare di capitale umano ma in molte organizzazioni le persone vengono ancora considerate una voce di costo da comprimere anziché un patrimonio da sviluppare. “Si investe poco nella crescita professionale – aggiunge – si fa fatica a premiare il merito e troppo spesso si confonde la gestione delle persone con l’amministrazione del personale. Non sorprende allora che molti giovani qualificati cerchino altrove le opportunità che non trovano nel nostro Paese. Prima ancora di creare nuove competenze, dovremmo imparare a utilizzare meglio quelle esistenti. È una sfida culturale prima ancora che organizzativa”.

È dunque il potenziale spesso inespresso dei lavoratori over 50 la vera partita su cui si gioca il futuro, quanto meno quello più immediato, delle imprese. “Il futuro appartiene alle organizzazioni capaci di valorizzare le differenze generazionali e di trasformarle in un vantaggio competitivo. Chi continuerà a ragionare per contrapposizioni rischierà semplicemente di impoverire il proprio patrimonio di conoscenze”, conclude Iacci.

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Le agevolazioni per chi assume i lavoratori over 50 

Sebbene il tasso di occupazione senior sia in crescita, per gli over 50 che perdono il lavoro ritrovare un’occupazione diventa molto più difficile, spingendo molti fuori dal mercato attivo.

Che agevolazioni ci sono per chi assume lavoratori over 50? Nel 2026, l’assunzione di lavoratori over 50 prevede uno sgravio contributivo del 50% su contributi INPS e premi INAIL. Il beneficio è destinato ai datori di lavoro che assumono soggetti con almeno 50 anni d’età disoccupati da oltre 12 mesi. La durata dell’agevolazione per le assunzioni di over 50 varia in base alla tipologia contrattuale scelta: 

  • per un contratto a tempo determinato, la riduzione si applica fino a 12 mesi;
  • per un contratto a tempo indeterminato, la riduzione è riconosciuta per 18 mesi;
  • nel caso di trasformazione di un contratto a tempo determinato in indeterminato, l’agevolazione è estesa fino a un massimo complessivo di 18 mesi. 

I requisiti

Per poter usufruire dell’agevolazione, il datore di lavoro deve garantire alcune condizioni fondamentali:

  • regolarità contributiva (possesso del DURC);
  • osservanza degli obblighi di legge e di quelli stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL);
  • non devono essere in corso violazioni dei diritti di precedenza per la riassunzione di altri lavoratori (es. ex dipendenti con diritto di rientro). 

Altri aiuti per disoccupati over 50

Oltre agli incentivi alle imprese che decidono di assumere over 50, esistono dei sussidi – sostegni al reddito – per supportare i disoccupati anche di questa fascia d’età:

  • indennità di disoccupazione (NASpI), che spetta ai lavoratori che hanno perso il lavoro involontariamente. Per gli over 50 la durata massima può essere più estesa, arrivando fino a 24 mesi a seconda dei contributi versati. La domanda si presenta direttamente sul portale dell’Istituto;
  • Assegno di inclusione (ADI) e Supporto per la formazione e il lavoro (SFL), sostegni pensati per nuclei familiari in condizioni di disagio, che richiedono la partecipazione a percorsi di formazione o riqualificazione professionale.
Autore
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Patrizia Penna

Giornalista professionista

Sono nata a Catania, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Ho lavorato per quasi vent'anni come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Oggi sono una libera professionista. Mi occupo di informazione, uffici stampa e curo sui social media la comunicazione di aziende, anche straniere.

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