Il mercato del lavoro in Italia oggi fa i conti con problemi vecchi e nuovi: da una parte crisi strutturali che hanno radici profonde e rispetto alle quali, evidentemente, non si è registrata da parte di governi di ogni colore politico una precisa volontà di affrontarli né la capacità di risolverli. Dall’altra l’instabilità globale che ha innescato un pericoloso effetto domino a partire dallo shock energetico legato al conflitto Usa-Iran e alla chiusura dello stretto di Hormuz. Come liberare il sistema economico italiano da questa morsa? Ecco le strategie suggerite da Carmelo Giuffrida, segretario Ugl Sicilia.
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Salario giusto vs salario minimo: il paradosso del lavoro povero
Il mercato del lavoro in Italia registra un tasso di occupazione pari al 62,4%, livelli record a cui però fa da contraltare il cosiddetto lavoro povero che non garantisce standard adeguati di benessere economico e sociale. Il dl Lavoro, introdotto dal governo Meloni, mette definitivamente in cantina il salario minimo legale fisso (9 euro l’ora), lasciando spazio al cosiddetto salario giusto che vincola la retribuzione ai minimi dei contratti collettivi nazionali (CCNL) più rappresentativi.

La direzione è quella giusta? “Con un salario minimo fissato per legge – esordisce Giuffrida – molte aziende potrebbero essere tentate dall’uscire dai contratti collettivi nazionali (CCNL) più generosi, per allinearsi alla cifra minima legale. Per la loro convenienza ne pagherebbe il lavoratore. Con l’inflazione ballerina inoltre, il salario minimo rischierebbe di diventare obsoleto in poco tempo, mentre un contratto collettivo rinnovato puntualmente offre tutele molto più ampie”.
Ecco perché, sin dalla sua nascita, Ugl si batte per la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese, come previsto dall’articolo 46 della Costituzione. “Solo aumentando la produttività e condividendo gli utili possiamo garantire una crescita salariale reale, scommettere sulla partecipazione dei lavoratori. Crediamo che solo così il benessere dell’azienda diventa direttamente il benessere del lavoratore”, spiega il segretario siciliano.
Giovani e donne ancora ai margini del mercato del lavoro in Italia
L’Ugl Sicilia considera irrinunciabili interventi di tipo strutturale per colmare i divari ancora profondi che caratterizzano il mercato del lavoro in Italia. “La partecipazione delle donne – dice Giuffrida – è fondamentale per la crescita del PIL, ma servono: potenziamento del welfare e servizi per l’infanzia. Ritengo prioritario l’investimento in asili nido e servizi territoriali per alleggerire il carico di cura, ancora oggi principale causa di inattività per le donne, soprattutto nella nostra regione”.
Flessibilità e conciliazione vita privata-vita lavorativa sono chimere. Secondo Giuffrida servono orari flessibili e strumenti di smart working “che però non devono essere penalizzanti per la carriera, piuttosto facilitarla. Ultimo ma non ultimo, servono misure stringenti per garantire la parità salariale a parità di mansioni, combattendo la segregazione professionale”.
Formazione e riqualificazione professionale per governare il cambiamento
Per quanto riguarda l’occupazione, soprattutto quella giovanile, l’Ugl sostiene con forza il passaggio da un modello assistenziale (come il vecchio reddito di cittadinanza, per intenderci) a un modello basato sull’incontro tra domanda e offerta tramite piattaforme digitali e monitoraggio costante dei fabbisogni delle imprese. “Occorrerebbero proposte di incentivi per favorire l’uscita anticipata dei lavoratori prossimi alla pensione per nuove assunzioni di giovani – chiosa il segretario regionale – ma anche accelerare la stabilizzazione dei rapporti di lavoro. Contratti interinali o lavori a progetto, devono essere solo una prima esperienza non continuare per anni. Dobbiamo puntare sui contratti a tempo indeterminato per permettere ai giovani di pianificare il proprio futuro e accedere al credito (penso, ad esempio, ai mutui)”.
Il mercato del lavoro in Italia sta vivendo una fase di trasformazione profonda. Giuffrida lo sa bene e sa anche che non servono solo giovani. “Servono soprattutto tutte quelle competenze necessarie alle aziende e alle pubbliche amministrazioni per allinearsi alle transizioni green e digitale”. In poche parole: bisogna puntare su investimenti massicci nella riqualificazione professionale. “Non si tratta solo di numeri – ci spiega il numero uno di Ugl Sicilia – ma di governare il cambiamento. Basti guardare quanto sta succedendo con l’intelligenza artificiale. Per lavoro, dignità e riscatto sociale servono politiche che intercettino le nuove professioni e accompagnino donne e giovani verso una stabilità che oggi è ancora troppo spesso un miraggio, soprattutto al Sud”.
Caro energia e caro carburante: “Puntare su smart working”
Secondo Giuffrida il caro energia e il caro carburante in Sicilia non sono solo voci di bilancio, sono una tassa sulla mobilità che colpisce duramente le tasche dei lavoratori. Ugl Sicilia non è rimasta a guardare. “Abbiamo già inviato una direttiva chiara a tutti i nostri dirigenti sindacali segretari e Rsu – ci spiega – per farsi portavoce nelle aziende, sia pubbliche che private, per l’istituzione di un piano strutturale che non consideri più lo smart working una concessione occasionale. Abbiamo chiesto di favorire il lavoro agile ovunque sia possibile, perché non è solo una questione di comodità, anche di risparmio economico diretto”.
La Sicilia ha problemi di infrastrutture che rendono queste misure ancora più urgenti rispetto al resto d’Italia. Per questo motivo, l’Ugl Sicilia ha avanzato anche un’altra proposta: ha chiesto alle aziende di riorganizzare i turni favorendo la creazione di team composti da lavoratori residenti nello stesso Comune così da incentivare il car-pooling organizzato e l’uso di mezzi collettivi aziendali, riducendo drasticamente i costi di trasporto individuale. “Lo fanno già alcune aziende come Enel, 3 Sun o Pifzer”, dice Giuffrida il quale ritiene che la guerra Usa-Iran abbia solo accelerato una crisi che era già nell’aria in Sicilia, dove i collegamenti infrastrutturali sono spesso carenti. Lo smart working strutturale e una nuova organizzazione dei tempi di vita e di lavoro sono le uniche armi che abbiamo per difenderci. La sfida è trasformare questa crisi nell’occasione per modernizzare il mercato del lavoro nell’Isola, puntando su flessibilità”.
A proposito di conflitto Usa-Iran potrebbe costare, solo nel 2026, l’impatto previsto sulle imprese italiane oscilla intorno 21 miliardi. Il tessuto economico italiano reggerà l’urto? “Purtroppo penso che anche se la guerra dovesse finire presto, il danno è già fatto. Molte aziende non riusciranno a sopravvivere e per lo Stato prevedo un periodo difficile. Sarà un problema dovere affrontare le numerose vertenze che ci saranno”, conclude.












Patrizia Penna
Giornalista professionista