Lavoro stagionale, economia italiana sempre più “a ondate”: come gestire il turnover e dove trovare le offerte

Flessibilità, reti territoriali e recruiting anticipato per coprire weekend, eventi e flussi di clientela concentrati. Le nuove sfide delle PMI per l'estate 2026.

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Il rinnovo dell’accordo territoriale firmato a Cosenza tra Confcommercio e sindacati sui picchi di lavoro stagionale fotografa una trasformazione che riguarda non più soltanto il turismo estivo, ma l’intera economia dei servizi e del commercio che in Italia ormai si muove “a ondate”. 

Non è un caso isolato: l’intesa consente alle imprese di utilizzare con maggiore flessibilità le assunzioni temporanee e proroghe illimitate ai contratti senza alcuni dei vincoli normalmente previsti dalla normativa generale. Accordi territoriali di questo tipo stanno diventando sempre più strategici per le PMI di questi settori, chiamate a gestire domanda imprevedibile, prenotazioni last minute e flussi di clientela concentrati in pochi giorni.

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Picchi di lavoro stagionale: Confcommercio, CGIL, CISL e UIL rinnovano l’accordo

Il 7 maggio Confcommercio Cosenza e le organizzazioni sindacali Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS UIL hanno rinnovato l’accordo territoriale sui picchi di lavoro stagionale previsto dall’articolo 75 del CCNL Terziario, distribuzione e servizi. L’intesa consentirà alle imprese del territorio di utilizzare con maggiore flessibilità i contratti a tempo determinato nei periodi di aumento dell’attività legati a turismo, festività, saldi, eventi e flussi stagionali, beneficiando delle deroghe previste per il lavoro stagionale rispetto ai limiti ordinari introdotti dal D.Lgs. 81/2015.

L’accordo riguarda le aziende che applicano integralmente il contratto nazionale Confcommercio e punta a rispondere alle esigenze di un tessuto economico composto soprattutto da attività commerciali e di servizi che, pur non appartenendo formalmente al comparto turistico, registrano forti incrementi della domanda in alcuni periodi dell’anno. In concreto, le imprese potranno effettuare assunzioni temporanee per gestire i cosiddetti “micro-picchi” di lavoro senza alcuni dei vincoli normalmente previsti per i contratti a termine.

“Il rinnovo di questo accordo rappresenta un risultato importante per il nostro territorio – sottolinea Klaus Algieri, presidente dell’Ente bilaterale del terziario della provincia di Cosenza e di Confcommercio Cosenza – perché consente alle imprese di affrontare con strumenti adeguati i periodi di maggiore intensità lavorativa, garantendo al tempo stesso regole certe, lavoro regolare e una concorrenza sana tra le aziende. Accordi come questo valorizzano infatti la contrattazione collettiva comparativamente più rappresentativa e contribuiscono concretamente a contrastare fenomeni di dumping contrattuale, tutelando sia le imprese corrette sia i lavoratori”.

Come funzionano i contratti stagionali

Dal punto di vista normativo, i contratti stagionali permettono alle imprese di affrontare i periodi di maggiore intensità lavorativa con regole più flessibili rispetto al normale tempo determinato. Nel commercio e nei servizi, l’articolo 75 del CCNL Terziario Confcommercio consente infatti deroghe specifiche per attività legate a turismo, festività, saldi, eventi e picchi di domanda.

Le PMI possono così assumere personale più rapidamente nei momenti di maggiore affluenza, evitando alcuni dei vincoli previsti dal D.Lgs. 81/2015, come lo “stop and go” tra un contratto e l’altro. Uno strumento che negli ultimi anni è diventato sempre più centrale soprattutto nei territori dove consumi e flussi turistici si concentrano in finestre molto brevi.

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Turismo, retail e servizi: perché le imprese assumono sempre più a termine

I dati sul mercato del lavoro confermano che la componente a termine continua a rappresentare uno strumento centrale soprattutto nei servizi più esposti alla stagionalità. Secondo l’Osservatorio sul mercato del lavoro INPS, nel 2025 le assunzioni complessive sono state oltre 8 milioni, con una crescita dei contratti stagionali (+1,3%) e del lavoro intermittente (+4,9%), mentre risultano in calo altre forme contrattuali più stabili.

Anche le rilevazioni ISTAT mostrano come commercio, ricettività, ristorazione e servizi alla persona restino i comparti dove si continua maggiormente a utilizzare il tempo determinato per assorbire oscillazioni rapide della domanda, con una crescita delle assunzioni programmate. A dicembre 2025 i dipendenti a termine erano ancora oltre 2,4 milioni, nonostante il rallentamento registrato nell’ultima parte dell’anno. 

Il Mezzogiorno dipende di più dal lavoro stagionale

Nelle regioni del Sud Italia, il lavoro stagionale è diventato uno degli strumenti principali con cui imprese e servizi assorbono i picchi di domanda legati all’estate. 

Molte attività del turismo, della ristorazione e del commercio si giocano una parte decisiva del fatturato annuale tra giugno e settembre. I dati ISTAT sui flussi turistici confermano che il terzo trimestre resta il periodo più importante dell’anno per il settore ricettivo, con la stagione estiva che concentra una quota predominante delle presenze soprattutto nelle destinazioni balneari del Mezzogiorno. Alberghi, ristoranti, lidi e attività commerciali – in aree come il Salento, la Riviera dei Cedri, il Gargano, le coste siciliane e le principali località turistiche campane – lavorano quindi con organici “a fisarmonica”: il personale aumenta rapidamente nei mesi di maggiore affluenza e si riduce altrettanto velocemente al termine della stagione.

Nel Mezzogiorno, secondo SVIMEZ, i tassi di occupazione sono significativamente più bassi rispetto al nord sia per gli uomini sia soprattutto per le donne. Anche la durata dei contratti tende a cambiare territorialmente: nel sud il lavoro stagionale è spesso legato all’intera stagione turistica estiva e può protrarsi per diversi mesi consecutivi, mentre nel nord cresce il peso di micro-picchi più brevi legati a weekend, fiere, eventi, montagna, turismo business e commercio.

La differenza rispetto al nord riguarda quindi l’intera struttura produttiva. Nelle regioni settentrionali il peso dell’industria, della manifattura e dei servizi continuativi rende il mercato del lavoro più stabile durante l’anno; il sud invece risulta più esposto a un’economia “a ondate”: più occupazione durante l’estate, ma anche maggiore discontinuità nei redditi e nei percorsi professionali durante il resto dell’anno; più vulnerabilità sulla tenuta economica delle PMI locali, nel caso in cui meteo avverso, disdetta di prenotazioni last minute, rincari energetici o cali dei flussi turistici compromettano la stagione, comportando effetti immediati sull’occupazione.

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“Il lavoro stagionale oggi è di passaggio”: per le PMI sempre più flessibilità e passaparola

Lavorare nella stagione estiva oggi non significa più necessariamente scegliere uno stile di vita legato alla stagionalità. È uno dei cambiamenti più evidenti che Caterina Calderoni, consulente del lavoro in Riviera Romagnola, osserva nel mercato lavorativo degli ultimi anni.

“Lo stagionale, inteso proprio come attività lavorativa, è molto cambiato – spiega l’esperta -. Una volta chi sceglieva questo tipo di lavoro lo faceva anche come modello di vita: magari lavorava tutta l’estate e poi si prendeva il periodo invernale, oppure faceva la stagione estiva al mare e quella invernale in montagna. Oggi invece non è quasi più così”.

Caterina Calderoni

Secondo Calderoni, il lavoro stagionale è sempre più considerato un’occupazione temporanea, utile soprattutto come fase di passaggio. “I lavoratori stagionali oggi vedono questo impiego come un lavoro momentaneo, un appoggio mentre cercano qualcosa di più stabile durante l’anno. E questo cambia completamente il rapporto con le aziende – precisa la consulente -. La conseguenza diretta è una maggiore instabilità nella gestione del personale, anche per le imprese che programmano in anticipo selezione e formazione. Infatti, le aziende più virtuose cercano di organizzarsi, selezionano il personale per tempo e lo formano prima dell’inizio della stagione. Però poi succede che una persona inizi a lavorare e dopo quindici giorni dica che quel lavoro non è nelle sue corde. Quindi la mobilità diventa inevitabile”.

Carenza di personale e turnover

La consulente spiega che oggi il turnover riguarda anche strutture storicamente solide e attente alla qualità del lavoro. “Ci siamo resi conto che nonostante le aziende rispettino i turni, i riposi e mettano la massima attenzione nel creare un buon ambiente lavorativo, stanno avendo comunque difficoltà – ammette Calderoni -. Parliamo di realtà che magari conservavano gli stessi dipendenti per anni e che oggi invece devono continuamente ricominciare da capo. Chef, capi partita, maître e camerieri esperti sono figure che gli imprenditori cercano di tenersi strette anche andando oltre i minimi contrattuali. Il problema vero riguarda tutta quella fascia di lavoratori meno qualificati che spesso affrontano questa esperienza senza particolare prospettiva”.

Secondo Calderoni, “per affrontare i picchi estivi, le imprese devono ormai ragionare in modo molto più flessibile rispetto al passato: in un mondo ideale un’azienda stagionale dovrebbe avere una base stabile di personale e poi una rete di lavoratori extra da chiamare nei momenti di necessità. Il problema è che spesso le imprese fanno fatica già a trovare l’organico principale”.

Come gestire allora le emergenze? Secondo l’esperta, basandosi molto sul passaparola e sulle reti territoriali. “Succede ancora tantissimo che gli imprenditori si telefonino tra loro chiedendosi se hanno qualcuno disponibile per coprire un turno o una sostituzione. Oppure chiamano direttamente qui in studio dicendo: ‘Mi serve urgentemente una cameriera ai piani, conosci qualcuno?’”, aggiunge.

Esternalizzazione dei servizi vs somministrazione: cosa conviene?

La consulente evidenzia anche un altro fenomeno sempre più diffuso: l’esternalizzazione di alcuni servizi, soprattutto nel settore alberghiero. “Ci sono strutture che decidono di affidare all’esterno interi servizi, come la gestione delle camere. È una scelta legittima, ma bisogna stare molto attenti a verificare che si tratti di aziende serie e che lavorano nel rispetto delle regole. Noi consulenti insistiamo molto su questo punto. Se l’appalto non è corretto, la responsabilità poi ricade anche sull’azienda che lo ha affidato”.

“In alternativa, c’è la somministrazione di personale, che serve quando si ha bisogno di persone da inserire nel proprio lavoro quotidiano. Qui il beneficio è la flessibilità, ma il costo è più alto: non si paga solo la prestazione, ma anche la selezione, la gestione e l’intermediazione dell’agenzia autorizzata”.

Si tratta di due soluzioni differenti, con diverso livello di controllo e di spesa da parte dell’impresa. “L’appalto può convenire se si vuole trasferire all’esterno un pezzo di attività; la somministrazione, se occorre coprire rapidamente un fabbisogno interno”, precisa la consulente.

Ci sono poi imprenditori che cercano di creare attività collaterali per garantire continuità ai dipendenti anche nei mesi invernali. E ancora quelli che puntano su benefit, welfare o condizioni economiche migliori. Oggi il vero obiettivo è fidelizzare le persone e convincerle a restare.

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Dove si concentreranno le assunzioni per l’estate 2026

Per l’estate 2026 la domanda di lavoro si concentrerà ancora una volta nei comparti più esposti alla stagionalità. Alberghi, stabilimenti balneari, pubblici esercizi, supermercati, temporary shop e attività collegate al delivery resteranno tra i principali bacini di assunzione, insieme a manutenzioni, servizi ausiliari e figure operative chiamate a coprire i picchi di afflusso nei mesi caldi.

A confermarlo è la lettura dei flussi programmati dal sistema Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, che continua a segnalare nei servizi di alloggio e ristorazione una dinamica occupazionale in via generale più vivace rispetto ad altri comparti e particolarmente visibile nelle regioni a forte vocazione turistica.

Le regioni dove si registra la maggiore concentrazione di annunci stagionali, secondo Unioncamere-Isnart restano Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige, Toscana, Puglia, Sicilia e Calabria, trainate da turismo balneare, città d’arte e località montane. Tra le aree che stanno pubblicando più offerte figurano la Riviera Romagnola, il Garda, il Salento, la costa ionica e tirrenica calabrese, la Sicilia orientale e le principali destinazioni turistiche della Sardegna.

Con l’aumento dei consumi concentrati nei weekend e nei periodi festivi, cresce anche la richiesta di addetti alla logistica, magazzinieri, driver per consegne rapide, promoter, hostess, personale per eventi e tecnici per manutenzione e refrigerazione. Una trasformazione che sta spingendo molte PMI a lavorare sempre più in modalità “on demand”, costruendo reti di contatti e banche dati di lavoratori già prima dell’avvio della stagione estiva, attivandosi con largo anticipo anche a causa delle difficoltà di reperimento che in alcuni casi superano il 45% delle figure richieste. 

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Estate 2026, dove trovare lavoro stagionale

La ricerca di personale per l’estate 2026 si sta già concentrando sui canali digitali più rapidi, soprattutto nei comparti dove il turnover è elevato e le selezioni si chiudono in pochi giorni. 

Le piattaforme più monitorate dalle imprese restano Indeed e LinkedIn, soprattutto per receptionist, addetti vendita, magazzinieri, promoter, personale eventi e figure operative nel turismo. Nel settore Ho.re.ca, invece, stanno crescendo i portali specializzati dedicati a hotel, ristorazione e villaggi turistici, utilizzati soprattutto nelle località balneari e nelle grandi destinazioni stagionali. A questi si aggiungono le agenzie per il lavoro, che negli ultimi anni stanno gestendo una quota crescente di assunzioni rapide per coprire picchi improvvisi o sostituzioni last minute.

Sul piano territoriale, continuano però ad avere un peso decisivo le reti locali: associazioni di categoria, consulenti del lavoro, gruppi Facebook territoriali, centri per l’impiego digitali e banche dati costruite direttamente dalle imprese. 

Le 5 piattaforme da monitorare subito

Il sistema Excelsior segnala da tempo un mismatch strutturale tra domanda e offerta di lavoro: per questo, nei comparti più esposti alla stagionalità, il presidio dei canali digitali resta decisivo. Queste le piattaforme principali da presidiare:

  • Excelsior Unioncamere, con dati previsionali sulle assunzioni e fabbisogni professionali per regione e settore;
  • Indeed Italia, uno tra i portali con il maggior numero di annunci stagionali in turismo, retail e logistica;
  • LinkedIn Jobs, sempre più usato anche per profili operativi e stagionali;
  • InfoJobs Italia, con forte presenza di offerte legate a Ho.re.ca, GDO e servizi estivi;
  • EURES Italia, portale europeo con offerte stagionali in turismo e hospitality anche per località italiane.

Per il turismo organizzato e l’Ho.re.ca, restano un punto di riferimento importante i portali delle agenzie interinali come Adecco Italia, Manpower Italia e Randstad Italia, che nelle settimane precedenti all’estate intensificano le campagne di recruiting nelle località balneari e nelle città ad alta affluenza turistica.

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Natalia Piemontese

Giornalista

Giornalista pubblicista con una specializzazione verticale nell'analisi del mercato del lavoro e delle dinamiche HR. Mi occupo di trasformare scenari socio-economici complessi in asset editoriali, basati sul rigore giornalistico e sulla decodifica dei dati.

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